Visualizzazione post con etichetta Scuola. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scuola. Mostra tutti i post

lunedì 2 luglio 2012

Commissioni di esami

La commissione degli esami di Stato è composta da 7 membri: un presidente e tre membri esterni, designati dal Ministero e tre membri interni designati dal consiglio di classe.
Quale è il compito della commissione? Se si tratta di una scuola pubblica statale, a mio parere, la commissione deve solo "ratificare" quello che il consiglio di classe ha già deliberato in sede di ammissione. Deve, in buona sostanza, solo sbrigare la pratica esame senza eccessive "ingerenze" nel lavoro di valutazione svolto dal consiglio di classe alla fine dell'anno.
Qualcuno obietterà di sicuro: "E allora che ci stiamo a fare?  Perché spendere tutti questi soldi per nulla?"
E' ovvio che qui si discute di situazioni chiare e delineate. Si parla evidentemente di candidati che svolgono per intero e con un minimo di decoro, tutte le prove di esame mettendoci l'impegno dovuto. Scene mute o fogli in bianco non possono essere tollerati, evidentemente.
Escludendo questi casi-limite, la commissione quindi non può che confermare il lavoro fatto da colleghi che, nell'arco di un quinquennio hanno cercato di far raggiungere ai ragazzi gli obiettivi formativi e di contenuto delle differenti discipline.
Come può pensare la commissione, avendo a disposizione solo tre prove scritte e un colloquio orale, di avere una quadro chiaro e delineato di ciascun candidato? Come può pensare di giudicare non solo la performance dell'alunno (cosa assai difficile da fare in così poco tempo) ma anche il giudizio valutativo di un intero consiglio di classe?
Il giorno prima, allo scrutinio dei nostri alunni, ci battiamo come leoni per l'ammissione di cani e porci mentre, il giorno dopo, nella veste di commissario, all'improvviso ci trasformiamo in severi giudici togati.
Ricordino i commissari esterni e il presidente che essi stanno giudicando i loro "propri" alunni perché, volente o nolente, gli alunni degli altri o quelli nostri, piaccia o no, provengono dallo stesso sacco di farina.

martedì 8 dicembre 2009

Tautologìa

Definizione di tautologia (dalla rete):
"Argomentazione che nelle sue conclusioni ripete ciò che era già implicito nella premessa, o frase che nel predicato ripete inutilmente ciò che è indicato già nel soggetto".Esempi: i volatili volano, le parallele sono parallele."
A scuola spesso si fa uso di tautologie e finche questo fenomeno concerne gli alunni nulla di strano in quanto i ragazzi spesso imparano a memoria e non sanno però spiegare quello che affermano.
Un pò più grave è quando la tautologìa riguarda i docenti.
"Il presidente della repubblica è definito il garante delle istituzioni" - afferma il docente - "Scusi prof ma che significa garante?"
"Che domanda stupida" sbotta il prof un pò scocciato. "Mi pare talmente ovvio: il garante è colui il quale garantisce una data cosa. Per esempio tu non ti senti garantito in qualche cosa? Ebbene ti rivolgi ad una persona la quale si rende garante per te e quindi, in buona sostanza, ti garantisce. Mi sono spiegato adesso?"

sabato 12 settembre 2009

Préparez les mouchoirs

Preparate i fazzoletti!
Si riparte per una nuova cavalcata.
Tranquilli, in fondo si tratta solo di 200 giorni di scuola.
E poi, che dovrei dire io che dopo 30 anni di lezione, ancora non mi vogliono dare il diploma?

lunedì 13 luglio 2009

Calcio di rigore

Come da copione, a bocce ancora non ferme, la pu(e)lla romana ha incominciato a diramare i dati sugli esiti degli esami di stato 2009. I dati parlano ovviamente di un aumento dei respinti cosa di cui la ministra andrà fiera dicendo: "Avete visto che la politica di rigore comincia a sortire i primi risultati? Era ora che si desse un giro di vite! Finalmente viene premiata la qualità e la competenza". Così dirà la pu(e)lla romana.
Due piccole considerazioni personali:
1) mi piacerebbe conoscere la ripartizione dei respinti tra scuola pubblica e scuola privata; perchè ho come l'impressione che la ricaduta positiva l'avrà probabilmente la scuola privata con l'aumento degli iscritti, a discapito del servizio pubblico;
2) il rigore è a doppia velocità; mentre a scuola si torna ai "valori di una volta", il resto del paese danza e canta al ritmo dello sbracamento più totale. A Roma si balla la Samba (e altri tipi di balletti) mentre nelle periferie del paese i docenti dovrebbero rispolverare il libro Cuore!

giovedì 9 luglio 2009

Complimenti!

