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martedì 4 marzo 2014

Disse il marito alla moglie:
"Dopo tanti anni che ti conosco ti accetto così some sei, con molta serenità!"
Qualche giorno dopo la moglie fu ritrovata all'interno del grande congelatore di casa, ridotta a pezzi. Accanto al congelatore, una grande accetta sanguinante.
Le parole hanno sempre un senso però bisogna vedere qual è quello giusto.
Ad esempio se vostro marito vi dice: "Amore sei tagliata per me!" allora cominciate a preoccuparvi!

martedì 26 gennaio 2010

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

BERTOLDO, BERTOLDINO E CACASENNO
Farsa italica in tre atti

Personaggi:
Bertoldo : il Capo
Bertoldino: il Ministro degli Esteri
Cacasenno: il responsabile della Protezione Civile
Clintonia: la strega cattiva americana
Smentisco: Deus ex machina
I ATTO:
BERTOLDO
: La nostra grande esperienza potrà essere di aiuto alle popolazioni colpite da questo immane cataclisma. Invierò Cacasenno " per verificare le iniziative che il governo italiano potrebbe adottare. Vagliera' con le autorita' locali, le organizzazioni internazionali e gli altri Paesi coinvolti nella organizzazione dei soccorsi, i passi da intraprendere per aiutare le popolazioni." (ANSA 19 gennaio 2010)
II ATTO
CACASENNO: Da una rapida ispezione fatta in loco posso affermare che c'è "tanto impegno e tanto lavoro, ma i risultati pratici ancora mancano. Ci sono tanti mezzi, ma poi se vai sul territorio a vedere cosa arriva c'e' molto poco. Se qui non c'e' chi coordina e poi va a verificare, e' inevitabile che sia cosi." (ANSA 23 gennaio 2010); «Gli americani tendono a confondere l'intervento militare con quello di emergenza» (IL MESSAGGERO 25 gennaio 2010)
III ATTO
CLINTONIA: le affermazioni polemiche di Cacasenno "mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite" del giorno prima. (ANSA 24 gennaio 2010)
BERTOLDINO: smentisco categoricamente le affermazioni di Cacasenno; ''Il Governo italiano non si riconosce in alcune delle dichiarazioni'' da lui fatte. (ANSA 25 gennaio 2010)
BERTOLDO: credo che ad Haiti «la risposta è stata rapida ma senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche» (IL MATTINO 26 gennaio 2010)

CONCLUSIONE
SMENTISCO: naturalmente tutte le affermazioni di Cacasenno sono assolutamente personali false e tendenziose e soprattutto smentisco, smentisco e smentisco. E soprattutto smentisco anche quello che dirò domani

domenica 6 dicembre 2009

Non portatemi arance perchè mi fanno male!

Letto su quotidiano locale:

Arrestato anziano docente
Utilizzava in classe un linguaggio sboccato
Arrestato in fragranza di reato (nel senso che il docente aveva un profumo delicato e intenso), un docente di 54 anni G.A. sorpreso mentre raccontava una barzelletta oscena su un ragioniere che si recava in viaggio di piacere a Istambul.
Immediatamente tradotto in questura, messo alle strette, dopo un breve interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità.
"Sì, confesso. Pratico in classe il turpiloquio da sempre, senza alcun ritegno, corrompendo in tal modo le menti vergini dei fanciulli che invece si esprimono con garbo e gentilezza, prendendo come modello il linguaggio dei nostri parlamentari così contenuti e parchi nelle loro esternazioni pubbliche."
Il docente ha chiesto ed ottenuto il rito abbreviato ed è stato subito condannato a 5 anni di docenza forzata durante la quale dovrà utilizzare esclusivamente un linguaggio nobile, eletto, raro, distinto, non comune, aristocratico, raffinato. Inoltre il docente dovrà frequentare un centro di riabilitazione per il recupero dei turpilomani, vedere ogni sera "Porta a Porta", leggere e imparare a memoria il "Galateo" di Monsignor della Casa, "Il Cortegiano" di Baldassarre Castiglione oltrechè "Va dove ti porta il cuore" della Tamaro.
Intervistato all'uscita dal tribunale il professore ha chiesto scusa ed ha commentato brevemente il verdetto affermando a denti stretti:
"La corte è stata estremamente severa con me. Un vero accanimento nei miei confronti. Mi aspettavo di tutto ma la Tamaro no!", ha detto mentre prorompeva in un pianto accorato.

