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mercoledì 30 dicembre 2009

Forse un pò provinciali

Conversando con amici dei nostri "punti mare" sparsi lungo la costa palermitana (che una volta si chiamavano semplicemente "stabilimenti balneari") riflettevo come le vecchie denominazioni, tanto care alle persone "adulte" (sigh) come me, erano del tipo:
Bagni Virzì - La Sirenetta - Miramare- Lido Olimpo-Lido Italia, ecc.
Oggi invece si prediligono nomi di tutt'altro genere scelti di solito dopo lunga meditazione trascendentale per dare un tono di raffinatezza, ricerca, distinzione, snobismo.
Alcuni "appuzzano" ad un certo esotismo di basso profilo (La Marsa, Albaria, Kursaal, Kalhesa), altri ad una eccessiva anglofilia (Reef, Country), altri ancora ad una volontà di troppa esclusività (Il Clubino del Mare, Telimar, Costa Ponente, Circolo Lauria).
Personalmente trovo queste denominazioni un tantino provinciali, tali comunque da non accendere in me nessuna voglia di adesione. Quando sento o vedo la parola club, da vero snob (cioè "Sine Nobilitatis") quale io sono, arriccio il naso e schifìo cordialmente.
Proporrei in alternativa altri tipi di nomi, sicuramente più accattivanti e sostitutivi di quelli attualmente in uso.
Ami le scogliere, allora invece di "Reef" ti propongo "Arriffati".
Per le donne che hanno bisogno di affetto invece di "Telimar" sarebbe meglio "Teloinfil".
Per gli esclusivisti invece di "Country" il meno includente "Cà un tràsi" e piuttosto che "Circolo Lauria", "Circola al largo".
Per chi vuole ostentare ricchezza in luogo di "Costa Ponente" il semplice ma efficace "Custa Caro".
Per gli amanti dell'esotismo meglio di "Albaria" è sicuramente "A Briarìa" e più di "Kursaal" "Di Cursa al Mar".
Infine anche gli Omo avrebbero il loro "piccolo" lido: "Il Culino del Mare", o in alternativa "La Mazza".
Ma ho in mente altri nomi più attinenti alla nostra tradizione culturale con un occhio anche all'attualità tipo:
"Lido Carcagnolo","Lido Munnizza" (in pratica quest'ultimo esiste già, manca solo la collocazione ufficiale per la quale ci sarebbe l'imbarazzo della scelta), "Lido Pisciazza", "Lido del Puttaniere", "La Sirenescort", "Lido Topacald" ecc.
Comunque sono "aperto" ( con moderazione) a nuovi suggerimenti.
A proposito: Buon 2010. Ad aprile faccio 110.

