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domenica 29 novembre 2009

Raccolta punti

La mia inclita collega ILP è un'integralista politica, post sessantottina oramai attempata, che si ostina a credere all'importanza della lotta e dell'impegno svincolati da qualsiasi interesse personale. Praticamente una pazza scatenata oppure, se la si vede da un'altra ottica, un'animale in via d'estinzione tipo panda, tartaruga marina o altro.
Partecipa attivamente a riunioni, congressi, summit, convegni, segreterie di partito, forum, tavole rotonde, quadrate, rettangolari, coordinamenti, comitati, assemblee, raduni e qualsiasi altro tipo di incontro che abbia qualche argomento che la possa interessare.
L'altra volta mi ha confessato di aver seguito un incontro i cui coordinatori, seduti come sempre accade dietro ad un tavolo, erano in numero nettamente superiore a quello dei presenti in ragione di 4 a 2 (infatti oltre la mia collega ILP, c'era l'altra mia collega BG, per la serie Gianni e Pinotto).
E' talmente attenta a tutte le occasioni che ultimamente ha partecipato a:
- riunione contro la privatizzazione dell'acqua gasata
- 4 assemblee sindacali (metalmeccanici, coldiretti, commercialisti pakistani e ammaestratori di condominio cinesi)
- coordinamento precari dei portantini dell'ospedale di Corleone
- segreterie politiche di Rifondazione Comunista, PDC, CI, PD, IDV,CCT, BOT e BTP
- presentazione del libro: "La presenza dei comunisti nelle attuali amministrazioni locali siciliane", composto da ben 400 pagine, tutte rigorosamente bianche tranne l'ultima che è l'indice.
- tavola rotonda sul tema: "La politica e l'onestà: esempi edificanti di amministratori della cosa pubblica in Sicilia nel 2009" (il relatore si è dilungato in una prolusione di ben 27 secondi, ma se fosse stato meno prolisso se la sarebbe ampiamente cavata anche con 8 secondi e mezzo)
- conferenza sul tema "Quale futuro per i nostri giovani in Italia?" nel quale si è dibattuto per ben 3 ore e mezza su cosa cosa sia opportuno che i nostri figli mettano dentro la valigia prima di lasciare per sempre il Bel Paese.
Siccome le mancava l'ultimo bollino mi ha detto che prossimamente parteciperà al raduno denominato C.C.C.C.C e cioè Comuniste Cinquantenni Calzanti Calzature Comiche, da lei stessa organizzato e che si svolgerà all'Auditorium di Roma, quello di Renzo Piano. Ma ha solo un dubbio: la sala principale sarà sufficiente a contenere tutte le partecipanti?

sabato 21 marzo 2009

Italia-Francia 3 a 1

Anche questa volta l'incontro Italia-Francia è apparso sin dall'inizio molto equilibrato improntato ad un gioco maschio ma corretto che ha costretto tuttavia alcuni giocatori di entrambi gli schieramenti a ricorrere alle cure del medico.
La partita è stata ben giocata dalle due squadre anche se gli italiani hanno sfruttato al massimo il fattore campo riuscendo a stupire per il loro gioco ordinato e preciso.
Unico elemento negativo, il terreno insidioso, che a causa delle numerose buche ha rischiato di condizionare negativamente la partita. Le condizioni atmosfere sono state favorevoli per buona parte del match: solo alla fine si sono scetenati il vento e la pioggia che hanno reso meno agevole per i protagonisti l'ultima parte dell'incontro
La squadra francese, forse a causa della lunga trasferta, è apparsa all'inizio un pò timorosa e smarrita ma poi si è espressa al meglio delle proprie possibilità pur soffrendo il pressing stretto della nostra squadra nazionale.
Gli allenatori delle due squadre sono sempre apparsi all'altezza della situazione. Il gioco degli italiani, pur essendo molto ben organizzato, ha saputo anche lasciare spazio all'estro e alla fantasia di alcuni suoi protagonisti che hanno contribuito a rendere l'incontro sempre piacevole e spettacolare.
Il risultato tuttavia non è mai apparso in discussione. Chiusi nella loro area i francesi hanno dovuto subire tre reti di pregevole fattura. Solo alla fine l'autogol dell'ala Cata, che con un inspiegabile colpo di testa ha messo il pallone nella propria porta, ha reso meno aspro per i francesi il risultato finale .
Tra quindici giorni il ritorno.
Ne vedremo delle belle

giovedì 12 marzo 2009

Lettera ad un amico che soffre

Caro amico
ho ricevuto la tua lettera e vorrei puntualizzare quanto segue:
1. i giorni dispari sono molto occupato col lavoro per cui gradirei molto che il tutto fosse fatto nei giorni pari. Escluderei tassativamente i fine settimana, perchè la gente ha pur diritto di riposarsi!
2. il momento ideale della giornata potrebbe essere tra le 10 e 30 e le 11 e 30; infatti alla scadenza delle 24 ore il servizio potrebbe aver luogo senza recare eccessivo disturbo alla maggior parte di noi evitandoci levatacce o orari antelucani;
3. ti sarei veramente grato se potessi rimandare la data dell'accadimento alla fine del mese di aprile (max inizio di maggio); ciò non sarebbe male, visto gli impegni improcrastinabili che mi impedirebbero di venirti in aiuto in questo momento per te decisivo; non oltre maggio, però perchè con l'estate l'eccessiva calura mi costringerebbe a dover noleggiare l'attrezzatura di refrigerazione che, sicuramente è antiestetica e costosa mentre in primavera il tempo è più favorevole; pensa, potresti persino avere la fortuna di una bella giornata di sole!!
4. per quanto riguarda poi la qualità del servizio, avevo pensato, per essere coerenti con il tuo stile di vita sempre improntato alla semplicità e all'essenzialità, di utilizzare materiali riciclati, tipo truciolame o meglio ancora cartone compresso che garantiscono in ogni caso un'ottima biodegradabilità;
5. i fiori di campo, poi, li hai sempre graditi, per cui su questo aspetto non vorrei per niente insistere;
6. ricordo infine le tue idee in merito alla fede ed alla religione e non mi sogno quindi di consultare alcun prete.
Riassumendo, sempre nel tuo interesse, onde evitare lo spiacevole inconveniente di ritrovarti solo, in questo momento decisivo della tua esistenza, ti consigliere di morire nei giorni di martedì o giovedì preferibilmente tra le 10 e 30 e le 11e30 e, se possibile tra la fine del mese di aprile e l'inizio di maggio, anche se so che sei un malato terminale e i medici ti hanno dato solo una settimana di vita.
Vedi quello che puoi fare.
Un abbraccio dal tuo caro amico
Ciccinico