Allora, voglio spiegarvi questi nuovi esami. Parlo a caldo perchè così mi ricordo meglio quello che devo dire.
Piccola premessa. In generale concordo col fatto che in media i ragazzi oggi studiano meno di prima, fatta salva qualche piccola eccezione. Tale andamento, però sarà difficilmente modificabile perchè, cari miei, se vanno indietro i ragazzi vanno egualmente indietro i docenti, sia per quanto attiene alla loro specifica preparazione che per quanto riguarda il loro spessore morale e l'attitudine a leggere e interpretare i ragazzi. Il termine che mi viene in mente è "mediocri": tali mi sembrano le nuove leve di docenti, come tutti quanti inseguiti dalla necessità di soddisfare il proprio io e meno disposti all'ascolto e a spendere tempo per gli altri (quasi sempre gratuitamente).
Fatta salva questa premessa passo all'esame vero e proprio.
Quest'anno ci sono state due modifiche alle quali, stoltamente, non si è dato il peso adeguato:
1) il credito scolastico è passato da un massimo di 20 a un massimo di 25 punti
2) il voto del colloquio orale è passato da 35 a 30 max.
Invariate invece sono rimaste le modalità di attribuzione del bonus, cioè almeno 15 di credito e almeno 70 punti nelle prove, tra scritti e colloquio.
Prima con 37 o 38 allo scritto e con un buon colloquio, da 33 o 32 si arrivava a 70 per cui la commissione aveva la possibilità di attribuire qualche punto in più ai più meritevoli, in considerazione di qualche elemento particolarmente positivo riscontrato.
Oggi se non si ottiene almeno 40 allo scritto sei matematicamente tagliato fuori dal bonus (sperando di poter avere il massimo all'orale naturalmente).
Consequenze: voti alti pochi o pochissimi e la forbice si restringe per cui i voti si appiattiscono tra 60 e 80.
La pu(e)lla di Roma sarà così contenta del "giro di vite di rigore" che contraddistingue il suo ministero ("basta con questo sbraco sinistrorso, recuperiamo i valori morali tradizionali" - disse mentre si faceva una canna). E noi ci siamo caduti con tutti e due i piedi, dando agio alle scuole private di presentare un pessimo prodotto finito supervalutato da commissioni spesso compiacenti, anche per lo spauracchio di eventuali ricorsi.
Siamo stati tutti bravi, quindi come al solito, in particolare noi, docenti delle scuole pubbliche che abbiamo fatto il gioco di chi ci vuole male, dandoci , come spesso accade, la zappa sui piedi! Molti, molti complimenti!