sabato 12 settembre 2009

Colpo di coda

Ieri ricevo una telefonata dal mio amico G, quello della barca grande ma talmente grande che a poppa ha realizzato un campo di calcio a 11. Ebbene verso le 12 ricevo una sua chiamata e mi chiede se me la sentivo di accompagnarlo a fare un giro in barca: "Ci facciamo un bagnetto e poi ci arricampiamo" mi fa. Gli è dato di volta il cervello penso tra me e me; ero stato il giorno prima al Roosevelt, dove tengo la barca (piccola ma very piccola) e vi assicuro che il mare era veramente brutto. Gli chiedo se era sicuro che le condizioni del mare (o le sue mentali) permettessero un'uscita e mi fa: "Il mare è una tavola". Gli credo sulla parola e ci diamo appuntamento per le 14,00 anche per evitare di lasciarlo da solo visto che da un momento all'altro le condizioni del mare avrebbero potuto avere un'evoluzione decisamente pericolosa.
Comunque sia ore 14,30 lasciamo il porticciolo di Mondello dove lui (very più ricco di me) tiene il mostro; mare OK, abbastanza piatto ma sole latitante. Si va verso Capo Gallo e appena doppiato il faro scopriamo che dall'altra parte il mare è ancora più piatto. Da bravi maschietti, approfittando dell'assenza delle nostre rispettive consorti ci diamo alla velocita (e il mare lo consentiva davvero). In qualche attimo arriviamo all'isolotto là dove di solito il mare è un miscuglio torbido di correnti. Incredibile: oltre ad essere piatto il mare si presenta cristallino e trasparente, in assoluto il migliore della stagione, e ci consente di vedere il fondo là dove di solito la poseidonia e il vortice delle correnti impediscono di intravvedere i fondali. Nemmeno ci attacchiamo ai gavitelli, lasciando la barca allo scarroccio, ma quella sembra non accorgersene e resta lì quieta e placida mentre noi, tuffati in un'acqua al giusto frescolina, ce la portiamo a spasso come se fossimo tornati bambini nella bagnarola di casa.
Il sole continua a latitare, in lontananza si affaccia un fronte denso e scuro di nubi. Dai, si torna e di fretta se non vuoi buscarti la tempesta. Altra scorribanda a 40 nodi o giù di lì e torniamo in porto giusto in tempo per evitare il cataclisma che di li a poco si sarebbe scatenato su di noi.
Strano il mare. Soprattutto imprevedibile, nel bene e nel male. Ma bisogna saperlo cogliere nel momento giusto ed essere pronti a afferrare i suoi strani colpi di coda, pronti però a garantirti il ritorno. Si potrebbe dire "Carpe marem".