sabato 7 marzo 2009

La storia siamo noi

Vorrei decisamente smentire le voci messe artatamente in giro da alcuni "dannati" bolscevichi, secondo le quali le anime da me traghettate finirebbero direttamente all'inferno. Mi si consenta di affermare che non c'è niente di più falso e tendenziso in questa affermazione frutto del peggiore disfattismo che alberga nei cuori dei soliti pessimisti che sicuramente non contribuisce a rasserenare gli "animi". Quello che è assolutamente certo è che le suddette anime sono e saranno sempre da me personalmente avviate verso un futuro colmo di pace e di sernità infinite.
Firmato Caronte



I soliti viaggiatori di babordo (leggasi: lato sinistro della nave), sempre pronti a spargere zizzania e malcontento, presi dal vortice del loro pessimismo oramai cronico, hanno messo in giro la voce assolutamente falsa e destituita di ogni fondamento,secondo la quale, a seguito della piccola collisione da noi avuta contro un "ghiacciolo al limone" che procedeva alla deriva, la nostra nave starebbe per inabissarsi.
Posso rassicurare i viaggiatori tutti affermando, senza tema di smentita, che il nostro scafo può sopportare ben altri colpi che la piccola "scalfittura" appena subita, essendo praticamente inaffondabile.

Continuate pure le danze: il vero divertimento deve ancora cominciare.
Firmato Capitano Edward John Smith, comandante del RMS "Titanic"

domenica 8 febbraio 2009

Addict

Non so più che fare, dove andare. Per tutto il giorno sono rimasto chiuso nella mia stanza. Non ho voglia di mangiare, non riesco a dormire, non intendo vedere nè sentire nessuno. Ne ho bisogno, ne sento la mancanza. Me lo aveva detto, chi ci era passato, che sarebbe stata dura, ma non pensavo di ridurmi in questo stato. Si tratta di due soli giorni, ce la farai facilmente, pensavo, ma le cose non sono andate per come previsto. Sì, è facile per voi giudicare dal di fuori, come mia madre che mi dice "Guarda come ti sei ridotto, hai perso la tua dignità. Esci, vai a trovare gli amici. Cerca di svagarti". Ma quali amici, ma quale svago. Proprio gli amici, belli loro! Se li vado a trovare è peggio. Mi sfotteranno a morte e forse mi daranno il loro, me lo faranno usare ma per poco ed io invece ne ho un assoluto bisogno. Deve essere solo per me, devo poterl prendere e usare quando e come voglio, stringerlo in mano e farlo vedere a tutti. No, non potete capire quello che significa non esserne in possesso. Glielo avevo detto ai miei che averne uno non era sufficiente. Bisogna tenerne in a casa uno di riserva per tutte le evenienze, per i casi eccezionali, come questo. ''Che ce ne facciamo, spendiamo soldi inutili....'' Ecco, adesso forse lsi saranno ricreduti. Avranno visto come mi sono ridotto per colpa loro!
Se penso che è solamente l'una di notte. E domani prima delle 9 non mi sarà possibile averlo. Quello stronzo di fornitore! Mi ha detto: "Mica ci sei solo tu. Me ne occuperò in serata, giusto perchè insisti. Ma prima delle 9 non potrai averlo" . Con tutto quello che ho speso. E mi ero informato bene, avevo chiestao agli amici, ho voluto sapere chi era il miglior fornitore. E proprio da lui, dal boss ero andato e lui mi aveva assicurato che per almeno tre anni non mi sarei fatto più vedere, che quello che mi stava vendendo era il top. Ma quali tre anni. Non sono passsati neppure tre mesi. Si, è vero, ho esagerato, l'ho utilizzato molto, senza sosta, giorno e notte, dividendolo con gli amici. E' questo è stato l'errore che non farò mai più. Ma comunque tre mesi sono stati troppo pochi. Ma lui rideva, rideva. ''Si vede che hai esagerato. La prossima volta usalo solo per te e vedrai che non avrai problemi''.
Stronzo!
Sta di fatto che sono qui, distrutto, solo, con lo stomaco in rivolta senza voglia di di far nulla, in crisi profonda. Il vuoto cosmico dentro e fuori di me. Altre 8 ore almeno di sofferenza mi aspettano, tutta la notte da solo contando le ore, i minuti, i secondi . Ma quando lo avrò di nuovo potrò finalmente riascoltare le sue 150 suonerìe, mandare i 5000 SMS mensili, parlare con i miei amici che stanno dall'altra parte della strada, chattare in libertà, navigare in internet per scaricare altre suonerìe e seguire Il Grande Fratello. Il mio Nokia riparato sarà di nuovo tra le mie braccia!

