lunedì 9 febbraio 2009

Grimpeur

Diffido molto delle discese.
Preferisco di gran lunga le salite.

Anche alla radio

Domani pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 16.00 mi potrete ascoltare su Radio Giovane Sicilia.
Se, incoscienti che non siete altro, voleste ascoltare le fandonie che andrò a sparare ai quattro venti in compagnìa di Damiano e Riccardo, due ex miei incoscienti alunni, potete andare su
www.radio.giovanesicilia.it
Declino però ogni responsabilità

domenica 8 febbraio 2009

Lezioni dal mare 3

Ho un fratello che, come me, va per mare ma, a differenza di me, è velista. Ora, se non li conoscete, non potete neppur minimamente immaginare quante arie si diano sti velisti, quanto siano snob, quanto, per dirla papale papale si sentano un czz e mzz. Quando per caso mio fratello mi presenta a un suo amico velista il dialogo si svolge pressappoco così:
- Ti presento, mio fratello. Anche lui va per mare. Ha una piccola barca a motore.
- Ah - è la rispsta laconica dell'amico. Come dire ''Che ci vuoi fare, caro mio, anch'io in famiglia ho un parente debosciato, tossicodipendente, pluripregiuicato, pedofilo e stupratore di bambine.''
Comunque sia, per pura pietà ti fanno salire sulla loro barca (la più schifosa è lunga 15 metri) e, volutamente, cominciano a parlare tra di loro utilizzando il loro gergo, che ti esclude completamente dalla conversazione perchè assolutamente incomprensibile.
Eccone due brevi esempi.
'' L'altra volta, a causa del maltempo sono dovuto andare in cappa. Ho cazzato le vele sopravento e ho fissato il timone in modo di andare all'orza; così la barca scarrocciava un pò creando però una zona di remora sopravento''.
Capito nulla?
Oppure.
''Ora vediamo di atterrare. Dobbiamo passare accanto a quella meda gialla, prendere, con il mezzo marinaio, la cima fissata al corpo morto, tenendola lasca alla galloccia di prua, quella di dritta però, e facendola poi scorrere sotto l'opera morta per poi riprenderla di poppa e fissarla alla bitta con una gassa d'amante''.
Se a questo punto ti giri intorno cercando vanamente un marinaio molto basso, una specie di nano, nascosto chissà in quale anfratto della barca, la frittata è fatta. Cominciano a fissarti con quello sguardo di superiorità come per dire ''Ma sto buzzurro qui da dove viene'' e pensano ''Ma come si fa a campare senza sapere cos'è il mezzo marinaio'' e,
per il resto della navigazione, non ti cacano più.

Addict

Non so più che fare, dove andare. Per tutto il giorno sono rimasto chiuso nella mia stanza. Non ho voglia di mangiare, non riesco a dormire, non intendo vedere nè sentire nessuno. Ne ho bisogno, ne sento la mancanza. Me lo aveva detto, chi ci era passato, che sarebbe stata dura, ma non pensavo di ridurmi in questo stato. Si tratta di due soli giorni, ce la farai facilmente, pensavo, ma le cose non sono andate per come previsto. Sì, è facile per voi giudicare dal di fuori, come mia madre che mi dice "Guarda come ti sei ridotto, hai perso la tua dignità. Esci, vai a trovare gli amici. Cerca di svagarti". Ma quali amici, ma quale svago. Proprio gli amici, belli loro! Se li vado a trovare è peggio. Mi sfotteranno a morte e forse mi daranno il loro, me lo faranno usare ma per poco ed io invece ne ho un assoluto bisogno. Deve essere solo per me, devo poterl prendere e usare quando e come voglio, stringerlo in mano e farlo vedere a tutti. No, non potete capire quello che significa non esserne in possesso. Glielo avevo detto ai miei che averne uno non era sufficiente. Bisogna tenerne in a casa uno di riserva per tutte le evenienze, per i casi eccezionali, come questo. ''Che ce ne facciamo, spendiamo soldi inutili....'' Ecco, adesso forse lsi saranno ricreduti. Avranno visto come mi sono ridotto per colpa loro!
Se penso che è solamente l'una di notte. E domani prima delle 9 non mi sarà possibile averlo. Quello stronzo di fornitore! Mi ha detto: "Mica ci sei solo tu. Me ne occuperò in serata, giusto perchè insisti. Ma prima delle 9 non potrai averlo" . Con tutto quello che ho speso. E mi ero informato bene, avevo chiestao agli amici, ho voluto sapere chi era il miglior fornitore. E proprio da lui, dal boss ero andato e lui mi aveva assicurato che per almeno tre anni non mi sarei fatto più vedere, che quello che mi stava vendendo era il top. Ma quali tre anni. Non sono passsati neppure tre mesi. Si, è vero, ho esagerato, l'ho utilizzato molto, senza sosta, giorno e notte, dividendolo con gli amici. E' questo è stato l'errore che non farò mai più. Ma comunque tre mesi sono stati troppo pochi. Ma lui rideva, rideva. ''Si vede che hai esagerato. La prossima volta usalo solo per te e vedrai che non avrai problemi''.
Stronzo!
Sta di fatto che sono qui, distrutto, solo, con lo stomaco in rivolta senza voglia di di far nulla, in crisi profonda. Il vuoto cosmico dentro e fuori di me. Altre 8 ore almeno di sofferenza mi aspettano, tutta la notte da solo contando le ore, i minuti, i secondi . Ma quando lo avrò di nuovo potrò finalmente riascoltare le sue 150 suonerìe, mandare i 5000 SMS mensili, parlare con i miei amici che stanno dall'altra parte della strada, chattare in libertà, navigare in internet per scaricare altre suonerìe e seguire Il Grande Fratello. Il mio Nokia riparato sarà di nuovo tra le mie braccia!

