venerdì 30 gennaio 2009

Da lunedì piove per qualcuno, a scuola

E' tempo di valutazione intermedia, leggasi pagella del 1° quadrimestre.
Da lunedì partono gli scrutini. Già stamattina ho visto nei corridoi facce preoccupate, qualche lacrima, addirittura qualcuno che chiedeva: "Ma il prof. X non viene?" Quando mai gli alunni si preoccupano della presenza di un docente, semmai il contrario, gioiscono quando non c'è (in alcuni casi si festeggia con spumante, si ringraziano in ginocchio santi e patroni, o si fanno riti propiziatori come la macumba).
Molti sono convinti che il momento della valutazione sia un momento lieto per il docente, da lui atteso con grande gioia. Come dire: "Finalmente ci sono gli scrutini la settimana prossima. Che bello!!!". Come se si andasse in gita a Piano Battaglia!!!
Niente di più sbagliato. Vi posso assicurare che quasi tutti i docenti farebbero a meno della valutazione almeno per due buoni motivi:
1) Si toglierebbero dalle pal....pebre tutta una serie di schede, schedine, formulari, formalità che sono veramente noiosi!
2) Preserverebbero in alcuni casi fegato e coronarie da prevedibili dispute verbali (comunemente detti 'scazzi') con i soliti colleghi (tra i quali il sottoscritto) che hanno sempre qualcosa da ridire.
Purtroppo è obbligatorio per noi valutare ma ognuno di noi si attrezza in modo diverso, diciamo che possiede un proprio stile personale. Ecco qui di seguito alcune esempi di differenti modi di valutare che spesso vanno in conflitto con l'idea che gli alunni hanno di loro stessi.

a.Valutazione tautologica (la conclusione ripete ciò che è già stato detto nella premessa)
- Prof quanto mi ha messo?
- Ti ho messo 2
- Ma perchè?
- Perchè questo vali?
- Ma perchè valgo 2?
- Perchè ti ho messo 2!!!
In questo caso il prof non chiarisce nulla ma si evita una serie di complicate spiegazioni.
b.Valutazione a pioggia (quando piove, piove per tutti!)
Il prof mette a tutti 6.
- Prof perchè mi ha messo 6 come a X che non fa niente?
- Ma sei alunno mio?
- Si, da 5 anni.
- Vero? Come passa il tempo.
c. Valutazione di fine stagione
- Prof quanto mi mette?
- Ti metto 4
- Ma vuole scherzare? Mi ha interrogato la settimana scorsa e ha detto che andava bene. Mi metta almeno 6.
- Facciamo 5 e non se ne parla più
d.Valutazione farmacista
- Prof perchè mi ha messo 5?
- Vedi caro mi sembra elementare; hai preso 4-- nel primo compito , 5 e 1/2 nel secondo, 6+ nel terzo e 5++--e1/2 nel quarto. Tenuto conto della media ponderata e del diagramma dei flussi, preso atto che il breack event point, nel tuo caso, è di 3,345 fratto pi-greco, il calcolo esatto della tua media è 5,133333 periodico fattoriale che arrotondato per difetto fa 5 (secondo voi che materia insegna il collega?).
f.Valutazione materna
Povero Epifanio, anche se vale quattro voglio mettergli cinque, per incoraggiarlo . Non sai che problemi ha a casa. Il cugino del nipote della sorella ha un cognato il cui portiere ha un figlio che ha l'unghio incarnito. Come può Epifanio concentrarsi a studiare ?
g.Valutazione predittiva (prevede il futuro)
- Vedo.....vedo...... che nel compito in classe, fissato per il mese prossimo, prenderai 3
h. Valutazione alternativa
- Quanto ho preso nell'interrgazione, prof?
- Caro Lo Piccolo non è andata bene. Ti ho messo 4.
- Ma io sono Lo Curto.
- Vabbè Lo Piccolo, Lo Curto.... sempre basso è il voto.

Come vedete non è per niente facile valutare.




mercoledì 28 gennaio 2009

Attenzione a dove mettete i piedi!