venerdì 3 luglio 2009

Il richiamo della foresta

Vorrei gentilmente mandare affanculo tutta una serie di colleghi i quali, al richiamo della pu(e)lla di Roma, dalla massa definita "Ministro della Pubblica Istruzione", che invitava i docenti al rigore nei confronti degli alunni in sede di valutazione, hanno aderito in massa a tale invito, potendo così finalmente, tacitamente soddisfare quella innnata tendenza del docente ad essere, non già educatore nel senso più nobile della parola, quanto più limitatamente, ristrettamente, parzialmente, settorialmente, circoscrittamente, miseramente, notaio della propria disciplina e bigotto censore della morale.
Quanti finalmente hanno gioito nel poter finalmente ritornare ad essere severi di fronte allo sbracamento della nostra gioventù, qualunquista e priva di valori! "
Si, un pò di rigore ci voleva, alla buon ora!",
così avranno commentato alcuni miei colleghi (chissà perchè mi viene meglio pensare a delle colleghe femmine ma, se lo dicessi, la mia collega ILP si incazzerebbe moltissimo per cui non lo dico anche se in verità le colleghe nella scuola sono in numero preponderante per cui, statisticamente...)
Così, dicevo, molti miei colleghi avranno finalmente potuto riscoprire la loro vera missione: quella cioè di misero trasmettitore di nozioni, alcune delle quali, peraltro, assolutamente, oggi, prive di qualsiasi significato e valore.
In linea di principio potrei anche essere d'accordo con tutto questo se non fosse che:
primo, da quale pulpito viene la predica; vogliono il rigore da noi, mentre i nostri rappresentanti sono allo sbando più assoluto e allo sbando della nazione (ma di quale nazione sto parlando?) hanno contribuito in modo rilevante in questi ultimi anni (la solita filosofia dell' "Armiamoci e partite" oppure del "Fate quello che vi dico io ma non fate quello che faccio io");
secondo, anche la nostra categoria sconta il degrado nazionale, per cui gli stessi valori che così strenuamente ci ostiniamo a proporre, sono quotidianamente smentiti (nella maggior parte dei casi, ovvio), da una pratica di vita non dico dissoluta, ma diciamo semplicemente "attuale". Faccio un piccolo esempio: prima e durante gli esami ci siamo affrettati a ricordare ai nostri alunni il divieto assoluto di utilizzo del telefono cellulare a scuola durante gli esami, sottolineando il rischio in cui si poteva incorrere in caso di infrazione. "Sarebbe gravissimo se foste colti col telefono in mano". Peccato però che presidenti e membri di commissione (interni ed esterni) se ne sono bellamente fregati del divieto che avrebbe dovuto, in linea teorica, riguardare anche loro. Si sono sentite nei corridoi suonerie di tutti i tipi, prima, durante e dopo lo svolgimento delle prove!
Un ultimo, piccolo, corrosivo, commento personale. E' ovvio che, cuore di mamma (mi dispiace ma non riesco proprio a dire "cuore di papà"), i figli delle colleghe sono sempre regolarmente perseguitati da docenti che non sono mai in grado di giudicare e soprattutto non tengono in nessun conto del momento che "il pupo" sta attraversando, poverino, escluso come è stato dalla squadra di calcio, col padre separato che se ne fotte di lui, mentre io da sola non riesco a provvedere a tutte le sue necessarie esigenze di vita (leggasi Hi-phone o capo firmato). Si sono le stesse colleghe che poi, quando giudicano gli altri, queste stesse "esigenze" dimenticano completamente.
Il richiamo della foresta ha colpito ancora e nessuno di noi si senta escluso.
Soluzione. Mah. Me ne vengono alcune, praticamente impossibili da attuare, vista la nostra recente storia. Forse se fossimo più attenti a cogliere la globalità della crescita di una persona, se assumessimo atteggiamenti simili sia nei confronti degli studenti che dei nostri figli, se fossimo un po' più educatori nel fare piuttosto che nel dire, se infine spendessimo maggior tempo tra i nostri alunni e non contro di essi, forse il nostro servizio assumerebbe un altro spessore e rilevanza e saremmo visti con maggiore autorevolezza da parte di tutti!
Auguri colleghi! Ne abbiamo bisogno

venerdì 26 giugno 2009

Esami di Stato

Datosi che in Italia prende sempre più piede la mentalità leghista settoriale, periferica, locale, regionale, circoscritta, che secondo una logica particolarista verrebbe a ridimensionare il ruolo dello Stato nella gestione della cosa pubblica, mi viene di pensare che la denominazione di "Esame di Stato" con il quale una volta si chiamava l'esame di Maturità, sia quanto meno obsoleta, vetusta se non arcaica e démodée (notare il francesismo con accordo al femminile che però è sbagliato in quanto in italiano, quando si usano le parole straniere, l'accordo non si fa).
Preferirei quindi parlare di Esame Federo-regional-meridio-insular-siculo-occidentale-panormo-sanlorenzesco; questa denominazione sarebbe più adeguata alle moderne necessità di decentramento della nostra ex patria. In fondo riflettendoci bene, cosa abbiamo in comune noi della zona S.Lorenzo con quelli che stanno alla Bandita? Pretendo anzi che le mie tasse vengano spese solo ed esclusivamente a beneficio degli abitanti della borgata S.Lorenzo escludendo tassativamente quelli di Resuttana che hanno una storia diversa dalla nostra, parlano un dialetto diverso e soprattutto stanno più a sud di noi, questi terroni!
Ritornando alla nuova denominazione degli esami vi pongo un piccolo quesito: dove si potrebbero svolgere i seguenti esami?:
-Esame Federo-regional-settentrio-padano-romagno-estense.
-Esame Federo-regional-settentrio-trivenetoriental-trevigiano.
Pensate un pò a un bel diploma che si ricolleghi al territorio specificando in modo dettagliato le competenze acquisite dallo studente e aderenti alle esigenze della collettività presso la quale la formazione è stata fornita:
"Esame Federo-regional-meridio-insular-siculo-occidentale-panorno-sanlorenzesco - Maturità Tecnicp-Commerciale - Diploma di Perito Economico-Aziendale in Impresa Locale con Capitale a Partecipazione Mafiosa Dedita al Riciclaggio di Denaro Proveniente da Traffici Illeciti."
Vi rendete conto di come il possessore di un simile diploma potrebbe ottenere immediatamente un posto di lavoro, data la sua alta specializzazione? (Cliccate sulla foto del diploma, please)

domenica 21 giugno 2009

Se qualcuno dovesse trovarla, per piacere me la può restituire?