martedì 3 febbraio 2009

Lezioni dal mare 2

Il mare è splendido, una tavola. Da tre giorni circa le condizioni atmosferiche sono immutate. Altro che Caraibi, un paradiso. Davanti la consolle, si vedono le lenze scorrere in mare, tenute giù dall'affondatore. L'andatura lenta di 2/3 nodi concilia il sonno del pomeriggio. Una bellissima giornata di mare. Gli altri, distesi sulla cuscinerìa di prua, dormicchiano beati, in parte coperti dal tendalino per cercare di schermare la forza del sole che, anche se sono le cinque del pomeriggio, picchia ancora duro sulla pelle.
Ora bisogna rientrare. Un breve calcolo nella mente. Con questo mare si possono tenere tranquillamente i 15 nodi di media. Come minimo. In meno di mezz'ora si rientra in porto.
Nessuno tocchi niente. Non ci si può fidare di questi principianti. Eppoi c'è una sacralità che bisogna rispettare. Mica puoi raccogliere la sagola così come capita. E se poi devi scioglierla rapidamente? Se non lo fai bene ti ritrovi con una serie di nodi da districare. Niente da fare. Tutti fermi. Non vi azzardate a toccare nulla. Incompetenti. Tutti devono sempre ricordare che il comandante è sempre, perennemente, coscientemente incazzato. Ce l'ha con tutti, perchè nessuno, dico nessuno, sa fare le cose bene. E se anche per caso qualcuno ci riuscisse, compito precipuo del capitano è quello di incazzarsi comunque. E cazziare, cazziare sempre e tutti.
Si parte. Il carico va distribuito bene. Metti sotto il secchio, assicura la sagola alla consolle, niente agitazione. Poi solo il rumore del motore. Su il trim, giusto quanto serve a fare planare questa barca.
In fondo all'orizzonte però, qualcosa non quadra. Troppe nuvole scure, minacciose improvvise. Tempo cinque minuti un vento fastidioso, teso e di prua. Viene dritto da sud-est, esattamente dove c'è il porto e reca con se dapprima delle increspature, poi della onde sempre più fitte e profonde. Ecco la punta di Capo Gallo; cominciano le maledizioni. Non si può dimenticare di consultare le previsioni, neanche per una giornata, neanche per mezza giornata.
La barca è preoccupata. Guardano senza parlare, aspettano.
E' impossibile prendere direzione sud-est, troppo pericoloso. Si deve virare verso est, verso il mare aperto e, senza esitazioni. Giù i giri del motore, indosso i giubotti di salvataggio. Tenuti al tientibene. E soprattutto niente panico. Tutti guardano preoccupati perchè la direzioine allontana la barca dalla mèta, dalla riva. Non sempre però la via più corta porta verso il paradiso.
Altro che 15 nodi, se va bene si va a 4/5 nodi , velocità da traina o quasi. Più la barca si allontana dalla riva più la tensione cresce. Il mare però, preso di mascone, è meno ruvido, più addomesticabile e soprattutto sbatte di meno sulla chiglia, abbaia ma non morde. La barca scende lentamente nel cavo delle onde e quando tocca il punto più basso, la riva scompare alla vista. E scompare anche il porto che ora si vede di dritta e non di prua. Altra virata. Questa volta il mare lo prendi di babordo ed è meno aspro. Il punto di vista cambia all'improvviso, il suo colore sembra meno cupo. Un'occhiata alla lancetta della benzina. Nessun problema.
Ancora mezz'ora di sofferenza poi l'attracco, la stanchezza nelle ossa. Nessun applauso ma gli sguardi grati come ricompensa per la fatica. Il ragazzo del moletto ti sfotte 'Che professo. Stasira un si vuliva arricampari?'. Le parole e il tono di Franco, invece, tradiscono una preoccupazione tenuta dentro per un pò. 'Un ci funziona u telefonino?'
Leghi la barca, aggiungi una nuova cima. Forse stanotte gira a Greco. 'Franco, si ci su problemi, isassi a varca'.
Raccogli le trusce e ti avvii. In mare non ci sono taverne.