Evitiamo di attappetinarci troppo. Solo lo stretto indispensabile, per sopravvivere.
Personalmente io mi ribello sempre al tentativo di utilizzarmi come stuoino. Normalmente ci riesco, qualche volta no (cliccare su foto).

martedì 27 gennaio 2009

Niente retorica please

Oggi ripensavo a un vecchio film di Frank Capra del 1946, La vita è meravigliosa, che ho visto una volta e mezzo. La prima quando ero molto piccolo, a casa dei miei, quando c'era il monopolio TV della RAI; il secondo invece più recentemente. Per chi non ricorda o non sa di che si tratta prendo da ibs.it un breve riassunto della trama. ''Il protagonista, George Bailey ha sempre mostrato, nella sua vita una grande forza d'animo. Quando il padre muore, rinuncia a ogni suo progetto di vita per mandare avanti la società di costruzioni paterna con l'intento di offrire case a buon mercato. George prosegue con successo l'attività del padre, malgrado l'ostlità del vecchio milionario Potter, finanziere senza scrupoli. Quando George si trova in una situazione complicata, chiede l'aiuto di Potter che glielo nega. George allora, disperato, decide di suicidarsi. Ma il suo angelo custode lo ferma e gli mostra quali sarebbero state le conseguenze per le persone che ama se lui non fosse mai nato. Capendo a fondo il valore della vita''.Perchè proprio oggi mi è tornato alla mente questo film?
Due ricorrenze, in apparenza così lontane nel tempo e nello spazio, me lo hanno ricordato. Mi riferisco alla messa in ricordo di Salvo e alla Giornata della Memoria per le vittime dell'Olocausto.
Cosa hanno in comune questi due avvenimenti talmente lontani tra loro?
Entrambi parlano di tracce, tracce lasciate dagli uomini. Piccole tracce come quella di Salvo che per soli 18 anni ha sfiorato la nostra esistenza; tracce più consistenti e dolorose come quelle dei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento.
Tracce di esistenze che hanno cambiato in modo definitivo la nostra vita come ciascuno di noi influisce e determina l'esistenza delle persone che ci stanno accanto, nel bene o nel male . Siamo tutti estremamente importanti anche e soprattutto se decidiamo di non doverlo essere. Non è necessario che sia un angelo a ricordarcelo. Anche nei momenti più tristi, in cui lo sconforto ci prende, non scordiamo mai quello che abbiamo rappresentato e rappresentiamo per quelle persone che regolarmente o, anche una sola volta nella vita, vengono in contatto con la nostra esistenza .



sabato 24 gennaio 2009

Leopold von Sacher-Masoch

Vorrei aggiungere qualcosa al post da me pubblicato nel dicembre scorso dal titolo "Mentre aspetto di pagare all'ufficio postale" parlando di un personaggio che, dalle nostre parti, viene definito comunemente "Afferra (o acchiappa) czz nell'aria".
Di chi si tratta? E', di solito, una persona che non solo ha i propri czz (cioè i problemi derivanti dalla propria esistenza, di solito misera) ma si assume anche quelli degli altri. Non che si immischi degli affari altrui! Affatto! L'acchiappa czz nell'aria si occupa di sanare situazioni (di solito complicate, difficili e talora penose) che riguardano altre persone senza che queste ultime però glielo chiedano.
Faccio un esempio. Sono oberatissimo di lavoro, sono divorziato e mia moglie non mi vuole fare vedere i figli, mi hanno pignorato l'auto e vivo in una stanza d'affitto in una pensione della via Maqueda in mezzo agli scarafaggi; ho grossi problemi finanziari e il medico mi ha trovato anche un'ulcera perforata. Un collega single, che vive con i genitori entrambi con ricca pensione e casa di proprietà, viaggia in cabriolet e indossa attualmente un blazer di puro cachemire che per pagarmelo dovrei lavorare anni 5, mi incontra e mi dice: "Sai, ho grossi problemi, dovrei partire con la mia fidanzata per andare ad Ibiza per una settimana ma il Preside non mi vuole dare i giorni di permesso". Ebbene l'afferra czz che fa? Non dice " Ah mi dispiace", gira tondo e se ne va! No, no! Dice "Non ti preoccupare ti sostituisco io. Oltre alle mie 18 ore mi accollo anche le tue". "Ma ci sono anche da fare gli scrutini" , aggiunge l'altro. "E allora?"- risponde l'afferraczz con nonchalance- "Ci penso io".
Pensate voi che una volta tornato da Ibiza il collega avrà per l'afferra czz un minimo di gratitudine. Manco per idea. Dopo poco tempo avrà scordato tutto!
Ecco! Questo è l'afferraczz nell'aria. Una persona che normalmente tutti dovrebbero stimare, direi riverire se non osannare ma che viene comunemente ritenuto da tutti un "fesso".
Io penso che molti di noi (non tutti però) siano stati almeno una volta un po' afferra czz nell'aria . Naturalmente anch'io non mi sono potuto esimere da tale pratica, tanto più che che ho avuto ed ho ancora come mentore la mia inclita collega ILP riconosciuta ufficialmente, urbi et orbi, come maestra del genere.
Comunque le mie imprese sono talmente conosciute e riconosciute che anche un famoso pittore mi ha immortalato in una sua tela che mi raffigura nell'atto di accingermi alla bisogna. Eccola! (Cliccate sulla foto please)Il titolo del quadro è il seguente: "Profgiov si accinge ad una nuova ennesima impresa e pensa "Mih quant'è grosso questo"