In margine alle famigerate attività connesse con la valutazione di fine anno, volgarmente note col nome corrente di "scrutini finali", mi "cammina stancamente" l'obbligo (avrei dovuto dire "corre" ma in realtà quest'obbligo si trascina pietosamente) di esprimere un giudizio personale sugli avvenimenti appena conclusi.
Ogni volta che terminano le attività di cui sopra, riecheggia nei corridoi delle scuole della repubblica e quindi anche della nostra, almeno da quando faccio questo mestiere (ma credo che bisognerebbe risalire a quando gli scrutini furono inventati) la medesima frase che alcuni colleghi proferiscono disgustati facendo riferimento, fuori dai denti, ad una certa faccia che qualche collega avrebbe persa!
Resto particolarmente perplesso; come è possibile che regolarmente, alla fine di ogni anno scolastico, c'è qualche docente talmente distratto da perdere sempre ed immancabilmente la propria faccia? E come farebbe tecnicamente questo docente a perderla? Dove la perderebbe? E come mai non si accorge di stare per perderla? Questo collega sarebbe poi fornito di facce a strati per cui perdendone una ce ne sarebbe un'altra pronta sotto? E poi questa faccia alla fine riesce a ritrovarla o è andata persa per sempre?
Sono veramente partecipe dell'ambascia che colpisce alcuni di noi nel preoccuparsi tanto intensamente per la faccia altrui persa tuttavia inviterei questi colleghi a rivolgere altrove le proprie attenzioni, circondati come siamo da gente che, avendo perso da mo' la suddetta faccia e non avendola mai più ritrovata, neppure nell'immondizia, si macchia di colpe ben più gravi scaricando sui docenti il compito di "moralizzare la gioventù" mentre lui (o forse dovrei dire lei, o ancor meglio, loro) continua(no) imperterrito/i a sgretolare a colpi di picconi quel poco che resta dei cosiddetti "valori morali" condivisi. Forse non ci siamo accorti che la "munnizza" è attorno a noi!
Eppoi, siamo seri, prima di gridare allo scandalo, ad accusare gli altri, andiamo a dare una sbirciatina dentro l'armadio di casa nostra! Probabilmente anche lì troveremo qualche sacchettino d'immondizia!

sabato 20 giugno 2009

Alzati e cammina, Lazzaro!

Ebbene si! Anche quest'anno ce l'abbiamo fatta!
E' stata dura, ma veramente dura perchè la situazione sembrava peggiore del solito.
Lazzaro non respirava, non dava segni di vita, a domanda non rispondeva, anche se la domanda era: "Come ti chiami?". Nessuna risposta.
Tuttavia, raccogliendoci nel solito rito e abbassando ancora una volta quell'indumento unisex di uso comune che ci copre le pubenda, siamo riusciti a ridare vita a Lazzaro, il quale, per altro era lì, tranquillo, per i fatti suoi, che non voleva che lo distraessimo dal suo stato comatoso, quasi irreversibile. Invece no! Imperterriti, anche contro la sua volontà, abbiamo ottenuto il risultato insperato.
Del resto la conoscete tutti l'efficacia della procedura. Tutto parte dalla solita domanda: "Come mai Lazzaro è in questa condizione?", la risposta è sempre la stessa: "L'abbiamo chiamato, varie volte, ma lui non ha mai risposto". Abbiamo convocato allora i genitori di Lazzaro, ma loro ci hanno allargato le braccia. Ci siamo rivolti allo psicologo per vedere se ci poteva dare una mano ma anche lo psicologo ci ha allargato le braccia: sembrava che per Lazzaro non ci fosse più speranza. Poi all'improvviso il miracolo: "Mi sono avvicinato, era l'ultimo giorno, non avevo più risorse, così gli ho chiesto "Lazzaro come stia?" e lui all'improvviso ha sollevato il sopracciglio destro! L'ho visto, vi giuro, ha sollevato il sopracciglio sinistro!" -" Ma non era il destro?" chiede il solito disfattista?". Ma che importanza ha, destro o sinistro, quello che conta è che Lazzaro è vivo e potenzialmente potrebbe darci tante belle risposte. E poi non dimentichiamo da che famiglia viene Lazzaro! Genitori troppo presenti, sempre per i fatti loro! Una madre troppo premurosa che se ne frega di lui e gli lascia fare quello che vuole impedendogli di esprimere tutte le sue potenzialità. E cosa dire del padre, sempre pronto a rimproverarlo a dargli consigli, a consolarlo dimostrando così la sua incapacità a responsabilizzarlo perchè Lazzaro è stato troppo sovraccaricato di responsabilità dai suoi! Si Lazzaro va salvato! Sicuramente l'anno prossimo ci farà ricredere e finalmente saprà declinarci almeno le sue generalità!

