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giovedì 31 dicembre 2009

Ma come si fa a resistere!

Vorrei concludere l'anno parlando di metafisica, di trascendenza, di argomenti eterei che si collocano su piani elevati della speculazione umana. Voglio quindi volare in alto e librarmi al di sopra delle piccole bassezze di questa grama umanità.
Ho riflettuto a lungo ed ho pensato che proprio oggi che siamo alla vigilia di un nuovo anno, presi dagli affanni del vivere quotidiano, è opportuno spendere qualche attimo di riflessione su argomenti etici, morali, che abbiano come unico obiettivo il miglioramento della nostra condizione interiore e che siano scevri da qualsiasi interesse per la precarietà del nostro vivere quotidiano.
E' per questo che ho pensato a lui: ad un elemento che non entra quasi mai a far parte (almeno per quanto mi riguarda) del nostro vissuto quotidiano ma che dovrebbe perchè nella sua duplicità accoglie in sè parte del mistero dell'umanità. Cosa sarebbe la nostra vita senza di lui che nasconde all'interno di sè una dolcezza infinita del fare, che ti sconvolge rendendoti più buono anche in quelle fredde mattinate in cui il morale è giù e non vorresti nemmeno affrontare il mondo che ti appare avverso.
Ma al di là della sua interiorità, non si può non parlare che bene del suo modo di offrirsi agli altri sempre disponibile, accogliente, morbido, nel suo proporsi a tutti con la solita benevolenza e altruismo. Godiamo insieme di un ottimo cartoccio fritto con ricotta, spolverato con zucchero che appoggiato mollemente su un vassoio di pasticceria, lascia fuoriuscire pigramente da entrambi i suoi orifizi (marrazzianamente parlando) quella splendida entità fluidamente cremosa e densa della crema di ricotta.
Poveri miseri mortali, ricordate i testi sacri! "In principium creavit deus cartoccium cum ricotta"

sabato 26 dicembre 2009

L'esatta percezione

Quando?: il primo giorno utile di apertura dopo Natale
Dove?: l'ambulatorio medico del mio amico GL
Chi?: il mio amico GL e uno dei suoi più "affezionati" pazienti (età 75 anni)

Cosa?: visita medica

Perchè?: stato di sofferenza del "paziente"

Si riporta, adattandolo, dialogo tra medico (M) e paziente (P)

P: Dutturi avi ru iorna ca mi sientu mali.
D: Che si sente? Che sintomi ha?

P: Chi sacciu Duttù. Ruoppo a iurnata i Natali accuminciai a vomitari; praticamente mi lanzavi puri i vuriedda. Poi accuminzò u scisùni. Du iorna attaccatu a tazza ru ciesso. Ma u sacciu ìu picchì m'intisi mali!

D: Mi dica che cosa ha mangiato per Natale.

P: Ma chi manciavi! Lei u sapi dutturi ca iu sugnu viecchiu e manciu sempre liggeru! Lei mu rissi!

D: Proprio per questo glielo chiedo. E allora che cosa ha mangiato?

P: Tutti cosi genuine dutturi. Ciù rissi a me mugghieri di priparari cose semplici e idda, mischina, m'arrispittò. Ma u sacciu ìu picchì m'intisi mali!
D: Ho capito, ma che cosa ha mangiato? Me lo vuole dire?

P: E chi manciavi.... p'accuminzari mi manciai n'anticchia di mussu,
quarumi, carcagnuolo, frittula, centupieddi, trippa, na mienza vastiedda ri pani ca meusa maritata (ndr: la mezza vastedda corrisponde a circa 250 gr di pane condito oltre che con milza saltata in padella con la "saimi" cioè lo strutto, anche "maritata" con ricotta fresca e caciocavallo grattugiato), poi quattro (leggasi 24) panielle, cazzilli e rascature. Ma u sacciu ìu picchì m'intisi mali!
D: Ma sta parlando del pranzo di Natale o della vigilia?
P: Ra nuttata duttù. Eramo tutti a me casa
e c'erano puri i picciriddi.
D: E anche loro hanno mangiato le stesse cose?
P: Chi vuoli babbiari dutturi. E chi siemo scimuniti? Ai picciriddi un ci ficimu mancu tastari a trippa, chi è truoppo addugghiusa.

D: Mah! Comunque. Ha mangiato altro?
P: N'anticchia i pasta u furnu
(leggasi mezza teglia di anelleti conditi con tritato, "salama", uova, piselli, estratto, caciocavallo), ru fila i pasta chi sairdi, ru fiette di bruciuluni (falso, ma proprio falso-magro imbottito con gli stessi ingredienti della pasta al forno), un carduni ca pastiedda, 4 vruoccoli ca pastiedda, ru cacuocciola ca pastedda, a pastiedda ca pastiedda, n'anticchia di capuni frittu ca cipudduzza, un piatticieddo r'insalata ca fa addiggiriri cu l'aringa, tri cadduozzi ri sasizza......
D: Complimenti!
P:.........un pezzu ri grattò chi fici me figghia, tri arancine ca cairni, na fietta ri cassata siciliana, un cannuolo ra Chiana, ru cucciddati e poi una fettina sottile sottile di panettone al cioccolato, ma troprio un'anticchia! Ma u sacciu iu picchi m'intisi mali!
D: E per fare calare tutta sta roba che cosa ci ha bevuto sopra!