Empatia

Definizione di empatia da Wikipedia: "L'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando". Definizine di empatia dal dizionario De Mauro: "Capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona".
Da quasi 30 anni faccio questo mestiere e spesso mi chiedo come sia possibile svolgerlo senza sviluppare un rapporto empatico con chi mi sta accanto. Alcuni miei colleghi pensano che una delle prime doti che dovrebbe avere un docente sia quella di rimanere il più possibile distaccati e volutamente lontani da ciò che i loro alunni provano e pensano, facendosi coinvolgere il meno possibile dalla componente personale del rapporto umano. Il docente dovrebbe quindi cercare di trasmettere contenuti, valori, atteggiamenti, senza però lasciarsi coinvolgere personalmente ed emotivamente.Mi chiedo come ciò sia possibile quando nel nostro "mestiere" il rapporto umano è assolutamente determinante. Non siamo nè allevatori, nè ammaestratori, nè tantomeno domatori. Vorrei andare oltre. Spesso mi trovo a discutere col mio amico G., mio medico (che spesso visita queste pagine) col quale abbiamo scambi di opinione sulle nostrie così diverse e paradossalmente simili professioni (per esempio se noi docenti lavorassimo meglio i medici avrebbero meno problemi). Anche lui, come me, qualche volta torna a casa "décoilloné" (traduzione libera dall'italiano "scoglionato") a causa delle sue dispute con alcuni suoi pazienti. Se non gliene fregasse una cippa del suo lavoro non mi verrebbe certo a raccontare nulla perchè, una voltra varcata la soglia di casa, metterebbe tutto nel dimenticatoio. Se invece ne parla è perchè anche lui svolge la propria professione con empatia. Ma empatico dovrebbe essere anche il macellaio quando cerca di mettersi dalla parte della vecchietta che gli chiede della carne tenera perche, poveretta, ha i denti che non l'aiutano più. L'empatìa quindi dovrebbe essere la materia prima delle nostre relazioni umane quotidiane soprattutto quando siamo in una situazione di potere, di forza (docente nei riguardi di alunno, medico nei riguardi di paziente ecc.). Ma la forza deve passare attraverso il riconoscimento dell'altro, nella presa di coscienza della sua esistenza di persona anche quando questa persona è un emerito stronzo o un perfetto imbecille.
Senza però che tutto questo significhi attappetinarsi mai (attappetinarsi: termine da me inventato che significa rendere la propria persona come un tappetino sul quale
tutti si puliscono le scarpe sporche, senza alcun rispetto per il tappetino medesimo).

venerdì 23 gennaio 2009

Vi giuro, ho fatto tutto il possibile!