sabato 13 giugno 2009

Mezzogiorno di fuoco

Aveva fatto tutto il necessario. Pulito, oliato e caricato la pistola, sistemato e verificato il cinturone che aveva poi legato alla vita con scrupolo ed attenzione perchè la mano potesse scorrere velocemente al momento giusto, senza intoppi!
Fece il nodo al papillon ed indossò il gilet, al quale attaccò la stella, a sinistra, il lato del cuore.
Si avviò all'appuntamento con passo sicuro, un pò circospetto. Cercava di concentrarsi mantenendosi calmo, perchè la tensione poteva essergli fatale.
Arrivato a destinazione, salì con sicurezza le scale. Sentiva in lontananza le voci degli altri che lo aspettavano. La tensione si fece alta. Sicuro di se', avanzò verso la stanza da dove fuoriuscivano le voci. Qualche minuto ancora e poi la resa dei conti. La sua mano scese inconsciamente verso la fondina, ad accarezzare il manico di madreperla della sua pistola. Riacquistò sicurezza e fece l'ultimo pezzo di corridoio che lo separava dalla stanza. Afferrò con energia la maniglia. Un piccolo attimo di esitazione, poi spinse la porta ed entrò nella stanza.
Si, gli scrutini potevano cominciare!

venerdì 10 aprile 2009

A me i piedi, please!

Premetto che è sempre difficile fare il ritratto di una persona, in quanto le varie sfaccettature di un carattere ci impediscono di coglerne la globalità della sua complessità. E' questo, tuttavia, un esercizio che va fatto sia perchè abitua all'analisi, sia perchè ci aiuta, in fondo, a conoscere noi stessi. Senza cadere però nell'esagerazione della psicoanalisi che lascio con piacere agli specialisti come Schiattè, volevo dire Morté, nemmeno, forse Decedé, cakkio non ricordo, può essere Intosté, neppure, ah si ho trovato: Crepet. Dicevo lascio agli specialisti come Crepet l'onere (e i piccioli) della ricerca cosidetta scientifica della psicologia umana; io mi limito a un'analisi magari superficiale ma pur sempre attenta a cogliere quanto meno gli elementi fondamentali di un carattere.
Chi mi sta leggendo penserà, come Totò nel famoso sketch: "Chissà questo dove vuole arrivare!". In realtà la sto prendendo un pò larga perchè vorrei soffermare la mia attenzione sui programmi stile "Amici di Maria De Filippi" che odio profondamente perchè sono una delle cause principali della corruzione della morale corrente perchè instigano alla violenza dei sentimenti. In realtà questo tipo di trasmissioni invitano lo spettatore a schierarsi, ad assumere posizioni o per A o per B (o per C,D etc) e non spingono quindi ad un'analisi della situazione, ad un approfondimento personale dello studio del carattere; ti chiedono solo in modo subdolo: "Con chi stai?".
Una delle consequenze possibili è quella di assumere, nella vita reale, atteggiamenti simili come spesso mi succede assistere durante casi di skazzi all'interno delle mie classi. Ingenuamente pensiamo che tutto si possa risolvere come in un reality, con ciascuno di noi trasformato momentaneamente in opinionista. Dimentichiamo però che l'opinionista è lì perchè pagato e fa la parte oggi dello stronzo che aizza gli animi e domani quella di chi dice "Non ci fu niente, pigghiamuci un bello cafè!".
Ritornando all'analisi dei caratteri delle persone quindi, questa pratica non può essere fatta per imitazione, ma è il frutto di uno scontro quotidiano con la realtà, fatta di situazioni uniche, irripetibilidi e non programmabili, fatta di voluti o inconsci camuffamenti che possono essere colti soltanto di presenza e non solo attraverso la zumata della telecamera che volutamente ti inquadra il piedino agitato di Samantha per farti capire che Samantha è nervosa. Anche perchè Samantha probabilmente il piedino lo sta agitando perchè ha davanti a sè un bel cartello che dice "Samantha: agita il piedino. Ricordati che sei nervosa!"

venerdì 27 marzo 2009

Non voglio fare il Guru

Non abbiate fretta, non precorrete i tempi, abbiate il gusto dell'attesa, assaporate lo stand by.
Vedo attorno a me volti che aspettano con impazienza il 19 aprile, e mi chiedo come mai. Personalmente ho imparato ad assaporare il presente senza mai aspettarmi troppo dal futuro, per evitare il rischio di avere qualche brutta delusione in quanto quasi mai la realtà corrisponde alla nostra immaginazione .
Certo non la pensavo così nella mia oramai remota gioventù. Oggi invece, dall'alto della mia lunga esperienza di vita mi permetto di fare la parte del Guru che, presso la religione induista, vuol dire "maestro, precettore spirituale".
Ho deciso di assumere questo atteggiamento perchè sovente la mia collega A.M. così mi incita: "Giovanni vedi di andare a fare il Guru, per favore!!".

venerdì 13 marzo 2009

-1

Ci siamo.
Domani arrivano!