P: E proprio cà vuogghio veniri dutturi. U sacciu ìu picchì m'intisi mali! Avi a sapiri ca me ienneru, chiddu ca nisciu l'avutru misi ri l'Ucciarduni, arricampò un bidoncino di 20 litri di v
ino di Partinico. U paò na miseria, 5 euro dutturi. Mancu pi fallo! Minni puotti calari, chi dicu, 2, 3 bicchieri (leggasi 23 bicchieri). Poi a finuta ra manciata mi vinni in tiesta ri fari na minchiata e m'arruvinavi chi me manu!
D: E che ha fatto di così grave!

P: Dutturi chi sapìa iu! Mi vippi menzu bicchieri ri acqua minerali ca mi fici svummicari un acitu ma un acitu.... Mi fici velienu! Fu l'acqua dutturi, l'acqua. Avia manciatu accussì leggeru!

domenica 20 dicembre 2009

Elogio del cannolo

La badante della mia mamma si chiama A. ed è del Ghana che dista alcune migliaia di chilometri dall'Italia.
A dire della mia mammina la nostra si ciba di schifezze immonde che sono naturalmente la causa principale dei suoi mal di stomaco. Tuttavia il sabato quando viene spedita in pasticceria per acquistare le pasterelle che la domenica mangeremo insieme a pranzo, ebbene la poco civilizzata acquista per sè un bellissimo cannolo con ricotta che concuma "ipso facto" con grande scialo e goduria.
Personalmente ho offerto cannoli a colleghi provenienti da varie parti d'Europa e tutti hanno apprezzato senza mai storcere il naso quando ho spiegato loro che la crema che hanno appena mangiato è fatta con latte di pecora.
So per certo che il buon Oscar Wilde durante la sua vita non ha mai gustato un cannolo altrimenti avrebbe avuto due boni motivi per modificare la sua sentenza in:
- "So resistere a tutto tranne al cannolo".Il cannolo è ecumenico, abbatte le frontiere spaziali, rende tutti uguali frantumando le differenze sociali e culturali.
Propongo quindi di mettere il cannolo al centro del protocollo ufficiale di tutte le riunioni politiche mondiali, soprattutto di quelle che presentino un alto tasso di problematicità.
Se si fosse messa una cinquantina di cannoli sul tavolo del summit mondiale sul clima l'inquinamento sarebbe stato immediatamente debellato. Se al posto del Duomo di Milano si fosse lanciato un cannolo contro il premier quest'ultimo non solo non si sarebbe fatto nulla ma avrebbe abbracciato il suo assalitore e fatto un accordo con l'opposizione rinunciando immediatamente al "Lodo " Alfano". Riunite palestinesi e israeliani attorno ad una "guantiera" di cannoli e Gerusalemme sarà proclamata subito la capitale comune.
La giustizia trionferà sempre grazie ai cannoli. Pensandoci bene è stato proprio un vassoio di cannoli ad incastrare il nostro ex Governatore della Sicilia costringendolo alle dimissioni !!

domenica 13 dicembre 2009

Oggi faccio penitenza

Il palermitano è devoto, molto devoto e la sua devozione la manifesta palesemente anche con rinunce che stroncherebbero qualsiasi integralista.
Certo non si farebbe saltare in aria per la causa ma si sottopone a privazioni di ogni genere.
Per S.Lucia, in particolare, la sofferenza è enorme: si tratta addirittura di rinunciare a mangiare, per una giornata intera, pane e pasta, cosa questa assolutamente inconcepibile per un panormita doc che basa la sua alimentazione quasi esclusivamente su questi due alimenti.
Cosa non si fa per la devozione!
Certamente un minimo di consolazione deve essere pur tollerata! Mica siamo santi! Dobbiamo pur nutrirci, giusto quel che serve per la giornata.
Comincerei quindi con una cinquina di arancine, proseguirei poi con una bella zuppa di ceci, seguita da un piccolo (3 chili)
timballo di patate, detto volgarmente "gattò" del quale esiste anche una versione "vastasa" detta "grattò" che fa soffrire maggiormente perchè include, oltre al "capoliato" (tritato di carne di vitello) anche aggiunte anomale quali "mortazza" tagliata a dadini e la famosa "salama" Napoli.



Siccome la bocca "non è stracca se non sa di pecora" (sarebbe giusto dire "vacca" ma qui non va bene) è opportuno concludere il parco e devoto pasto con una modica quantità (500 grammi abbondanti) di cuccìa, un dolce a base di crema di ricotta arrichhita con "cocci" di grano tenero bollito, pezzetti di cioccolato fondente, capello d'angelo, frutta candita (qualcuno ci mette anche musso, frittola e carcagnolo).
Alla fine della giornata quindi, il nostro palermitano sarà lieto di aver rinunciato alla sua alimentazione quotidiana per il rispetto della tradizione che vuole ricordare la devozione dei siracusani per S.Lucia.
A proposito: ma che abbiamo a che fare noi con Siracusa, tenuto conto, tra l'altro, che in quella città la festa non è partecipata nello stesso modo? Mah! Misteri della fede.