Ho staccato telefono di casa, telefonini , citofono, campanello, suonerie varie; ho allontanato persino la famiglia per stare più tranquillo! Mi sono messo comodo sul divano, ho allungato le gambe sul tavolino e mi sono circondato di quanto necessario per svolgere il mio compito con attenzione e scrupolo: da un lato le cibarie (pop corn, salatini, coca cola etc.) dall'altro gli attrezzi da lavoro (occhiali, lenti da ingrandimento, binocoli). Poi 10 minuti di concentrazione prima dell'inizio, come un pilota di formula 1 che, prima del via, rivede con la mente tutto il circuito!
Quando il tutto è cominciato, mi sono detto:"Ci siamo, ci riuscirò. Ci sono riusciti in tanti, ci riuscirò anch'io!".
Vi giuro, sono sincero. Ho fatto di tutto! Quasi subito ho cominciato a capire che era più dura del previsto, per cui mi sono persino avvicinato per cercare di guardare meglio ogni piccolo dettaglio; prima con gli occhiali, poi con la lente di ingrandimento, infine con il binocolo (con il quale, di solito riesco a distinguere la data di scadenza dei Sofficini che la signora del palazzo, che si trova a 250 metri di fronte al mio, sta friggendo). Niente, non ho trovato niente!!!
Dopo mezz'ora di inutili tentativi, ho gettato la spugna, nervoso e deluso.
Nello spegnere il televisore, però, una domanda si è posta immediatamente nella mia mente: "Kikkakkiocitruvàtinistirialitisciò?" (Traduzione in italiano corrente: Cosa ci trovate di particolarmente interessante e rilevante dal punto di vista culturale in queste trasmissioni denominate "Reality Show?"). Questi "Il grande Flagello", "Uomini Donne e Gay", "Amici e guardati" di Mario Di Filippo, "L'isola dei formosi", "XYZ Max Factor", "Lanzando sotto le stelle": ma che ci trovate di così interessante. Ditemelo, fatemelo sapere, vi prego! Voglio essere come tutti voi, sedermi ogni giorno davanti la tele e godere nel profondo del mio Io delle dispute filosofiche tra Extraluxuria e Mario Di Filippo, tra Simona Sventura e Caz Degan! Perchè non ce la faccio? Cosa mi manca? Aiutatemi!! Credetemi, non potete sapere quanto io stia in questo momento soffriggendo!!!

sabato 17 gennaio 2009

Will Eisner

Grazie a mia figlia fumettista (che non legge più solo manga per fortuna) ho potuto apprezzare meglio un autore americano che da molti è ritenuto un maestro. Si tratta di Will Eisner, il cui nome a molti non dice nulla ma che ha pubblicato molto e soprattutto ha trattato della condizione dell'uomo nelle grandi città. Più che le parole, i suoi tratti mostrano in modo inequivocabile come vive oggi l'uomo "civile".

venerdì 16 gennaio 2009

Ce l'ho con me stesso

E' inutile. Non si può pretendere qualcosa da chi non te la può dare. E' da stupidi.

Gemellaggio

I francesi stanno arrivando.........
Preparate il comitato d'accoglienza!

giovedì 15 gennaio 2009

Nuovo salvataggio?

Grazie alla mia mitica collega I.L.P. e al suo pressing (meglio di Cannavaro), siamo riusciti a recuperare M.D.L. della quarta. Visti però gli esiti dei precedenti "salvataggi" (mi riferisco a R.C. e A.B. della terza, P.F. della quinta e M.G. della seconda) , che continuano a frequentare con discontinuità e quindi lavorano veramente poco, mi chiedo sino a che punto siamo veramente riusciti a salvare qualcuno. Se andate in un Liceo Classico (e io ne ho esperienza diretta xchè mia figlia ne frequenta uno) la frequenza è più alta, gli alunni si assentano di meno, l'impegno è maggiore. Ho una mia personale interpretazione di questi fatti. Molti dei miei alunni ritengono che prendere o non prendere un diploma sia lo stesso. Per questo motivo molti lavoricchiano per recuperare qualcosa (in francese si dice "argent de poche") per potersi autogestire e non dipendere dagli altri e giocano regolarmente alla SNAI. Il fatto però è un altro. Qui non si tratta solo di prendere un diploma, un pezzo i carta vuoto, ma di acquisire competenze, di sviluppare capacità . Sapersi esprimere bene, avere facilità di calcolo, saper capire un testo anche di tipo specialistico serve molto di più del pezzo di carta, perchè sono abilità che si possono spendere sempre nella vita e aiutano a fare scelte migliori , a dipendere meno dagli altri, a capire come vanno le cose, in poche parole a difendersi meglio proprio nei momenti più difficili come questi che viviamo. Quando c'è crisi chi meno sa è più in difficoltà.
Degli ex alunni che sento su facebook mi pare che se la cavino meglio proprio quelli che si sono spesi bene a scuola. Non è la bolletta della SNAI che vi garantirà il futuro!!