sabato 21 novembre 2009

Influenza suina

"Il bambino sta male, il bambino sta male!"
Lascia tutto in asso, compresa pentola sul fuoco, afferra il primo soprabito che indossa sul gremhbiule, scende di corsa le scale dal 12° piano rischiando varie volte di cadere perchè calza le ciabatte, rischia di travolgere il portiere uscendo.
"Il bambino sta male, il bambino sta male!!"
Prende l'automezzo, riesce a stento a non arrotare nell'ordine vecchietta su strisce pedonali, giovane donna che spinge carrozzella con bambino, bicicletta con giovane studente, corteo funebre.
"Il bambino sta male, il bambino sta male!!!"
Arriva davanti la scuola lascia l'automezzo con lo sportello aperto, il motore acceso, sale le scale a quattro alla volta.
"Il bambino sta male, il bambino sta male!!!!"
In realtà trattasi del "bambino" Manuel Badalamenti di anni 18 iscritto per la terza volta alla prima classe della scuola superiore ("i prufissuri ci l'anno cu iddu, mischino"), dimensioni 100 cm di altezza 120 di larghezza e 50 di profondità, stazza esattamente uguale al traghetto per Ustica .
Il "bambino" giace inerte la testa poggiata sul banco, seduto sulle sue due solite sedie (una non ce la fa a contenerlo).
"U picciriddu" è stato gentilmente depositato la mattina stessa dalla madre con apposito automezzo (un carro attrezzi comprato di seconda mano dall'ACI) alle ore 8.15 in anticipo di 15 minuti sul solito ritardo visto che, more solito, si è susuto alle ore 7 e 35, al terzo cato d'acqua svacantato sulla faccia da parte della madre, avendo appena 4 ore di sonno sulle spalle per aver giocato sino alle tre e mezza con la "pleistescion" (durante la prima mezzora a computer spento i pollici di Manuel continuavano a roteare da soli come la coda di una lucertola quando la si taglia). Depositato in fretta e furia dalla madre non ha avuto nemmeno il tempo ("mischino") di fare colazione (d'altro canto ci vorrebbe almeno un'ora abbondante per fargliela fare) anche se la signora regolarmente provvede alla bisogna "farcendo" il suo zainetto con soliti diminutivi (mottini, arancini, cioccolatini, panini, crostini) e vezzeggiativi (pizzette, sfincionelli, panelle, cazzille) che lo stesso comincia ad "azzannare" di nascosto dai prof a partire dalle ore 8 e 30, giusto dopo essersi acculacchiato sulle sue due comode sedioline. D'altro canto la madre è costretta a riempirgli lo zainetto di queste prelibatezze. Una sola volta che se lo scordò successe il finimondo in quanto il povero Manuel alle ore 8 e 27 aveva già abbondantemente azzannato il compagno di banco scambiandolo per una Girella Motta.
Durante la ricreazione, poi, il povero Manuel non sa dire di no a due panini con panelle e a uno con la meusa che il panellaro della scuola (che verifica il raggiungimento della giusta temperatura dell'olio di frittura sputandoci dentro per vedere se fa le bolle) smercia con grande successo. Il tutto annafffffffiato da due ottimi bicchieri di cioccolata della macchinetta.
Ora la mappazza giace ostinatamente in fondo al suo stomaco e non ne vuole sapere di andare avanti anche se qualche movimento lo fa e i compagni e la prof se ne sono accorti subito (come mai tutte le finestre sono aperte anche se fuori fa molto freddo?)
Si pone però adesso un problema: come si fa ora a farlo arrivare all'automezzo, visto che il braccio della gru del carro attrezzi non arriva sino al primo piano? Semplice lo si fa rotolare sino a piano terra dalle scale protetto dalle sue numerose ruote di scorta naturali.
Davanti scuola la mammina lo carica col suo amorevole braccio meccanico sul mezzo per avviarsi verso casa. Davanti l'ingresso di casa però dovrà stare molto attenta. L'ultima volta, siccome il povero Manuel era vestito di grigio e lei lo aveva lasciato solo per provvedere al posteggio del mezzo, lo aveva ritrovato urlante e piangente preso sottobraccio (uno a destra e l'altro a sinistra) da spazzini dell'Amia che visto le sue dimensioni lo avevano scambiato per una cassonetto. I due inoltre erano molto incazzati:
"Minchia tutti i cassonetti senza ruote a nuatri ni capitano?"

sabato 17 ottobre 2009

Sempre a cavallo

Le mie moto

La prima fu una Vespa 50 Special 3 marce bianca, comprata quasi per intero con i miei soldi (mio padre ci mise circa 15.000 lire ma le altre 100.000 le sganciai io). Animale dai100 battaglie mi accompagnò dai 15 ai 19 anni.

