venerdì 17 aprile 2009

25 cavalli

25 cavalli scalpitano vicino a me, in attesa che il mossiere dia il via al Palio. Calmi! Contenete i vostri ardori che la corsa è lunga!

Ennio Flaiano

"Come si fa a misurare un millesimo di secondo?"
"Facile. E il breve periodo di tempo che passa tra lo scoccare
del semaforo verde e il suono del clacson del cretino in attesa dietro te!"

(Liberamente tratto da Ennio Flaiano)

domenica 12 aprile 2009

Penitentiagite

Strano fatto accaduto ieri sera ad un miscredente come me.
Come ogni sabato santo (almeno di recente), mi accade di accompagnare la mia consorte ad assistere alla messa pasquale, anche se in verità la mia assistenza consiste unicamente nel recarmi con lei in chiesa (in compagnia di altri amici anch'essi credenti), allontanarmi per la durata della funzione per venire poi a riprenderla alla fine della messa. Cosa che immancabilmente ho fatto anche ieri sera 11 aprile.
Dopo averla lasciata alla Magione ho deciso di fare un giro verso il centro storico. Prendo via Garibaldi, passo davanti alla statua del Genio di Palermo in Piazza Rivoluzione, imbocco la via Cagliari, attraverso la via Roma, risalgo la Discesa dei Giudici (ogni discesa in verità, presa dalla parte opposta, si dovrebbe chiamare salita) quindi arrivo rapidamente in Piazza Bellini. Costì arrivato, a rimembranza di antichi percorsi fatti insieme agli alunni oramai due anni fa nell'occasione della manifestazione Palermo Apre le Porte, risalgo i gradini della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. Comprendo che il rito si è appena concluso, mi soffermo un attimo ad ammirare la ricchezza dei marmi (mischi e tramischi, come direebbe la mia inclita collega ILP, frequentatrice assidua di queste pagine), quindi ridiscendo lo scalone e, attraversando la Piazza, decido di dare un'occhiata alla chiesa di S.Maria dell'Ammiraglio (Giorgio di Antiochia), comunemente nota ai palermitani come la "Martorana", chiesa nella quale fui battezzato oramai "many years ago". Salgo anche qui la ripida scala e trovo un gruppetto di persone ferme davanti la porta della chiesa chiusa. Penso subito ad una difformità tra rito cattolico e rito ortodosso e sto per fare dietro front allorchè scorgo un omone sul lato destro della chiesa, in corrispondenza di un cancello che sta aprendo e che mi dice:
"Per entrare in chiesa si accede da qua", indicando con la testa l'ingresso secondario.
Preso dagli avvenimenti decido di entrare. Dentro, nella penombra, vedo che la chiesa è colma di gente, soprattutto nella navata centrale. Sento dei canti in greco (li riconosco per via della mia discendenza chianiota) e mi avanzo verso destra dove scorgo tre pope concelebranti che intonano canti liturgici, come si addice al rito ortodosso che è sempre cantato per tutta la sua lunga durata. Mentre mi chiedo che cosa io ci stia a fare lì, scorgo una giovane signora che distribuisce delle candele agli astanti; svicolo dietro una delle colonne della chiesa per non farmi scorgere, ma lei si ripresenta subito dopo con altre candele in mano e, senza indugio, ne porge una anche a me. Quasi automaticamente la prendo e spinto dalla massa seguo i fedeli che, in lento e muto corteo, si avvicinano all'altare dove ciascuno con la propria candela attinge alla fiamma di un grosso cero tenuto da uno dei tre Pope, probabilmente il più importante. Sparsi sul pavimento noto ramoscelli di olivo. Senza una sola parola esco fuori dalla chiesa seguendo gli altri, la candela accesa in mano, e ritrovo buona parte dei fedeli davanti la porta della chiesa mentre intonano lo stesso canto che invita ad accendere la propria fiamma alla luce che mai tramonta. Quando il piccolo sagrato è pieno, si fanno largo tra la folla i tre pope intonando altri canti; il primo di essi reca un'icona del Cristo in croce. Questi si soffermano a bussare davanti la porta della chiesa mentre dall'interno qualcuno risponde loro e al quarto tentativo la porta della chiesa si spalanca lasciando entrare i sacerdoti seguiti poi dal corteo dei fedeli, tra cui il sottoscritto, tutti recanti in mano la candela accesa.
Mentre il rito continua decido di lasciare la chiesa anche perchè, nel frattempo, la mezzanotte è già scoccata ed ho paura che gli amici della Magione mi diano per disperso. Mi affretto a ritornare indietro a passo spedito ma arrivato lì mi accorgo che il rito di quella chiesa è ancora più lungo di quello ortodosso per cui resto in chiesa in attesa della conclusione sino all'una, con benedizione dell'acqua compresa.
Quale considerazione si può fare alla fine della serata? L'unica che mi viene in mente è che, da vero miscredente mi sono ritrovato a partecipare senza volerlo a ben due riti di due confessioni diverse. Che ci sia la mano divina in tutto ciò? Una sorta di punizione?
PENITENTIAGI'TE!!