mercoledì 9 settembre 2009

domenica 23 agosto 2009

Pantelleria 1


L'Isolotto dalla mia barca


La formica

Chi va per mare, soprattutto i sub che "operano" nella zona di Palermo, conoscono certamente lo scoglio della Formica, una sorta di isolotto affiorante che si trova vicino la costa prospiciente Porticello, a un miglio circa dalla costa.
Poco prima di ferragosto, invitato dal mio amico GL (quello dalla nuova barca così grande ma così grande che l'ultima Costa Crociere gli serve come barca d'appoggio, giusto per andare a terra) ci siamo recati colà con mogli e annessi .
Il mare all'andata era talmente piatto che, per arrivare a destinazione ci sono voluti circa 35 minuti, partendo da Mondello.
Per consentire un attracco corretto, essendo la zona protetta e segnalata da boe, ci siamo legati alla cima sistemata alla bisogna, con dietro e davanti a noi altre barche collegate, come un piccolo trenino, avendo posto la nostra prua in direzione est, circa .
Il bagno è stato notevole, nonostante la corrente ci sospingesse verso terra, per cui bisognava spendere qualche energia per riuscire a raggiungere lo scoglio, mentre al ritorno eravamo dolcemente sospinti dal mare verso la barca.
Tanti pesci attorno a noi che, come spesso accade in situazioni simili, "attiriamo" con i soliti cracker sbriciolati da alcuni di noi dal bordo della barca mentre altri, a mollo, osservano con occhialini o maschere il volteggiare dei nostri intorno al cibo e a noi stessi. Una sorta di acquario gigante.
Dopo ampia colazione a bordo e relativo secondo bagno ecco che alle 13 circa, all'improvviso, si è sollevato un vento di maestrale abbastanza forte che, nel breve volgere di qualche minuto, ha costretto tutte le barche a roteare sino a che le nostre prue, si sono disposte controvento in direzione nord-ovest con circa 120 gradi di rotazione.
Il mare, come per un cattivo sortilegio, cominciava ad agitarsi e comprendiamo che non valeva la pena di continuare a restare lì, in questo imitati da quasi tutto il resto della compagnia.
Dopo un breve ulteriore bagno a Sant'Elia, difesi da capo Zafferano, abbiamo deciso di ritornare a casa. Erano circa le ore 16.00. Appena girato la punta del capo, con il mare aperto del golfo di Palermo davanti a noi, ci siamo resi conto che l'idillio della mattina era finito. Il mare si è prospettato bruttino obbligandoci ad una navigazione alquanto difficoltosa, con le nostre signore, relegate a poppa e che, insieme a noi, si sono "assuppate" nel vero senso della parola, parecchie secchiate di acqua che il mare ci ha così generosamente offerto, senza però farci pagare un solo centesimo.
Tanto per farvi capire, il ritorno è durato quasi due ore a fronte dei 40 minuti dell'andata, con una Saver di 7m e20 e un motore di 350 cavalli!
Stanchi e bagnati abbiamo raggiunto il porticciolo di Mondello poco prima delle 18 con i teli da mare che si è dovuto strizzare come se fossero appena usciti dalla lavatrice.
Vorrei aggiungere una morale a questa storia ma mi astengo dal farlo un pò per lasciarla dedurre a voi. Solo una considerazione personale. Andando in giro per mare quest'estate, ho visto sempre più intorno a me una torma di capitani Acab che solcano i mari vicino Palermo ostentando la sicurezza di chi abbia doppiato varie volte il Capo di Buona Speranza. Sono soprattutto conduttori di gommoni (così mi piace definirli, un pò come i conducenti delle carrozze che sfilano a Palermo in estate e che lasciano per terra le scie puzzolenti degli escrementi dei loro cavalli). Forse ho qualche prevenzione in merito, ma il conduttore di gommoni è sempre particolarmente tascio (con le dovute eccezioni, naturalmente); ha sempre la necessità di farsi vedere e in modo vistoso, sfrecciando anche là dove sarebbe indispensabile passare al minimo dei giri. Si, il gommonista ha sempre fretta. Fateci un pò caso quando vi succede di andare per mare; vedrete in giro una flotta di gommoni ipermotorizzati che sfrecciano da una parete all'altra, condotti per lo più, da maschi con bandana di un età inferiore ai quaranta, con musica sparata a paletta, di solito la stessa musica che viene diffusa generosamente all'interno di quelle auto, per lo più rosse, condotte dalla stessa tipologia di personaggi , con la sola differenza dell'abbilgiamento (esclusa la bandana che anche l'autista predilige, insieme alla sua visibilissima collanina d'oro).
Mi sono sempre chiesto: ma dove cazzo vanno tutti questi gommoni? Come se i loro possessori amassero passare la loro giornata a trasferirsi da una parte all'altra del Mare Nostrum. Ma se lo godranno mai questo benedetto mare?
Un piccolo consiglio: diamoci una calmata e soprattutto cerchiamo di essere un pò più umili perchè, per quanto le barche e i gommoni siano lunghi e dotati di motori potentissimi, il mare è sempre più grande e, alla fine, comanda sempre lui.

domenica 17 maggio 2009

La nuova barca del mio amico G

Il mio amico G ha comprato una nuova barca.
La barca del mio amico G è talmente lunga ma talmente lunga che passando da poppa a prua cambia il fuso orario.
La barca del mio amico G è talmente lunga ma talmente lunga che la prua arriva 5 minuti prima della poppa .
La barca del mio amico G è talmente lunga ma talmente lunga che per andare da poppa a prua usa una Yamaha con il n.46 scritto sul cupolino.
La barca del mio amico G è talmente lunga ma talmente lunga che usa il nuovo yacht di Giorgio Armani come barca di servizio per scendere a terra.
La barca del mio amico G ha un motore talmente potente ma talmente potente che la NASA gli ha chiesto di rivenderglielo per il suo nuovo Shuttle.
Se per caso vi trovate a passare da Mondello quest'estate non preoccupatevi: quello che vedete non è un nuovo promontorio emerso improvvisamente dal mare in seguito a chissà quale cataclisma. E' solo la nuova barca del mio amico G.