Andrà tutto bene?
"
Lo scopriremo solo vivendo" (L.Battisti)


sabato 7 marzo 2009

Souhaitons la bienvenue

Il vont arriver! Dans une semaine ils seront là. Il faut se préparer à les accueillir. Il suffit d'etre nous memes, de garder notre mode de vie, sans exagérer et surtout sans rien s'attendre de pareil des autres car, les autres ne sont pas comme nous! Il ne faut jamais s'attendre des autres à ce que les autres ne sont pas en mesure de vous donner!

sabato 14 febbraio 2009

Smettiamola con le insinuazioni

Vorrei smentire in modo definitivo quanto di male si dice intorno alla qualità dell'insegnamento della pratica sportiva nelle nostre scuole. Nel corso della mia oramai trentennale carriera di docente, ho potuto visitare personalmente scuole di diversi paesi europei e vi posso assicurare che i nostri docenti di educazine fisica poco o nulla hanno da invidiare ai loro colleghi europei.
In particolare mi vorrei soffermare sulla didattica della disciplina che è veramente all'avanguardia, pronti come sono i docenti a recepire tutte le innovazioni, in materia, provenienti dai diversi continenti del mondo. A tal fine vi parlerò di due pratiche didattiche estremamente diffuse nelle scuole della repubblica con particolare riguardo a quelle del sud e di Palermo in particolare.
La prima nasce dall'idea ingegnosa di un docente ungherese un certo Nofài Ungàs il quale ha definitivamente risolto l'annoso problema dell'indolenza adolescenziale. Tale pratica è pervenuta a noi attraverso la Finlandia, paese in cui essa viene attuata in tutte le scuole e prevede un protocollo piuttosto rigoroso. Il professre, infatti, dopo aver raccolto attorno a sè tutti i suoi alunni pronuncia la frase finnica ''tèkkaupallùni'' che significa ''date sfogo alle vostre frustrazioni''. Al suono di queste magiche parole gli alunni si scatenano in una sorta di danza collettiva tribale che si svolge, secondo regole codificate, attorno a una sfera magica che essi fanno rapidamente circolare di piede in piede. Il docente sorveglia attentamente lo svolgimento della pratica ma spesso, per meglio responsabilizzare i discenti, è obbligato a allontanarsi per poter accertare il livello di autodeterminazione e autogestione degli stessi.
La seconda attività, che ha medesimi obiettivi ma pratica radicalmente opposta, nasce da un'insegnante del New Mexico, la professoressa Ana Carla Amàtola la quale l'ha introdotta nella propria scuola sin dagli anni settanta con lo scopo di far scaricare ai propri alunni le tensioni accumulate nel corso della giornata e che la nostra scuola ha immediatamente recepita reputandola idonea alla bisogna.
Anche qui il docente raccoglie intorno a sè gli alunni e, senza pronunciare una sola parola, trasmette loro la consegna. Essi poi, in modo del tutto spontaneo, sia da soli che per piccoli gruppi, si allontanano vagando all'interno e fuori dalla palestra, alla ricerca della concentrazione assoluta . Talora quindi li si può incontrare sia dentro che fuori la scuola spinti da un irrefrenabile impulso verso la libertà. Altre volte invece li si vede sostare pacatamente nei pressi di attrezzature che dispensano conforti ai loro bisogni primari. Detta pratica viene definita ''Arundi Ite'', incitazione spagnola che significa ''Concentrazione Itinerante''.

lunedì 9 febbraio 2009

Mi piace il varietà

Resto sempre stupito dalla facilità con la quale alcuni (pochi per fortuna) colleghi, di fronte alle varietà di motivazioni che si celano dietro a un voto insufficiente, riescano sempre a trovare una soluzione adatta a risolvere definitivamente il problema incontrato dall'alunno. Ecco di seguito solo alcuni esempi rappresentativi di tale varietà.
Problema: alunno con difficoltà nel metodo di studio
Soluzione: ''Ti devi impegnare di più''
Problema: alunno con poca motivazione
Soluzione: ''Potresti impegnarti di più''
Problema: alunno con difficoltà di concentrazione
Soluzione: ''Dovresti impegnarti di più''
Problema: alunno con una situazione di famiglia problematica
Soluzione: ''Sarebbe meglio se tu ti impegnassi di più''
Problema: alunno con difficoltà di memorizzazione
Soluzione: ''Sarebbe auspicabile un impegno più costante''
Problema: alunno con delle competenze di base lacunose
Soluzione: ''Mi apetto un maggiore impegno''
Problema: alunno con difficoltà espressive
Soluzione: ''Si richiede un impegno più sostenuto''
Problema: alunno con difficoltà di comprensione
Soluzione: ''Mi augurerei una decisa svolta nell'impegno''
Problema: alunno con difficoltà di argomentazione
Soluzione: ''Necessiti di un impegno più rigoroso''
Problema: alunno con povertà di lessico
Soluzione: ''E' necessario un impegno sostenuto''
Problema: alunno non vedente
Soluzione: ''Vedi di impegnarti di più''
Problema: alunno sordomuto
Soluzione: ''Servirebbe un impegno più sentito''
Problema: alunno con problemi di mobilità
Soluzione: ''Mi aspetto un deciso balzo in avanti nell'impegno''