venerdì 10 aprile 2009

Che begli occhi hai!! - Diglielo a tua sorella!!!

Penso di essere una persona leale, abbastanza (magari troppo) trasparente, spontanea. E detesto dovermi difendere. E' una delle cose che odio.
Credo che sarà capitato anche voi non di avere una musica in testa, come nella canzone, ma di avere a che fare con persone che conoscete per la loro stronzaggine e che ve lo fanno pesare quotidianamente, per cui alla fine pensate "Questo ce l'ha con me!". Ebbene vi posso assicurare che questi sono casi facili: il nemico conosciuto è un mezzo amico, perchè ti puoi difendere da lui, lo conosci e sai dove andrà a parare. Se sai che X è un pervertito (o una pervertita per le pari opportunità), eviterai di attraversare il bosco la notte insieme a lui, giusto?
Ma ci sono quelli invece che hanno dei percorsi mentali molto lunghi e che per arrivare là dove vogliono che si arrivi, fanno dei giri, dei giri, dei giri, per poi portarti là, e quando ci sei arrivato sei più o meno fottuto. Odio queste situazioini perchè mi costringono a stare sul chi va là, a dovermi difendere sempre, a non sapere cosa voglia da me quella persona che però so che mi sta fottendo.
In questo, nessuno se ne dolga, le donne sono molto più esperte di noi maschietti, perchè abituate a camuffarsi, a truccarsi, a nascondersi, per un fatto non genetico ma culturale, almeno nelle civiltà occidentali. Noi maschietti siamo più o meno (con qualche eccezione, vedi Andreotti) assolutamente degli sprovveduti, dei cazzoni che si lasciano abbindolare facilmente.
Quagliando: certo non si può fare sempre come q
uello che dice di no a tutto per evitare così qualsiasi camurrìa. "Che ti ha detto?". "Non lo so. Io però, per pronto accomodo gli ho detto di no, non si sa mai!"
E allora? Allora, allora. Beh è difficile comportarsi in questi frangenti. Io personalmente cerco di contare un pò (almeno fino a 853), prendendo tempo, faccio domande, in poche parole, scavo, per capire dove porta il tunnel per evitare di infilarmici alla cieca. Poi alzo il livello e comincio a chiedere apertamente cosa c'è dietro e, se ancora non ho chiaro tutto il disegno, rimando. Adduco scuse del tipo "Devo chiedere al mio psicologo", oppure "Mia figlia ha la prima comunione" - "Ma come, non ha già 23 anni?" - "Si ma abbiamo perso il certificato e dobbiamo rifarla!". Insomma la butto sul tempo e mi informo in giro per saperne di più.
Capite bene che quando mi si avvicina un personaggio così comincio a stare male! Quanta fatica mentale sprecata a doversi difendere da uno stronzo simile. Sappiate che questa gente passa ore e ore per prepararvi la polpetta avvelenata; studia tutte le battute da dirvi, prevede le vostre risposte. Quando pensate di avercela fatta tira furi un ragionamento al quale non avevate pensato prima e vi mette KO.
Una lunga partita a scacchi! Sarà per questo che non amo molto gli scacchi?