sabato 7 marzo 2009

La storia siamo noi

Vorrei decisamente smentire le voci messe artatamente in giro da alcuni "dannati" bolscevichi, secondo le quali le anime da me traghettate finirebbero direttamente all'inferno. Mi si consenta di affermare che non c'è niente di più falso e tendenziso in questa affermazione frutto del peggiore disfattismo che alberga nei cuori dei soliti pessimisti che sicuramente non contribuisce a rasserenare gli "animi". Quello che è assolutamente certo è che le suddette anime sono e saranno sempre da me personalmente avviate verso un futuro colmo di pace e di sernità infinite.
Firmato Caronte



I soliti viaggiatori di babordo (leggasi: lato sinistro della nave), sempre pronti a spargere zizzania e malcontento, presi dal vortice del loro pessimismo oramai cronico, hanno messo in giro la voce assolutamente falsa e destituita di ogni fondamento,secondo la quale, a seguito della piccola collisione da noi avuta contro un "ghiacciolo al limone" che procedeva alla deriva, la nostra nave starebbe per inabissarsi.
Posso rassicurare i viaggiatori tutti affermando, senza tema di smentita, che il nostro scafo può sopportare ben altri colpi che la piccola "scalfittura" appena subita, essendo praticamente inaffondabile.

Continuate pure le danze: il vero divertimento deve ancora cominciare.
Firmato Capitano Edward John Smith, comandante del RMS "Titanic"

domenica 22 febbraio 2009

Lezioni dal mare 4

Il sole delle cinque scavava ancora piccole tracce di salsedine sulla pelle, mentre scompariva lentamente dietro l'isolotto. Disteso, la testa leggermente sollevata, scrutavo dal mare il mare, una tavola da biliardo i cui birilli erano i gavitelli dell'Avamposto. Una di quelle rare giornate di mare che solo giugno ti regala e che ti capitano di rado, forse una o due volte all'anno, frutto di un concatenarsi di eventi favorevoli: il mare piatto ma trasparente, l'assenza di meduse in mare, una temperatura calda ma non eccessivamente afosa e infine, dulcis in fundo, poche, pochissime barche intorno, in quel lunedì di inizio giugno. Mentre gustavo la solitudine del mare scrutando davanti a me, schermato dalle lenti da sole, riflettevo su quello che il mare nascondeva, e in particolare pensavo a quell'aereo tedesco, il Junkers-52 inabissatosi un giorno dell'estate del 42 nello specchio del mare di Barcarello. Tracce lasciate dall'uomo che si sovrappongono ad altre, sin dall'alba della sua esistenza; resti di navi affondate, sbattute contro quello che era l'istmo dell'isolotto, successivamente spazzato via dai marosi per far posto allo stretto corridoio di mare che oggi esalta il paesaggio di Isola. Ma, più recentemente, telefonini abbandonati per una distratta apnea dei loro proprietari, o peggio lenze, reti dimenticate o volutamente tagliate da pescatori rapaci!
Quanta violenza ricevuta e procurata! Sempre coerentemente però con la mutevolezza del carattere di cui, in quel preciso momento, godevo solo della parte più placida e rilassante che tuttavia prevede nel suo repertorio anche manifestazioni meno docili per il navigante. Il rapido mutare degli eventi atmosferici con repentine burrasche , il sollevarsi improvviso di venti avversi, le mareggiate inattese dai più ma saggiamente previste dai meno.
Quella giornata di giugno mi invitava a cogliere il momento propizio, ad essere sempre pronto e ricettivo, quando è giusto essere il protagonista di eventi non usuali, difficilmente ripetibili, ma in ogni caso ricercati, quasi agognati per tutta una stagione. Non è giusto distrarsi perchè le occasioni il mare non te le concede facilmente ma, al contrario, la loro reiterazione è difficile, se non casuale e contingente. Tali momenti invece hanno qualcosa di magico e valgono il biglietto di una stagione intera, una prima al teatro che non ti è consentito perdere, che non devi permettere che altri ti raccontino perchè va vissuta in prima persona.