venerdì 30 gennaio 2009

Da lunedì piove per qualcuno, a scuola

E' tempo di valutazione intermedia, leggasi pagella del 1° quadrimestre.
Da lunedì partono gli scrutini. Già stamattina ho visto nei corridoi facce preoccupate, qualche lacrima, addirittura qualcuno che chiedeva: "Ma il prof. X non viene?" Quando mai gli alunni si preoccupano della presenza di un docente, semmai il contrario, gioiscono quando non c'è (in alcuni casi si festeggia con spumante, si ringraziano in ginocchio santi e patroni, o si fanno riti propiziatori come la macumba).
Molti sono convinti che il momento della valutazione sia un momento lieto per il docente, da lui atteso con grande gioia. Come dire: "Finalmente ci sono gli scrutini la settimana prossima. Che bello!!!". Come se si andasse in gita a Piano Battaglia!!!
Niente di più sbagliato. Vi posso assicurare che quasi tutti i docenti farebbero a meno della valutazione almeno per due buoni motivi:
1) Si toglierebbero dalle pal....pebre tutta una serie di schede, schedine, formulari, formalità che sono veramente noiosi!
2) Preserverebbero in alcuni casi fegato e coronarie da prevedibili dispute verbali (comunemente detti 'scazzi') con i soliti colleghi (tra i quali il sottoscritto) che hanno sempre qualcosa da ridire.
Purtroppo è obbligatorio per noi valutare ma ognuno di noi si attrezza in modo diverso, diciamo che possiede un proprio stile personale. Ecco qui di seguito alcune esempi di differenti modi di valutare che spesso vanno in conflitto con l'idea che gli alunni hanno di loro stessi.

a.Valutazione tautologica (la conclusione ripete ciò che è già stato detto nella premessa)
- Prof quanto mi ha messo?
- Ti ho messo 2
- Ma perchè?
- Perchè questo vali?
- Ma perchè valgo 2?
- Perchè ti ho messo 2!!!
In questo caso il prof non chiarisce nulla ma si evita una serie di complicate spiegazioni.
b.Valutazione a pioggia (quando piove, piove per tutti!)
Il prof mette a tutti 6.
- Prof perchè mi ha messo 6 come a X che non fa niente?
- Ma sei alunno mio?
- Si, da 5 anni.
- Vero? Come passa il tempo.
c. Valutazione di fine stagione
- Prof quanto mi mette?
- Ti metto 4
- Ma vuole scherzare? Mi ha interrogato la settimana scorsa e ha detto che andava bene. Mi metta almeno 6.
- Facciamo 5 e non se ne parla più
d.Valutazione farmacista
- Prof perchè mi ha messo 5?
- Vedi caro mi sembra elementare; hai preso 4-- nel primo compito , 5 e 1/2 nel secondo, 6+ nel terzo e 5++--e1/2 nel quarto. Tenuto conto della media ponderata e del diagramma dei flussi, preso atto che il breack event point, nel tuo caso, è di 3,345 fratto pi-greco, il calcolo esatto della tua media è 5,133333 periodico fattoriale che arrotondato per difetto fa 5 (secondo voi che materia insegna il collega?).
f.Valutazione materna
Povero Epifanio, anche se vale quattro voglio mettergli cinque, per incoraggiarlo . Non sai che problemi ha a casa. Il cugino del nipote della sorella ha un cognato il cui portiere ha un figlio che ha l'unghio incarnito. Come può Epifanio concentrarsi a studiare ?
g.Valutazione predittiva (prevede il futuro)
- Vedo.....vedo...... che nel compito in classe, fissato per il mese prossimo, prenderai 3
h. Valutazione alternativa
- Quanto ho preso nell'interrgazione, prof?
- Caro Lo Piccolo non è andata bene. Ti ho messo 4.
- Ma io sono Lo Curto.
- Vabbè Lo Piccolo, Lo Curto.... sempre basso è il voto.