Venne poi il Morini 3 e 1/2 sport che guidai chinato in avanti per tutti li anni dell'università e con il quale feci un viaggio con alcuni compagni e amici sino in Toscana (estate 1974), con relativa rovinosa caduta durante il viaggio di ritorno.



Passarono tanti anni durante i quali abbandonai le due ruote per le quattro. Poi, improvvisamente, per necessità e per amore, riemerse la passione.
Ricominciai come, la prima volta, con una vecchia Vespa 50 blu. Era, se non sbaglio, il 1996 o il 1997. Ci portavo entrambe le bambine a scuola (che incosciente!)



Nel 2000 o 2001 comprai la mia terza Vespa 50, ma era quella nuova, monomarce quattro tempi. Il mio intento era quello di insegnare a mia figlia grande a guidare la moto, cosa che regolarmente accadde, malgrado i tentativi di opposizione da parte di mia moglie, che però poi dovette cedere.



Nel 2006 decisi di fare il salto verso nuove cilindrate anche perchè le esigenze crescevano e volevo essere più comodo. Così acquistai in offerta un People Kymco 200 che in quel momento soddisfaceva le mie esigenze (in realtà cercavo una pedana piatta larga con 2 ruote attaccate per permettermi di fare la spesa con tranquillità). Il colore rosso era decisamente trendy ma non avevo avuto scelta: era l'ultima moto rimasta in concessionaria.



Nel settebre del 2006 acquistai la nuova moto a mia figlia, un'Aprilia Sport City 125 grigia, molto carina e scattante che utilizzai per dare i primi rudimenti alla mia seconda fliglia che, successivamente, nel 2008 prese la patente A


L'anno scorso, nel mese di novrembre, decisi che era giunto il momento di una nuova moto (per essere più sicuri ed evitare rischi mi sono ripromesso di non tenere per troppo tempo le moto). Questa volta ho acquistato uno Scaraboe 250 Aprilia grigio, scooter sicuramente più pesante degli altri e meno maneggevole in città ma che offre un migliore confort di guida. Tra il bauletto posteriore enorme che ho montato e il vano sottosella posso caricare la spesa tranquillamente anche se la pedana non è piatta.



Infine, il mese scorso, ho fatto un colpo di testa e, senza avvisare nessuno, ho deciso di cambiare il motore di mia figlia. Per lei ho scelto "democraticamente" il nuovo Scarabeo 125 i.e. del 2009, di colore blu, un piccolo gioiellino. Lei non sembra aver apprezzato molto anche se, col tempo, spero mi ringrazierà



Alla fine, conoscendomi, vi chiederete del perchè di questo lungo sproloquio. C'è un significato recondito, qualche doppio senso, un'ironia vaga e sottintesa? Mah! Chi lo può mai sapere?

giovedì 2 luglio 2009

Ombre Rosse

Si aggirava circospetto nella prateria, stravolto dalla fatica, grondante di sudore. Scorse a malapena delle ombre rosse che si avvicinavano verso di lui ed immaginò di udire in lontananza lo sferragliare della diligenza lanciata al galoppo, l'urlo di incitamento del conducente e il sibilare sinistro delle frecce dei pellerossa.
-Gli indiani - pensò tra sè e sè - Ci stanno attaccando! -
La sua mente andò immediatamente al film di Joh Ford e si immaginò, novello Joh Vayne, pronto a raccogliere un ennesimo attacco degli Apaches di Geronimo.
Poi un soprassalto, una voce ironica vicino:
- Te l'avevo detto che non hai più l'età. Stattene a casa!-
Era il suo compagno di squadra che, in effetti, non aveva proprio tutti i torti. La prateria in realtà altro non era se non il solito campo di calcetto frequentato settimanalmente, le ombre rosse intravviste, le magliette dei giocatori della squadra avversaria che stavano attaccando, l'urlo di incitamento, semplicemente il richiamo dei compagni che lo invitavano all'attenzione (aveva percepito in particolare una parola che finiva in "...ionito" ed ora sapeva con certezza a cosa essi facessero riferimento) mentre il sibilare non era quello delle frecce, ma semplicemente quello del pallone scagliato violentemente dall'attaccante della squadra avversaria verso la porta che lo aveva appena sfiorato. In quanto alla diligenza, beh quella se l'era proprio sognata!