martedì 13 gennaio 2009

Come finisce

Il bar era gremito all'inverosimile. Nella confusione scorse il viso di una persona che non avrebbe mai voluto vedere, quello di Carmelo, della famiglia dei C., un killer spietato, autore di numerosi omicidi. Una bestia.
Era lì per lui, ne era certo. Troppo sangue era corso ultimamente tra le famiglie, troppi regolamenti di conto e lui ne era stato protagonista. Del resto uno dei suoi "amici" glielo aveva detto: "Ho sentito cose brutte su di te. Statti accorto"
Senza dare nell'occhio, raggiunse il bagno del locale e di lì gli fu facile scavalcare la bassa finestra e dileguarsi nelle viuzze del quartiere del vecchio porto. Evitò di recuperare la macchina (troppo vista in giro), si disfece del telefonino e, al primo negozio utile, acquistò un rasoio elettrico che utilizzò nelle toilettes di un bar della periferia per radersi barba e baffi e tagliare cortissimi i suoi lunghi capelli. Un cappellino di lana e ampi occhiali da sole completarono il travestimento. Neanche sua madre lo avrebbe riconosciuto.
Con uno dei falsi documenti che portava sempre con sè, affittò un'auto con la quale lasciò immediatamente la città. La abbandonò poi in uno degli ultimi autogrill dell'autostrada prima di Messina per farsi dare un passaggio da un camionista che lo portò alla stazione marittima. Qui si imbarcò sul traghetto per Reggio e successivamente afferrò il primo treno utile per il nord seguendo però l'adriatica, sicuramente meno battuta della tirrenica.
Cambiando continuamente itinerari e mezzi di trasporto, per far perdere ogni possibile traccia di sè, si ritrovò a varcare il confine nazionale al Brennero. Il suo obiettivo era Nossen, una cittadina tedesca posta a pochi chilometri da Dresda dove avrebbe incontrato Gaetano uno della famiglia, che gestiva lì un ristorante italiano e che, soprattutto, gli avrebbe potuto garantire una copertura, almeno sino a quando le acque non si sarebbero placate.
In un modo o nell'altro riuscì ad avere l'indirizzo esatto del luogo e vi si recò subito.
Il locale sembrava molto frequentato, visto il numero delle macchine parcheggiate nel piazzale.
Entrò e chiese del principale. La sala era strapiena; per lo più siciliani che si facevano riconoscere per il loro vociare.
Gaetano arrivò quasi subito e lui si presentò, citando i nomi giusti e cercando di dire il meno possibile per evitare di esporsi troppo. Quell'altro si esprimeva a monosillabi e pareva stranamente interdetto. Gli chiese di aspettarlo lì, e si avviò verso una porta a vetri su cui campava la scritta "privat". Da lontano lo vide, di spalle, fare due brevi telefonate. Poi riapparse. Gli sembrò alquanto infastidito. In breve, gli disse di avere provveduto: sarebbero passati a prenderlo tra qualche minuto due "amici" in una BMW grigio metallizzata. Meglio aspettare fuori, gli disse.
Uscì dal locale e dopo poco l'auto si appalesò dal nulla. Il guidatore gli fece cenno di avvicinarsi poi lo invitò a salire. Mentre montava dietro, ebbe la netta sensazione che qualcosa non stesse andando per il verso giusto.
Dopo qualche giorno, a Palermo, i familiari decunciarono la sua scomparsa, ma di lui non si seppe più nulla. I suoi resti riposano in un boschetto di betulle vicino il castello di Nossen.

(Liberamente tratto da "Samarcanda" di Roberto Vecchioni.)

sabato 10 gennaio 2009

Poesia futurista

Ispirandomi al poeta Aldo Palazzaschi, in particolare alla sua poesia "La fontana malata", anch'io ho composto una poesia neofuturista.

Velocità
drin drin, presto presto al lavoro devo andare
gnam gnam, lesto lesto voglio in fretta sgranocchiare
piss piss, fretta fretta anche in bagno posso andare
dance dance, vite vite c'è la voglia di sballare
wroom wroom, razzo razzo è il momento di filare
crash crash, fatto fatto contro il palo vo a schiattare!

Take your time and think, the life go away very quick
Prends ton temps et réfléchis, la vie s'en va très rapidement
Prenditi il tuo tempo e rifletti, la vita se ne va in fretta

Befana 2009

La Gemini vien di giorno
coi ministri tutt'intorno.
fa una legge assai malsana,
Mariastella è una........

sabato 3 gennaio 2009

L'attesa

Siamo al 10° round. Il match si avvia alla conclusione e purtroppo l’avversario è in netto vantaggio su di lui. Pur iniziando bene il pugile ha perso il filo dell’incontro stancandosi in un lavoro ai fianchi che però non ha sortito l’effetto sperato. Del resto l’avversario è tosto, duro da attaccare, sfuggente, grande incassatore. Ma lui si è preparato bene per l’incontro, ha lavorato sodo. Sa bene che una vittoria può aprirgli le porte di una carriera ancora ricca di successi e guadagni; una sconfitta, invece, lo avvierebbe verso il lento e fatale viale del tramonto.
Deve cercare di dare una svolta all’incontro anche se percepisce che la fiducia intorno a sé va scemando. L’allenatore all’angolo, gli ha appena consigliato di aggrapparsi alla sua decennale esperienza, come dire che è pronto a gettare la spugna.
Poche chance gli si offrono, stante le sue attuali condizioni fisiche: i riflessi non sono più quelli dell’inizio match e così pure le gambe, piuttosto lente; ma è ancora in grado di leggere bene la situazione.
Sente, per esempio, che il suo avversario, forte e roccioso, che mai però ha sottovalutato, potrebbe avere quanto prima una defaillance, avendo subito durante l’incontro dei colpi cha l’hanno raggiunto alla figura, scotendolo. Sente anche di potere entrare nella stretta guardia che sempre ha contraddistinto la sua scherma. Si potrebbe, ma come fare? Che tattica usare? Proprio adesso servirebbero forze fresche che però non ha. Ma non si rassegna e, soprattutto, non vuole dare la soddisfazione agli altri di andare giù. Che fare allora?
In questo frangente l’unica strategia ancora possibile è l’attesa

lunedì 29 dicembre 2008

Ode al 2008 che se ne va (per fortuna!)

Caro mio duemilaeotto
Alla fine te ne vai.
Devo dire che m’hai rotto
Combinando tanti guai.

Ma però, per compensare
i tuoi sbagli che son tanti,
porta via senza esitare
tutti sti politicanti!

Porta via, prima di tutto,
ben lontano dai coglioni,
Il più grande farabutto,
quel tuo tale Berlusconi

Ma insieme allo zio Silvio
porta via anche il codazzo.
Butta giù da ponte Milvio
Quelle gran teste di cazzo

Sto parlando di Cicchitto,
Che dovrebbe stare zitto,
di Bocchino e Capezzone
Che di tutti è il più leccone

Non scordare, te ne prego,
di portarti via Brunetta.
Lo puoi metter, con sussiego,
dentro piccola borsetta

Che dir poi di Mariastella,
la maestra di morale?
Non sa scrivere cartella
Ma sa esprimersi all’orale.