Lezione dal mare numero uno

Andare per mare mi ha insegnato tanto in questi tre anni che vedo la riva da fuori.
Il mare non è nè cattivo nè buono. Il mare è, in quanto esiste, ed ha un suo movimento, una sua vita, un’andatura che è meglio conoscere.
Andare per mare è come andare sulla terra. La presenza dell’uomo ha purtroppo inquinato e degradato molto dell'ambiente naturale. I cretini non sfrecciano solo sui SUV ma anche su grandi gommoni acquistati e spesso svenduti dopo qualche anno di futili manfrine.
Andare per mare mi ha insegnato che non sempre la strada diritta che porta da A a B è sempre la più sicura, tutt’altro. Dipende soprattutto da lui, dal mare. Non penso mai di poterlo piegare perché è troppo più forte di me. Bisogna solo assecondarlo e allora ti può portare lontano.
Andare per mare mi ha insegnato anche a rinunciare al mare. Quando non si può non si deve. Molte gite al porticciolo sono state vane, anche se, recentemente, riconosco sempre più le condizioni avverse solo affacciandomi dal balcone di casa mia.
Andare per mare mi ha insegnato anche ad ascoltare il vento, a leggere il cielo, perché anche loro ti aiutano ad anticipare e prevedere i suoi movimenti.
Quando vedi alta la schiuma delle onde contro gli scogli di Acapulco, all’Addaura, allora non è cosa di uscire. Troppo pericoloso. Il percorso più sicuro da prendere è quello di stare accucciato in porto ad aspettare, lasciandoti annacare, prendendo il sole e magari facendo il bagno tra un gommone ed un Boston-Vyler.

martedì 13 gennaio 2009

Come finisce

Il bar era gremito all'inverosimile. Nella confusione scorse il viso di una persona che non avrebbe mai voluto vedere, quello di Carmelo, della famiglia dei C., un killer spietato, autore di numerosi omicidi. Una bestia.
Era lì per lui, ne era certo. Troppo sangue era corso ultimamente tra le famiglie, troppi regolamenti di conto e lui ne era stato protagonista. Del resto uno dei suoi "amici" glielo aveva detto: "Ho sentito cose brutte su di te. Statti accorto"
Senza dare nell'occhio, raggiunse il bagno del locale e di lì gli fu facile scavalcare la bassa finestra e dileguarsi nelle viuzze del quartiere del vecchio porto. Evitò di recuperare la macchina (troppo vista in giro), si disfece del telefonino e, al primo negozio utile, acquistò un rasoio elettrico che utilizzò nelle toilettes di un bar della periferia per radersi barba e baffi e tagliare cortissimi i suoi lunghi capelli. Un cappellino di lana e ampi occhiali da sole completarono il travestimento. Neanche sua madre lo avrebbe riconosciuto.
Con uno dei falsi documenti che portava sempre con sè, affittò un'auto con la quale lasciò immediatamente la città. La abbandonò poi in uno degli ultimi autogrill dell'autostrada prima di Messina per farsi dare un passaggio da un camionista che lo portò alla stazione marittima. Qui si imbarcò sul traghetto per Reggio e successivamente afferrò il primo treno utile per il nord seguendo però l'adriatica, sicuramente meno battuta della tirrenica.
Cambiando continuamente itinerari e mezzi di trasporto, per far perdere ogni possibile traccia di sè, si ritrovò a varcare il confine nazionale al Brennero. Il suo obiettivo era Nossen, una cittadina tedesca posta a pochi chilometri da Dresda dove avrebbe incontrato Gaetano uno della famiglia, che gestiva lì un ristorante italiano e che, soprattutto, gli avrebbe potuto garantire una copertura, almeno sino a quando le acque non si sarebbero placate.
In un modo o nell'altro riuscì ad avere l'indirizzo esatto del luogo e vi si recò subito.
Il locale sembrava molto frequentato, visto il numero delle macchine parcheggiate nel piazzale.
Entrò e chiese del principale. La sala era strapiena; per lo più siciliani che si facevano riconoscere per il loro vociare.
Gaetano arrivò quasi subito e lui si presentò, citando i nomi giusti e cercando di dire il meno possibile per evitare di esporsi troppo. Quell'altro si esprimeva a monosillabi e pareva stranamente interdetto. Gli chiese di aspettarlo lì, e si avviò verso una porta a vetri su cui campava la scritta "privat". Da lontano lo vide, di spalle, fare due brevi telefonate. Poi riapparse. Gli sembrò alquanto infastidito. In breve, gli disse di avere provveduto: sarebbero passati a prenderlo tra qualche minuto due "amici" in una BMW grigio metallizzata. Meglio aspettare fuori, gli disse.
Uscì dal locale e dopo poco l'auto si appalesò dal nulla. Il guidatore gli fece cenno di avvicinarsi poi lo invitò a salire. Mentre montava dietro, ebbe la netta sensazione che qualcosa non stesse andando per il verso giusto.
Dopo qualche giorno, a Palermo, i familiari decunciarono la sua scomparsa, ma di lui non si seppe più nulla. I suoi resti riposano in un boschetto di betulle vicino il castello di Nossen.