A me i piedi, please!

Premetto che è sempre difficile fare il ritratto di una persona, in quanto le varie sfaccettature di un carattere ci impediscono di coglerne la globalità della sua complessità. E' questo, tuttavia, un esercizio che va fatto sia perchè abitua all'analisi, sia perchè ci aiuta, in fondo, a conoscere noi stessi. Senza cadere però nell'esagerazione della psicoanalisi che lascio con piacere agli specialisti come Schiattè, volevo dire Morté, nemmeno, forse Decedé, cakkio non ricordo, può essere Intosté, neppure, ah si ho trovato: Crepet. Dicevo lascio agli specialisti come Crepet l'onere (e i piccioli) della ricerca cosidetta scientifica della psicologia umana; io mi limito a un'analisi magari superficiale ma pur sempre attenta a cogliere quanto meno gli elementi fondamentali di un carattere.
Chi mi sta leggendo penserà, come Totò nel famoso sketch: "Chissà questo dove vuole arrivare!". In realtà la sto prendendo un pò larga perchè vorrei soffermare la mia attenzione sui programmi stile "Amici di Maria De Filippi" che odio profondamente perchè sono una delle cause principali della corruzione della morale corrente perchè instigano alla violenza dei sentimenti. In realtà questo tipo di trasmissioni invitano lo spettatore a schierarsi, ad assumere posizioni o per A o per B (o per C,D etc) e non spingono quindi ad un'analisi della situazione, ad un approfondimento personale dello studio del carattere; ti chiedono solo in modo subdolo: "Con chi stai?".
Una delle consequenze possibili è quella di assumere, nella vita reale, atteggiamenti simili come spesso mi succede assistere durante casi di skazzi all'interno delle mie classi. Ingenuamente pensiamo che tutto si possa risolvere come in un reality, con ciascuno di noi trasformato momentaneamente in opinionista. Dimentichiamo però che l'opinionista è lì perchè pagato e fa la parte oggi dello stronzo che aizza gli animi e domani quella di chi dice "Non ci fu niente, pigghiamuci un bello cafè!".
Ritornando all'analisi dei caratteri delle persone quindi, questa pratica non può essere fatta per imitazione, ma è il frutto di uno scontro quotidiano con la realtà, fatta di situazioni uniche, irripetibilidi e non programmabili, fatta di voluti o inconsci camuffamenti che possono essere colti soltanto di presenza e non solo attraverso la zumata della telecamera che volutamente ti inquadra il piedino agitato di Samantha per farti capire che Samantha è nervosa. Anche perchè Samantha probabilmente il piedino lo sta agitando perchè ha davanti a sè un bel cartello che dice "Samantha: agita il piedino. Ricordati che sei nervosa!"

lunedì 6 aprile 2009

Urge una bella acchianata

Visto le condizioni instabili in cui ci troviamo, visto che i terremoti sono sempre dietro l'angolo, urge assolutamente una bella acchianata a Monte Pellegrino per accendere un cero in onore della Santuzza. Appuntamento quindi a luglio prossimo, facciamo lunedì 13, sperando che porti bene.
Sono certo che non mi lascerete solo.
E soprattutto cornuto chi se ne pente.

domenica 5 aprile 2009

Apnea

Continua la mia apnea. Nuotando sott'acqua ho delle difficoltà a scrivere qualcosa: mi si bagna tutta la tastiera .
Conto di riemergere un momento durante le vacanze di Pasqua che però hanno il difetto di essere troppo brevi e quindi è impossibile riuscire a recuperare tutte le energie necessarie. Comunque bisogna resistere. Il primo mese è andato. Ne restano ancora altri tre. Oddio!