Non lasciare qui Tremonti,
Bossi, Alfano e la Garfagna.
Se ci saldi tutti i conti
Qui l’Italia ci guadagna!

Caro mio duemilaeotto
ti dirò un po’ in disparte
e non tanto sotto sotto:
non vogl’esser più di parte!

Se t’en vai velocemente
Non scordarti qui Veltroni
Che seppur “pacatamente”
C’ha scassato li maroni

E con lui, anno nefasto,
porta via senza incertezza
quell’emerita schifezza
Dal partito democrasto

Caro mio anno passato
Un auspicio qui rinnovo
Che dirò un po’ incazzato
Al tuo collega nuovo

Caro anno che cominci
Statti accorto a quel che fai!
Te ne prego vieni e vinci
Perché sennò siamo nei guai!

Dì a tutti i cani e i gatti,
Che al momento di votare
Sono sempre un po’ distratti:
non lasciamoci fregare!

Donne, uomini, bambini.
Ricordate esseri umani!
I nostri poveri destini
Stanno nelle nostre mani!

mercoledì 17 dicembre 2008

Ciao Umberto

Può, una ruspa, avere una mano delicata?
Può, una ruspa, avere le dita sottili?
Cosa trova una ruspa che scava per terra?
Sassi, pezzi di legno, brandelli di stoffa, di vita, di ricordi.
Gioie, poche. Dolori, molti!
Può, una ruspa che scava la terra, avere dita sottili?

domenica 14 dicembre 2008

Lettera da Babbo Natale

Ho ricevuto una lettera da parte di Babbo Natale che così mi scrive:

Caro Giovanni
Ho ricevuto anche quest'anno la tua solita letterina di Natale.
Mah, non capisco. Hai la bellezza di 53 anni e ti ostini ancora a mandarmi le letterine? Ma non ti vergogni?
E dopo tanti anni non hai ancora capito che quello che chiedi non sono in grado di realizzarlo? Mica son Padre Pio, anzi San Pio!
Forse non hai capito bene il meccanismo della cosa.
Innanzi tutto devi sapere che qui di letterine ne arrivano a milioni e da tutte le parti del mondo. Ti sembra possibile, ti sembra logico, che un vecchio come me possa esaudire tutte le richieste? Certamente no!! Anche perchè c'è la crisi è ho dovuto licenziare un sacco di renne.
Ma tu ti ostini ancora a mandarmi le letterine con le tue stupide richieste.
A dire il vero non sei proprio il solo. Dall' Italia, della tua stessa età, c'è un gruppo che si ostina a scrivermi. Dovete essere proprio ridotti male, laggiù, se continuate a fare richieste praticamente impossibili: la pace nel mondo, l'amore, la fratellanza, la solidarietà: ma siete pazzi?
Qui si lavora solo con i grossi numeri. Mi spiego meglio. Possiamo esaudire solo i grossi ordinativi di richieste, scegliendole tra quelle più alla moda.
Proprio per venirti incontro, tenuto conto della tua età e del fatto che in più di 50 anni non ho potuto esaudire neppure un piccolo tuo desiderio, ti faccio questa proposta. Riscrivimi un'altra volta ed inserisci nella lettera una richiesta a scelta tra quelle pervenutemi dai palermitani. Così, nel gruppo, avrai qualche probabilità che sia accolta e così la smetterai di seccarmi per il futuro, che sono vecchio è ho due palle così!
Scegli una tra queste possibilità:
1) che l'assessore al traffico possa avere un colpo di diarrea triplo
2) che possa vincere al gratta e vinci
3) che possa azzeccare la bolletta Snai
4) che possa essere abolito il regime del 41 bis
5) che possa avere uno stipendio (non un lavoro perchè sennò mi stanco)
6) che possa avere un posto di sostituto guardiano nei giorni dispari dei mesi pari, dalle 8 alle 10, negli anni bisestili, che mi ha promesso, se voto per lui, il prossimo candidato a sindaco
7) che possa avere l'ultimo cellulare I Phone da 1200 euro anche se sono disoccupato e non sono capace di usarlo
8) che i professori di mio figlio possano avere un colpo di acido perchè me lo bocciano sempre
9) che la mia ex moglie trovi un fesso che se la faccia così smette di perseguitarmi
10) che possa partecipare all'Isola dei famosi, la talpa, XFarm, male che vada a Amici, anche se solo tra il pubblico
11) che possa farmi quattro sedute di lampada
12) che possa comprarmi un SUV superinquinante, anche di seconda mano, perchè così quando esco le persone pensano "che culo" mentre praticamente sono un vero pezzente senza una lira
13) che possa avere un abbonamento a Mediaset Premium per vedermi a casa tutte le partite e soprattutto il processo di Biscardi il lunedì e parlare solo di questo a scuola o al lavoro, perchè sono un vero sportivo
14) che possa andare alle Maldive perchè ci vanno tutti
15) che il mio vicino, che mi fotte sempre il parcheggio, possa essere fulminato da una scarica a 20.000 volt
16) che a mio figlio non manchi mai l'ultima scarpetta Prada sennò mi cresce complessato
17) che la scuola mi dia presto l'assegno per i libri che non gli ho mai comprato
18) che alla televisione non manchino mai i reality show perchè questa è vera vita
19) che mia cognata possa cadere dalle scale così la smette di rompere
21) che qualcuno si occupi di "coprire" la mia collega acida così si calma e non mi scassa più
22) che il mio dottore mi possa prescrivere la risonanza magnetica e la tac per il mio pericolosissimo unghio incarnito
23) che il sindaco vada veramente a sciare in montagna e la smetta di farsi le piste in città
Caro Giovanni scegli tra le richieste che la maggior parte dei palermitani mi ha inviato. Ti prometto che cercherò di esaudirla, poi sparisci definitivamente dalla mia vita.
Tuo Babbo Natale

E io che avevo fiducia in Babbo Natale!!!
Possiamo allungare la lista? Mandatemi altre richieste. Le metterò in coda a quelle dei veri palemmitani!

mercoledì 10 dicembre 2008

Il facitore di puzzle

Il facitore di puzzle era contento di se'.
Aveva iniziato a fare puzzle da alcuni anni e la sua era stata una vera e propria progressione.