(Liberamente tratto da "Samarcanda" di Roberto Vecchioni.)

domenica 11 gennaio 2009

Ricordi d'infanzia

Quando ero piccolo, ma molto piccolo, ricordo che esisteva un pupazzo chiamato "Ercolino sempre in piedi" che si vinceva con una raccolta a punti acquistando dei formaggini.
Alto meno di un metro, questo pupazzo aveva una base sferica con un peso che gli impediva di andare giù anche quando lo si pigliava a pugni (da qui il nome). Inoltre possedeva al suo interno dei sonagli che si facevano sentire quando provavi ad atterrarlo.

Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!
Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!
Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!

Mi ricorda alcune persone di mia conoscenza che prese a sberle dalla vita riescono per fortuna a tornare in piedi! Speriamo bene!

sabato 10 gennaio 2009

Poesia futurista

Ispirandomi al poeta Aldo Palazzaschi, in particolare alla sua poesia "La fontana malata", anch'io ho composto una poesia neofuturista.

Velocità
drin drin, presto presto al lavoro devo andare
gnam gnam, lesto lesto voglio in fretta sgranocchiare
piss piss, fretta fretta anche in bagno posso andare
dance dance, vite vite c'è la voglia di sballare
wroom wroom, razzo razzo è il momento di filare
crash crash, fatto fatto contro il palo vo a schiattare!

Take your time and think, the life go away very quick
Prends ton temps et réfléchis, la vie s'en va très rapidement
Prenditi il tuo tempo e rifletti, la vita se ne va in fretta

Befana 2009

La Gemini vien di giorno
coi ministri tutt'intorno.
fa una legge assai malsana,
Mariastella è una........

giovedì 8 gennaio 2009

Si torna al lavoro

Non è poi così tragico tornare a lavorare dopo l'overdose di cibo e di impegni vari.
Mi piacerebbe rivedere un pò l'idea che abbiamo di queste vacanze, che stanno diventando ancor più frenetiche della vita di ogni giorno.
Voto 4