domenica 8 febbraio 2009

Lezioni dal mare 3

Ho un fratello che, come me, va per mare ma, a differenza di me, è velista. Ora, se non li conoscete, non potete neppur minimamente immaginare quante arie si diano sti velisti, quanto siano snob, quanto, per dirla papale papale si sentano un czz e mzz. Quando per caso mio fratello mi presenta a un suo amico velista il dialogo si svolge pressappoco così:
- Ti presento, mio fratello. Anche lui va per mare. Ha una piccola barca a motore.
- Ah - è la rispsta laconica dell'amico. Come dire ''Che ci vuoi fare, caro mio, anch'io in famiglia ho un parente debosciato, tossicodipendente, pluripregiuicato, pedofilo e stupratore di bambine.''
Comunque sia, per pura pietà ti fanno salire sulla loro barca (la più schifosa è lunga 15 metri) e, volutamente, cominciano a parlare tra di loro utilizzando il loro gergo, che ti esclude completamente dalla conversazione perchè assolutamente incomprensibile.
Eccone due brevi esempi.
'' L'altra volta, a causa del maltempo sono dovuto andare in cappa. Ho cazzato le vele sopravento e ho fissato il timone in modo di andare all'orza; così la barca scarrocciava un pò creando però una zona di remora sopravento''.
Capito nulla?
Oppure.
''Ora vediamo di atterrare. Dobbiamo passare accanto a quella meda gialla, prendere, con il mezzo marinaio, la cima fissata al corpo morto, tenendola lasca alla galloccia di prua, quella di dritta però, e facendola poi scorrere sotto l'opera morta per poi riprenderla di poppa e fissarla alla bitta con una gassa d'amante''.
Se a questo punto ti giri intorno cercando vanamente un marinaio molto basso, una specie di nano, nascosto chissà in quale anfratto della barca, la frittata è fatta. Cominciano a fissarti con quello sguardo di superiorità come per dire ''Ma sto buzzurro qui da dove viene'' e pensano ''Ma come si fa a campare senza sapere cos'è il mezzo marinaio'' e,
per il resto della navigazione, non ti cacano più.