Dapprima si era specializzato nei puzzle da 100 pezzi e per un certo tempo si era divertito a comprarne una caterva. Il suo scopo era quello di assemblare le tessere nel minor tempo possibile.
Quando arrivò a 30 secondi capì che non si poteva fare di meglio per cui si stufò e passò ad un livello di difficoltà maggiore: 500 pezzi. Anche qui passò parte del suo tempo a battere il record di velocità ma meno di 2 minuti e 45 non si poteva proprio fare.

Quindi passò al livello superiore: 1000 pezzi.
Il facitore di puzzle era contento e i puzzle si affastellavano nella sua casa sino ad occupare in pratica tutte le sue stanza. Avrebbe potuto regalarne alcuni, di puzzle. Ma il facitore si era affezionato ai suoi puzzle che naturalmente conosceva e riconosceva a memoria.
Se qualcuno gli chiedeva il perchè di questa passione sfrenata la sua risposta era sempre la stessa: "Nella vita bisogna sempre mettere le cose a posto. Ogni piccola cosa in questo universo ha un suo posto e tocca a noi trovarlo"
Il facitore di puzzle continuò nella sua progressione: 2000 pezzi, poi 3000 e ancora 4000 mila e infine 5000. Le sue giornate passavano in casa, chino sulla sua scrivania a cercare di mettere ogni piccola tessera al suo posto. Certe volte dimenticava di mangiare e in pratica non aveva più amici, il facitore di puzzle. Ma non se ne accorgeva e la sua vita trascorreva così passando da un puzzle all'altro, senza sosta.
Poi un giorno, mentre stava per concludere il suo ennesimo puzzle di 6000 pezzi, si accorse che proprio alla fine c'era l'ultima tessera che, nella forma, non corrispondava per nulla allo spazio libero che era rimasto, posto com'era giusto al centro della figura. "Impossibile" -pensò tra se' e se- "non è mai accaduto prima. I puzzle son fatti al computer, non è possibile sbagliare".
Non riusciva a darsi pace il povero facitore. Decise
allora di smontare il puzzle e di rifarlo daccapo. Alla fine del suo sforzo tuttavia si ritrovò sempre con la stessa tessera, ma paradossalmente lo spazio vuoto non era quello di prima ma un altro, in un altro posto della figura.
Sembrava impazzito il facitore e smontò e rimontò decine di volte quel puzzle; ma ogni volta quella maledetta tessera non trovava la giusta collocazioine e soprattutto quel bastardo di spazio era sempre in un posto diverso: una volta in alto, una volta in basso, una volta di qua, un'altra volta di là. "Non è possibile, forse sto diventando pazzo" si disse.
Intanto il tempo passava e il facitore si era ridotto ad una larva umana. Magro, anoressico, si nutriva di qualche liquido, non usciva mai di casa e non vedeva più nessuno e nessuno lo cercava più.

Quasi allo stremo delle forze, decise ancora una volta di tentare di ricostruire il suo puzzle. Le forze gli mancavano, giaceva quasi riverso sulla scrivania, accoccolato accanto al suo puzzle. Di tanto in tanto un rivolo di saliva gli usciva dalla bocca, scendeva lungo la barba incolta e veniva a depositarsi sul puzzle esattamente come una lumaca che con la sua bava traccia un percorso.
Non ci vedeva quasi più il facitore di puzzle e strabuzzava gli occhi alla ricerca delle tessere da inserire. Sapeva di essere alla fine della sua strada ma prima di morire voleva avere quest'ultima soddisfazione.
Così, con un ultimo sforzo, riuscì ad inserire le ultime tessere mancanti.
Sì, ce l'aveva fatta! Era riuscito a finire il puzzle. Aveva vinto lui, anche questa volta. Con l'ultimo smozzico di forza rimastagli si sollevò a fatica sulle braccia per guardare il puzzle nella sua interezza e solo allora si rese conto del soggetto della foto a cui non aveva mai fatto attenzione prima: era una grossa lapide funeraria, al centro della quale si leggevanonitidamente il suo nome e cognome, la sua data di nascita e di morte (quel giorno stesso) e la scritta "Qui giace un misero uomo che sprecò buona parte della sua piccola ed inutile esistenza nella vana illusione di poter sempre mettere tutte le cose a posto".

giovedì 27 novembre 2008

Aiutatemi!!!

Sto osservando il mio gatto.

Punta un angolo del corridoio, come bloccato, le orecchie tese, leggermente in avanti, gli occhi fissi davanti a sé.

Sembra essere in caccia di qualcosa.

Alcuni giorni fa, approfittando del balcone aperto, è uscito fuori e ha afferrato al volo una grossa vespa che ronzava nei dintorni. Tutti noi preoccupati che si facesse pungere, mentre lui, ci giocava fregandosene delle nostre stupide ansie.

Il suo istinto felino che viene fuori! Vera razza di cacciatore.