domenica 4 gennaio 2009

Per Chiara e gli esaminandi di giugno 2009

Il centravanti fu atterrato appena dentro l’area e l’arbitro fischiò il calcio di rigore. Mancavano 2 minuti alla fine della partita e la squadra era sotto di un gol. In mezzo all’esultanza generale per il possibile pareggio, che rimetterebbe l'esito dell'incontro in discussione, con la possibilità di effettuare i tempi supplementari, si sentì secco l’ordine impartito dal mister: “Tira Francesco!”
Subito una stretta alla bocca dello stomaco. Francesco percepisce immediata la responsabilità. E dimentica. Dimentica la sicurezza con la quale ha quasi sempre sbeffeggiato, durante gli allenamenti, i vari portieri che gli si sono parati davanti nel pressoché vano tentativo di parargli le decine di penalty scoccate. E non sente. Non sente i suggerimenti del capitano della squadra che gli dice di stare tranquillo, di tenere a freno la bestia, di essere se stesso, sicuro delle proprie capacità.
Francesco dimentica, non sente, ha paura.
Prendo una breve rincorsa? No, troppo breve no. Tiro a mezz’altezza o rasoterra, alla destra o alla sinistra del portiere? E se tirassi forte ma centrale?
Tanti pensieri per la testa mentre pone il pallone sul dischetto.
Poi il fischio dell'arbitro, che lo coglie quasi alla sprovvista, e la rincorsa, un po’ goffa.
Il tiro parte, scagliato quasi ad occhi chiusi; è un tiro sporco, ciabattato, poco angolato. Facile preda del portiere.
Francesco ha sbagliato il rigore della sua vita.

sabato 3 gennaio 2009

L'attesa

Siamo al 10° round. Il match si avvia alla conclusione e purtroppo l’avversario è in netto vantaggio su di lui. Pur iniziando bene il pugile ha perso il filo dell’incontro stancandosi in un lavoro ai fianchi che però non ha sortito l’effetto sperato. Del resto l’avversario è tosto, duro da attaccare, sfuggente, grande incassatore. Ma lui si è preparato bene per l’incontro, ha lavorato sodo. Sa bene che una vittoria può aprirgli le porte di una carriera ancora ricca di successi e guadagni; una sconfitta, invece, lo avvierebbe verso il lento e fatale viale del tramonto.
Deve cercare di dare una svolta all’incontro anche se percepisce che la fiducia intorno a sé va scemando. L’allenatore all’angolo, gli ha appena consigliato di aggrapparsi alla sua decennale esperienza, come dire che è pronto a gettare la spugna.
Poche chance gli si offrono, stante le sue attuali condizioni fisiche: i riflessi non sono più quelli dell’inizio match e così pure le gambe, piuttosto lente; ma è ancora in grado di leggere bene la situazione.
Sente, per esempio, che il suo avversario, forte e roccioso, che mai però ha sottovalutato, potrebbe avere quanto prima una defaillance, avendo subito durante l’incontro dei colpi cha l’hanno raggiunto alla figura, scotendolo. Sente anche di potere entrare nella stretta guardia che sempre ha contraddistinto la sua scherma. Si potrebbe, ma come fare? Che tattica usare? Proprio adesso servirebbero forze fresche che però non ha. Ma non si rassegna e, soprattutto, non vuole dare la soddisfazione agli altri di andare giù. Che fare allora?
In questo frangente l’unica strategia ancora possibile è l’attesa

giovedì 1 gennaio 2009

Mentre aspetto di pagare all’ufficio postale

Forse è meglio iniziare l’anno con un po’ di babbìo anche se in fondo (ma molto in fondo) questa è anche una riflessione semiseria.
Quando ero all’università ho studiato anche la sociolinguistica, una scienza che studia l’evoluzione della lingua mettendola in relazione anche all’evolvere della società.
Giorni fa, mentre ero alla posta aspettando per ben 2 ore il mio turno per pagare le bollette, (cornuto e mazziato) riflettevo sull'uso di una parola che, quando ero giovane, avrei definito “volgare” (e che utilizzavo solo coi miei coetanei maschi) ma che oramai è entrata a tutti gli effetti nell’uso dell’italiano comune tant’è che la si sente spesso anche alla radio e in televisione.
Si tratta di una parole di 5 lettere che inizia per c, finisce per o ed ha in mezzo 2 zeta. Insomma, senza remore e sperando che mia madre non legga mai questo post, sto parlando della parola cazzo.
Dagli agli anni ’70, quando ancora era ritenuta off-limits, il suo utilizzo si è sempre più esteso e non ci si scandalizza più a sentirla pronunciare anche in situazioni piuttosto formali (tavole rotonde, dibattiti ecc.).