martedì 3 febbraio 2009

Lezioni dal mare 2

Il mare è splendido, una tavola. Da tre giorni circa le condizioni atmosferiche sono immutate. Altro che Caraibi, un paradiso. Davanti la consolle, si vedono le lenze scorrere in mare, tenute giù dall'affondatore. L'andatura lenta di 2/3 nodi concilia il sonno del pomeriggio. Una bellissima giornata di mare. Gli altri, distesi sulla cuscinerìa di prua, dormicchiano beati, in parte coperti dal tendalino per cercare di schermare la forza del sole che, anche se sono le cinque del pomeriggio, picchia ancora duro sulla pelle.
Ora bisogna rientrare. Un breve calcolo nella mente. Con questo mare si possono tenere tranquillamente i 15 nodi di media. Come minimo. In meno di mezz'ora si rientra in porto.
Nessuno tocchi niente. Non ci si può fidare di questi principianti. Eppoi c'è una sacralità che bisogna rispettare. Mica puoi raccogliere la sagola così come capita. E se poi devi scioglierla rapidamente? Se non lo fai bene ti ritrovi con una serie di nodi da districare. Niente da fare. Tutti fermi. Non vi azzardate a toccare nulla. Incompetenti. Tutti devono sempre ricordare che il comandante è sempre, perennemente, coscientemente incazzato. Ce l'ha con tutti, perchè nessuno, dico nessuno, sa fare le cose bene. E se anche per caso qualcuno ci riuscisse, compito precipuo del capitano è quello di incazzarsi comunque. E cazziare, cazziare sempre e tutti.
Si parte. Il carico va distribuito bene. Metti sotto il secchio, assicura la sagola alla consolle, niente agitazione. Poi solo il rumore del motore. Su il trim, giusto quanto serve a fare planare questa barca.
In fondo all'orizzonte però, qualcosa non quadra. Troppe nuvole scure, minacciose improvvise. Tempo cinque minuti un vento fastidioso, teso e di prua. Viene dritto da sud-est, esattamente dove c'è il porto e reca con se dapprima delle increspature, poi della onde sempre più fitte e profonde. Ecco la punta di Capo Gallo; cominciano le maledizioni. Non si può dimenticare di consultare le previsioni, neanche per una giornata, neanche per mezza giornata.
La barca è preoccupata. Guardano senza parlare, aspettano.
E' impossibile prendere direzione sud-est, troppo pericoloso. Si deve virare verso est, verso il mare aperto e, senza esitazioni. Giù i giri del motore, indosso i giubotti di salvataggio. Tenuti al tientibene. E soprattutto niente panico. Tutti guardano preoccupati perchè la direzioine allontana la barca dalla mèta, dalla riva. Non sempre però la via più corta porta verso il paradiso.
Altro che 15 nodi, se va bene si va a 4/5 nodi , velocità da traina o quasi. Più la barca si allontana dalla riva più la tensione cresce. Il mare però, preso di mascone, è meno ruvido, più addomesticabile e soprattutto sbatte di meno sulla chiglia, abbaia ma non morde. La barca scende lentamente nel cavo delle onde e quando tocca il punto più basso, la riva scompare alla vista. E scompare anche il porto che ora si vede di dritta e non di prua. Altra virata. Questa volta il mare lo prendi di babordo ed è meno aspro. Il punto di vista cambia all'improvviso, il suo colore sembra meno cupo. Un'occhiata alla lancetta della benzina. Nessun problema.
Ancora mezz'ora di sofferenza poi l'attracco, la stanchezza nelle ossa. Nessun applauso ma gli sguardi grati come ricompensa per la fatica. Il ragazzo del moletto ti sfotte 'Che professo. Stasira un si vuliva arricampari?'. Le parole e il tono di Franco, invece, tradiscono una preoccupazione tenuta dentro per un pò. 'Un ci funziona u telefonino?'
Leghi la barca, aggiungi una nuova cima. Forse stanotte gira a Greco. 'Franco, si ci su problemi, isassi a varca'.
Raccogli le trusce e ti avvii. In mare non ci sono taverne.

giovedì 15 gennaio 2009

Lezione dal mare numero uno

Andare per mare mi ha insegnato tanto in questi tre anni che vedo la riva da fuori.
Il mare non è nè cattivo nè buono. Il mare è, in quanto esiste, ed ha un suo movimento, una sua vita, un’andatura che è meglio conoscere.
Andare per mare è come andare sulla terra. La presenza dell’uomo ha purtroppo inquinato e degradato molto dell'ambiente naturale. I cretini non sfrecciano solo sui SUV ma anche su grandi gommoni acquistati e spesso svenduti dopo qualche anno di futili manfrine.
Andare per mare mi ha insegnato che non sempre la strada diritta che porta da A a B è sempre la più sicura, tutt’altro. Dipende soprattutto da lui, dal mare. Non penso mai di poterlo piegare perché è troppo più forte di me. Bisogna solo assecondarlo e allora ti può portare lontano.
Andare per mare mi ha insegnato anche a rinunciare al mare. Quando non si può non si deve. Molte gite al porticciolo sono state vane, anche se, recentemente, riconosco sempre più le condizioni avverse solo affacciandomi dal balcone di casa mia.
Andare per mare mi ha insegnato anche ad ascoltare il vento, a leggere il cielo, perché anche loro ti aiutano ad anticipare e prevedere i suoi movimenti.
Quando vedi alta la schiuma delle onde contro gli scogli di Acapulco, all’Addaura, allora non è cosa di uscire. Troppo pericoloso. Il percorso più sicuro da prendere è quello di stare accucciato in porto ad aspettare, lasciandoti annacare, prendendo il sole e magari facendo il bagno tra un gommone ed un Boston-Vyler.