Siamo tutti lì a chiederci: “Sarà uno scarafaggio? Un pesciolino d’argento? Un topo (oddio speriamo di no!)?”

Poi mi avvicino e comincio a scrutare per vedere meglio di cosa si tratta, visto che quello rimane fermo lì e non ha alcuna intenzione di spostarsi.

Si lo vedo, ha una forma strana, con tante protuberanze, è scuro, verde scuro.

Nessuno osa avvicinarsi più di tanto. Panico diffuso per la casa…….

Cosa sarà mai?

Aiutatemi!!!

domenica 16 novembre 2008

Braccino Corto

C'era una volta Braccino Corto, un ragazzo che aveva una strana malformazione: le sue braccia si allungavano o accorciavano in determinate situazioni.
Quando per esempio qualcuno gli chiedeva qualcosa, a Braccino Corto, inavvertitamente, le braccia si rattrappivano, sino ad arrivare all'altezza delle ascelle.
Quando invece gli si prospettava la possibilità di ottenere qualcosa dagli altri , le braccia gli si allungavano a dismisura e anche se ti trovavi a distanza di due metri da lui, riusciva a prenderti qualsiasi qualcosa gli interessasse.
Certo Braccino Corto non lo faceva apposta ma questo suo difetto lo allontanava sempre di più dagli altri. Non appena lo si vedeva a distanza la gente cambiava strada.
A casa tutti gli dicevano di non preoccuparsi, che faceva bene a fare così; gli altri ti vogliono fregare e bisogna stare sempre all'erta.
Braccino Corto sembrava quindi non soffrire di questo suo stato anzi pensava che erano gli altri ad essere diversi mentre lui era semplicemente normale.
Un giorno però Braccino Corto si distrasse un momento e senza volerlo regalò una moneta ad una ragazza che lo ringraziò e gli diede un bacio.
Da quel giorno Braccino Corto cambiò completamente stile di vita e cominciò a regalare molte delle sue cose anche a persone che non conosceva. Per questo molti ne approfittarono per fregarlo ma lui non se ne curò più perchè oramai la gente lo amava e gli stava vicino non per interesse ma solo perchè era generoso, generoso nell'animo.

Conosco tanti Braccini Corti di tutte le età. Chissà perchè ogni volta che si va al bar, al momento di pagare si dissolvono nel nulla, per poi riapparire come per incanto qualche minuto dopo.

domenica 12 ottobre 2008

Circondato!

Piccolo gioco. Ho scritto un breve racconto. Vorrei sapere cosa ne pensate e soprattutto vorrei avere una vostra interpretazione. Di cosa sto parlando? Chi è la mia collega B?

Sono molto preoccupato. Non ho paura, anche se stanno attorno a me, e sono in molti; li vedo, li sento, anzi sono loro che si fanno vedere e sentire. Da qualche tempo crescono di numero, lentamente ma inesorabilmente, mentre noi siamo sempre di meno.

Tempo fa, mi chiedevo come mai aumentassero giorno dopo giorno, poi ho capito. Non sono loro che si moltiplicano, sono i nostri che disertano e cambiano bandiera. Passano all'altra sponda alla spicciolata, senza nemmeno accorgersene. E non lo fanno certo per cattiveria. Sono condizionati dagli eventi. Sta di fatto che la loro tribù aumenta mentre il nostro gruppo si assottiglia.

Eppure mi ricordo ancora come cominciò la cosa. All'inizio erano pochi e se fossimo stati attenti avremmo potuto sconfiggerli facilmente. Quando arrivarono però non abbiamo subito intuito quanto il loro modo di fare potesse essere pericoloso. Al contrario cominciammo ad imitarlo, così, inconsciamente. Chi poteva immaginare che di lì a poco ci avrebbero sopraffatto?

Non ho paura. Sono solo preoccupato. Per il mio futuro, per quello dei miei, dei nostri figli. Per loro è ancora più difficile resistere, le tentazioni sono molto forti. Anch’io, nei momenti di incertezza e di sconforto, non so come comportarmi.

Qualche giorno fa qualcuno mi ha detto :

-“Non lo vedi che sei rimasto solo? Non sei stanco di combattere dalla parte sbagliata? Perché ti ostini? Diserta. Diventa uno di noi. Non è difficile, basta che ti lasci andare, che segui la corrente, che fai quello che vuoi, senza regole, in piena e totale libertà. Da noi non ci sono regole e non devi fare nessun sacrificio. Non soffrirai, anzi al contrario finalmente sarai felice perchè non dovrai rinunciare a nulla. Potrai lasciarti andare e così facendo, senza neppure volerlo, farai parte della nuova tribù, della nuova etnia. Anzi, se ci rifletti un po’, già ci fai parte”

Così mi disse ma allora non ho voluto credergli.

Oggi però è diverso; mi sono deciso: stasera diserterò anch’io. Non lo farò tutto in una volta, naturalmente. Sarebbe impossibile per me abituarmi alla nuova tribù. Lo farò poco alla volta ma ho deciso che comincerò stasera.

Ho incontrato la mia collega B. Mentre la sento parlare mi sembra che il tempo si sia fermato. Nella vita come nel lavoro, continua a comportarsi come se il mondo sia rimasto fermo a trent’anni fa. Tutto immobile. La gente cambia, il mondo cambia ma lei rimane ferma nelle sue convinzioni, che poi sino a stasera erano anche le mie.