Per semplificare do qui di seguito alcuni esempi dell'uso della suddetta parola.
-Uso rafforzativo (togliendola dalla frase il significato non cambia di molto):
Che c. vuoi?
Dove c. vai?
- In sostituzione di “niente, nulla”
Non capisci un c.!
Come mai non hai mai un c. da fare?
- In sostituzione della parola “schifo” o similari
Spegni questo c. di telefonino!
E’ un film del c.
- Per offendere qualcuno
Sei una testa di c.!
Che faccia di c.!
Mi stai sul c.!
Levati dal/dai c.
- In sostituzione di “fatti, affari”
Sono c. tuoi, ora!
Fatti i c. tuoi!

La parola tuttavia viene utilizzata anche con prefissi e suffissi che ne allargano ulteriormente il significato. Ecco qui una piccola lista di parole derivate
NOMI
Cazzata: stupidaggine
Cazzabubbolo: cosa di poco valore
Cazzone: uomo stupido
Cazzettino: uomo di poca affidabilità
Cazzacci (al plurale): nella locuzione fatti i c.....cci tuoi
Cazzeggiamento : scherzo
Cazzaro
Cazziatone o cazziata: sgridata, rimprovero
Cacacazzo/i o rompicazzo/i: persona che disturba
Controcazzi: super attributo di virilità (anche al femminile) E' una tosta, con i controc....
Stracazzi:
accrescitivo usato nelle locuzioni tipo Fatti gli strac.... tuoi per favore
Incazzamento o incazzatura: l'essere fortemente adirato,
Scazzo : diverbio
AGGETTIVI
Cazzuto: dicesi di persona tosta
Incazzato : dicesi di persona molto adirata
Incazzoso: dicesi di persona facile ad adirarsi
VERBI
Cazzeggiare : scerzare
Cazziare: rimprovevare aspramente
Incazzarsi: adirarsi fortemente
Scazzarsi: avere un aspro diverio con qualcuno

Troviamo la parola anche in tutta una serie di lcouzioni e frasi idiomatiche anch’esse oramai facenti parte dell'uso comune della lingua come ad esempio:

Quello sta c. e culo col direttore ! (stanno in intimità, ma non sessuale)
Fa tutto a c. di cane (fa tutto male, in modo sbagliato)
Grazia, Graziella e grazie al c. (in caso di cosa ovvia)
Il c. non vuole pensieri (per fare sesso ci vuole serenità mentale, almeno per l’uomo)

Il vocabolo si trova anche nelle varianti dialettali, spesso con significati diversi
A Roma per esempio si usano due forme simili:
sto cazzo!?: espressione esclamativa di ammirazione o di negazione.
sti cazzi: col significato di "non me ne importa nulla / non mi riguarda", riferita a cosa e/o affermazione di scarsa importanza (vedi il grande capo "Esticazi" della trasmissione radio 2 "Sei Uno Zero" con Greg e Lillo). Nel nord Italia viene spesso usata per mostrare stupore o ammirazione (simile a "perbacco"), similarmente al romano sto cazzo. È sempre più in uso anche nel senso di "col cazzo che...": "'Sti cazzi se lo aiuto!" (Figurati se lo aiuto! Non se ne parla proprio che lo aiuto!).
A Napoli esiste la forma cazzimma che pare si riferisca a persona che gode a procurare dispiaceri ad altri: E che cazzimma!
In Sicilia utilizziamo la parola cazzilli per denominare le crocchette di patate che accompagnano le panelle nel famoso panino

Immaginate adesso la difficoltà di uno straniero che si trovi a dover imparare la lingua italiana! Deve stare attento a quello che dice perchè se dice a una persona “sei un cazzone” lo offende, se gli dici “sei cazzuto” lo elogia. Cosa ne potrà capire il poverino?

Piccola parentesi didattica: sapete il significato della parola
cazzaro? Se sì scrivetelo, ma siate onesti: non cercate su internet!!

Per concludere, non so quale possano essere le vostre reazioni e impressioni in merito a quanto ho appena scritto. Sappiate che in ogni caso sono sempre discorsi del c.