domenica 10 maggio 2009

Bernardo

Bernardo vuole andare a Stracazzaro. Vuole assolutamente andare a Stracazzaro, Bernardo. Ma non può andarci da solo, Bernardo. Ha bisogno di un passaggio, Bernardo. Ma non vuole che la gente pensi che sta chiedendo un passaggio, Bernardo. Non vuole dire a nessuno che sta andando a Stracazzaro, Bernardo. Perchè? Chi lo sa? Solo Bernardo lo sa e lo deve sapere solo lui anche se il tutto potrebbe anche rivelarsi una minchiata. Lui ha deciso così, Bernardo!!!
Bernardo allora ti viene a trovare perchè sa che hai un bel carro e che devi partire. Allora Bernardo ti convince, anche se a te di lui non te ne frega niente, che la sua presenza sul tuo carro è assolutamente indispensabile per il tuo viaggio, dal quale risulterai profondamente arricchito perchè lui, Bernardo, ti darà molto di sè. Nel frattempo, mentre tu sei impegnato in altre cose, Bernardo sale sul tuo carro ma continua a non dirti dove sta andando, mentre tu gli hai detto che stai andanto a Scordone, perchè è là che devi andare. Ma Scordone e Stracazzaro non sono nella stessa direzione, e questo Bernardo non te lo dice.
Durante il tragitto Bernardo incomincia, come una mignatta, ad attaccarsi al tuo cervello dicendo:"Perchè non prendiamo questa altra strada? E' più bella e rapida e il viaggio risulterà così più agevole", dice Bernardo. Tu, che non sai nulla di dove ti vuole portare Bernardo, non fai caso a quanto Bernardo ti dice per cui, malgrado i tuoi dubbi e le tue esitazioni ti ritrovi per caso a Stracazzaro, là dove Bernardo voleva andare di tutto principio.
Non solo, ma di fronte alle tue proteste per essere arrivato dove non volevi andare Bernardo ti dirà che lui ha fatto solo quello che volevi tu.
Morale: se incontrate Bernardo non fatelo salire sul carro.
Ah, dimenticavo! Io Bernardo lo conosco bene perchè è salito sul mio carro e mi ha portato dove voleva lui!

mercoledì 6 maggio 2009

Piccolo spazio, pubblicità

Caro amico
ti scrivo di ritorno da un viaggio di lavoro.
Devo dirti che più passa il tempo e meno ho voglia di partire.
No, non è la stanchezza, nè tantomeno il tempo che passa e neppure la voglia di tornare a casa. Niente di tutto questo. Continuo a partire con grande piacere e, in particolare, quest'ultimo viaggio è stato denso di esperienze positive, di momenti toccanti, anche emozionanti e, come ben sai, le emozioni sono la linfa della nostra piccola esistenza.
No, non è la partenza che mi sconvolge quanto piuttosto il rientro!
Ricordo quando ritornavo a casa dai primi viaggi, fatti in compagnia dei miei genitori. La voglia di casa era grande. Mi ricordo bene il rientro con la nave da Napoli, il lento assaporare della vista della città che lentamente si avvicinava, la percezione dapprima dei contorni poi, lentamente, dei dettagli, la cupola del teatro Massimo che si stagliava nella foschia di una mattina d'estate.
Ma il ritorno, oggi non è più felice come lo era allora. Tutt'altro. Se proprio lo dovessi definire lo chiamerei "penoso" perchè è un senso di pena quello che mi accompagna quando rimetto piede nella nostra città, nel vederla retrocedere giorno dopo giorno, inesorabilmente sprofondata in questo limbo del non essere che la sta consumando.
Vedi, Palermo sta morendo e sembra non accorgersene, ritorta com'è nei suoi piccoli battibecchi da cittaducola di provincia, nel suo rinunciare alla ragione, nella sua voglia di molta furbizia e di scarsa intelligenza, nel suo piccolo accontentarsi dell'oggi per rininciare al domani.
E i nostri migliori figli se ne vanno; con il rammarico e la morte in cuore, l'abbandonano rinunciando a coltivare il sogno di un futuro nella città che li ha visti nascere e crescere.
Palermo muore e fa finta di non accorgersene ritorta com'è in se stessa, capitale del regno del nulla.
Sono troppo vecchio per scappare, mio caro, ed è qui che chiuderò il mio libro. Ma tu che non navighi come me sottocosta ma che ti accingi ad intraprendere la grande traversata della vita, cosa aspetti? Spiega le vele! Chi credi ti aiuterà a scrollarti di dosso il fango che ci sta ricoprendo?
Scappa, finchè sei in tempo, lasciaci affondare. Forse quando saremo finiti nel profondo dell'orrido, solo allora, chissà, riusciremo a risalire la china, ritornando a riveder le stelle.
Ma ci vorrà tempo, troppo tempo, tante generazioni che i miei occhi non potranno coprire.