Le dico che oramai sto passando anch’io dall'altra parte, che mi sento circondato e che ho deciso di mollare. Lei mi dice:

- “Non hai il diritto di rinunciare al tuo modo di vivere; continua per la tua strada; vedrai che qualcuno ti resterà accanto in questa tua scelta. Sai benissimo che sei, che siamo nel giusto ed è la storia dell’umanità che ce lo conferma. E poi, non saresti felice dall’altra parte. E neanche i tuoi figli, che ti somigliano troppo. Pensaci. Se è vero che è dura combattere in pochi contro la tribù, è anche vero che tu non hai scelta: tu hai una coscienza. Anche se disertassi non potresti mai essere felice, non ti adatteresti mai del tutto.”

Ho molto riflettuto sulle sue parole e devo dire che ha ragione.

L’unica considerazione veramente giusta è che, comunque vada, qualunque sia la mia scelta, non sarò mai completamente felice. Infatti se resto, probabilmente sarò sempre più solo, circondato, emarginato, forse costretto a scappare. Se diserto però sono sicuro che difficilmente potrò abituarmi ad una nuova esistenza. Non accetterei mai sino in fondo le nuove abitudini, né il linguaggio della nuova tribù e soprattutto resterei ancora più solo perchè lì ognuno pensa solo a sè stesso.

E allora tanto vale restare con i miei, cercare di resistere e combattere contro la tribù. Potrei addirittura provare a cambiare strategia, per esempio cercando di infiltrarmi tra le loro fila per convincere alcuni di loro a disertare, a passare dalla nostra parte. Spiegherò loro perché è giusto stare con noi, perché i nostri comportamenti meritano attenzione, perché, pur essendo difficile da sposare, alla fine la nostra scelta è quella vincente. Certo ci vorranno mesi, forse anni perchè i risultati arrivino ma la forza della nostra parola, del nostro fare, della nostra storia li convincerà. E se proprio non ce la dovessimo fare, preferisco finire i miei giorni in serenità, circondato da coloro che mi vogliono bene.


A questo punto il racconto si interrompe.
Secondo voi, come potrebbe concludersi la storia?
Aggiungete i vostri finali. Li pubblicherò in modo anonimo (se vorrete) al rientro dalla Polonia.
Un abbraccio a tutti voi e mi raccomando: fantasia al potere

venerdì 3 ottobre 2008

Elogio della vacuità

Vacuus in latino significa vuoto da cui il termine vacante, vacanza. Cercando vacuo sul dizionario lo trovo connesso con frivolo, salottiero, trombone, verbalismo; cercando vacuità il termine è connesso a vuotaggine nel senso di "cosa insulsa, vuota, stupida".
Eppure la pratica della vacuità non è del tutto inutile. In alcuni casi, per certe persone, soprattutto donne, sarebbe anche terapeutica.
Immagino un dialogo tra una paziente e il suo medico di fiducia:
Dottore: Che problemi ha, signora?
Paziente: Che so, dottore, mi sento molto stressata, la vita mi angoscia, sono sempre triste ed ho una funcia (bocca che si protende in avanti, tipica della donna scocciata sicula) che fa il periplo di monte Pellegrino (circa 10 Km).
Solita visita accurata fatta di controllo pressione, riflessi, sguardo, addome, olio motore etc.
Dottore: Nessun problema, signora, lei soffre della diffusa sindrome detta del "Piritus Abbuttatus" che colpisce prevalentemente le donne.
Paziente: Dottore è grave? Mi devo preoccupare?
Dottore: Niente di preoccupante. Deve semplicemente seguire una breve cura che le prescrivo immediatamente. Si tratta di prendere una compressa di "Vacuità", due volte al giorno da assumere un'ora prima dei pasti, facendola sciogliere lentamente in bocca.
Paziente: Ma dottore io soffro anche di colite, gastrite, duodenite, gastroduodenite, colicogastroduodenite, duodenogastrocolite, coloduodenogastrite diverticolante, con labirintite e scripentamento di maroni di mio marito. Ho bisogno di un gastroprotettivo?
Dottore: Forse suo marito sì. Stia tranquilla. "Vacuità" è assolutamente innocua e non lascia alcuna traccia nell'organismo. Vedrà nel giro di un mesetto lei guarirà e tornerà a sorridere.

Immagino un tale dialogo rivolto a una donna non per maschilismo ma perchè le donne sono spesso troppo serie, avendo avuto il dono e l'onere della riproduzione della specie e dell'allevamento dei figli. Una donna dopo che ha avuto dei figli è seria per contratto. Quindi una buona dose di vacuità non farebbe male. Così, anche nelle relazioni umane, a casa, al lavoro, in giro per negozi, forse si troverebbero più facce rilassate e meno sguardi coperti da occhiali scuri.

Per contro noi maschietti la vacuità la pratichiamo troppo spesso in tutti i momenti della nostra vita e questo le donne ce lo rinfacciano spesso e a ragione. C'è chi della vacuità ha fatto una bandiera, un modus vivendi. Una persona che conosco (e purtroppo non è l'unica dalle nostre parti), non solo si vanta di percepire uno stipendio per non fare assolutamente nulla, ma pratica la vacuità sul posto di lavoro per tutta la durata del servizio con coscienza e dedizione. Sguardo rivolto nel nulla, seduto su una sedia, non fa seriamente nulla per tutta la giornata. Le uniche due cose che lo distolgono sono il sesso (praticato a mio avviso solo a livello di bricolage) e le barzellette (sempre naturalmente a sfondo sessuale) .
Morale: praticare la vacuità intesa come futilità superficiale, frivola, insulsa, purchè assunta in dosi moderate potrebbe essere una terapia antistress utile per molte colleghe (e perchè no anche per qualche collega).
Nel mio piccolo anch'io, nel dedicarmi a questo blog, pratico la vacuità con discreto successo.
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