Come vedete non è per niente facile valutare.




sabato 24 gennaio 2009

Empatia

Definizione di empatia da Wikipedia: "L'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando". Definizine di empatia dal dizionario De Mauro: "Capacità di identificarsi con gli stati d’animo di una persona".
Da quasi 30 anni faccio questo mestiere e spesso mi chiedo come sia possibile svolgerlo senza sviluppare un rapporto empatico con chi mi sta accanto. Alcuni miei colleghi pensano che una delle prime doti che dovrebbe avere un docente sia quella di rimanere il più possibile distaccati e volutamente lontani da ciò che i loro alunni provano e pensano, facendosi coinvolgere il meno possibile dalla componente personale del rapporto umano. Il docente dovrebbe quindi cercare di trasmettere contenuti, valori, atteggiamenti, senza però lasciarsi coinvolgere personalmente ed emotivamente.Mi chiedo come ciò sia possibile quando nel nostro "mestiere" il rapporto umano è assolutamente determinante. Non siamo nè allevatori, nè ammaestratori, nè tantomeno domatori. Vorrei andare oltre. Spesso mi trovo a discutere col mio amico G., mio medico (che spesso visita queste pagine) col quale abbiamo scambi di opinione sulle nostrie così diverse e paradossalmente simili professioni (per esempio se noi docenti lavorassimo meglio i medici avrebbero meno problemi). Anche lui, come me, qualche volta torna a casa "décoilloné" (traduzione libera dall'italiano "scoglionato") a causa delle sue dispute con alcuni suoi pazienti. Se non gliene fregasse una cippa del suo lavoro non mi verrebbe certo a raccontare nulla perchè, una voltra varcata la soglia di casa, metterebbe tutto nel dimenticatoio. Se invece ne parla è perchè anche lui svolge la propria professione con empatia. Ma empatico dovrebbe essere anche il macellaio quando cerca di mettersi dalla parte della vecchietta che gli chiede della carne tenera perche, poveretta, ha i denti che non l'aiutano più. L'empatìa quindi dovrebbe essere la materia prima delle nostre relazioni umane quotidiane soprattutto quando siamo in una situazione di potere, di forza (docente nei riguardi di alunno, medico nei riguardi di paziente ecc.). Ma la forza deve passare attraverso il riconoscimento dell'altro, nella presa di coscienza della sua esistenza di persona anche quando questa persona è un emerito stronzo o un perfetto imbecille.
Senza però che tutto questo significhi attappetinarsi mai (attappetinarsi: termine da me inventato che significa rendere la propria persona come un tappetino sul quale
tutti si puliscono le scarpe sporche, senza alcun rispetto per il tappetino medesimo).

venerdì 16 gennaio 2009

Gemellaggio

I francesi stanno arrivando.........
Preparate il comitato d'accoglienza!

giovedì 15 gennaio 2009

Nuovo salvataggio?

Grazie alla mia mitica collega I.L.P. e al suo pressing (meglio di Cannavaro), siamo riusciti a recuperare M.D.L. della quarta. Visti però gli esiti dei precedenti "salvataggi" (mi riferisco a R.C. e A.B. della terza, P.F. della quinta e M.G. della seconda) , che continuano a frequentare con discontinuità e quindi lavorano veramente poco, mi chiedo sino a che punto siamo veramente riusciti a salvare qualcuno. Se andate in un Liceo Classico (e io ne ho esperienza diretta xchè mia figlia ne frequenta uno) la frequenza è più alta, gli alunni si assentano di meno, l'impegno è maggiore. Ho una mia personale interpretazione di questi fatti. Molti dei miei alunni ritengono che prendere o non prendere un diploma sia lo stesso. Per questo motivo molti lavoricchiano per recuperare qualcosa (in francese si dice "argent de poche") per potersi autogestire e non dipendere dagli altri e giocano regolarmente alla SNAI. Il fatto però è un altro. Qui non si tratta solo di prendere un diploma, un pezzo i carta vuoto, ma di acquisire competenze, di sviluppare capacità . Sapersi esprimere bene, avere facilità di calcolo, saper capire un testo anche di tipo specialistico serve molto di più del pezzo di carta, perchè sono abilità che si possono spendere sempre nella vita e aiutano a fare scelte migliori , a dipendere meno dagli altri, a capire come vanno le cose, in poche parole a difendersi meglio proprio nei momenti più difficili come questi che viviamo. Quando c'è crisi chi meno sa è più in difficoltà.
Degli ex alunni che sento su facebook mi pare che se la cavino meglio proprio quelli che si sono spesi bene a scuola. Non è la bolletta della SNAI che vi garantirà il futuro!!