sabato 7 febbraio 2009

Non è solo bricolage

Una vita priva di passioni che vita è? Naturalmente le passioni possono essere di vari tipi. Qui voglio parlare della passione per le idee.
E' facile appassionarsi alle cose, un pò meno alle persone, ma alle idee è ancora più difficile. La mia generazione è cresciuta a pane e idee, anche se alcuni dei miei coetanei si sono ritrovati su strade sbagliate per seguire troppo appassionatamente le proprie idee.
Ma la mancanza di passione per le idee è, a mio parere, peggiore. Credo che ci si debba appassionare alle idee perchè questo significa costruire un percorso personale che viene fuori da un desiderio interno, da un impulso che spinge a mettersi sempre in gioco, a dover cercare dentro e fuori di sè.Faccio un esempio banale per rendere il tutto più chiaro. Per un certo periodo di tempo mi è venuta la passione (mai dimenticata ma solo messa momentaneamente da parte) di realizzare piccoli mobili per la casa. Nella mia breve ma intensa carriera di mobiliere, ho realizzato due librerie a parete, un tavolino da computer, un mobile porta CD, una vetrinetta per la stanza delle mie figlie., qualche mensola. Naturalmente questa mia passione soddisfaceva a una mia esigenza personale. La mia professione di docente, tutta dedicata alla formazione degli alunni e quindi tutt'altro che manuale, lasciava scoperta in me l'altra parte del mio carattere che è più concreta, pratica, direi manuale. Da qui la mia passione. Ma per coltivare questa passione ho dovuto dedicarvi tempo, volontà, applicazione mentale e ricerca per ottenere risultati, non certo professionali, ma almeno accettabili. Ho dovuto documentarmi, predisporre il disegno del mobile che volevo realizzare, con le sue misure e proporzioni, gli accessori da scegliere, il tipo di legname necessario, le vernici ecc. Ma una volta ultimato il manufatto (così chiamato perchè fatto con le mani) ho avuto la soddisfazione di aver fatto qualcosa di concreto, di vedere realizzata la mia idea iniziale .
Naturalmente l'esempio può essere anche applicato ad iniziative che non prevedano solo la realizzazione di un oggetto materiale. Con la stessa soddisfazione finale ho realizzato (e sto tuttora realizzando) progetti rivolti agli alunni della mia scuola che ho pensato, immaginato e ideato nelle differenti parti avendo dentro di me quella voglia, quella passione per l'appunto, che penso mi abbia sempre spinto a fare qualcosa di utile.
Ma coltivare la passione è più bello se coinvolge anche gli altri. Che farsene di un mobile se lo utilizzi solo per te oppure che vale realizzare un progetto che ti vede quale unico beneficiario dell'azione. No, per me non va! Sono molto più motivato a coltivare una passione se prevedo che possa avere una ricaduta positiva sugli altri oltre che su di me.
Due ultime considerazioni: la passione prevede sempre un percorso attivo e non solo passivo (non è passione utile quella di guardare tutti i possibili programmi che parlano di calcio quanto quella di praticarlo); seconda considerazione la passione non deve mai sfociare nella monomanìa, non deve mai essere esagerata perchè sennò si rischia presto l'assuefazione, la stanchezza e quindi l'abbandono. Coltivare una passione, ha la sua ricompensa nel vedere realizzata, concretizzata l'idea iniziale .

martedì 3 febbraio 2009

Lezioni dal mare 2

Il mare è splendido, una tavola. Da tre giorni circa le condizioni atmosferiche sono immutate. Altro che Caraibi, un paradiso. Davanti la consolle, si vedono le lenze scorrere in mare, tenute giù dall'affondatore. L'andatura lenta di 2/3 nodi concilia il sonno del pomeriggio. Una bellissima giornata di mare. Gli altri, distesi sulla cuscinerìa di prua, dormicchiano beati, in parte coperti dal tendalino per cercare di schermare la forza del sole che, anche se sono le cinque del pomeriggio, picchia ancora duro sulla pelle.
Ora bisogna rientrare. Un breve calcolo nella mente. Con questo mare si possono tenere tranquillamente i 15 nodi di media. Come minimo. In meno di mezz'ora si rientra in porto.
Nessuno tocchi niente. Non ci si può fidare di questi principianti. Eppoi c'è una sacralità che bisogna rispettare. Mica puoi raccogliere la sagola così come capita. E se poi devi scioglierla rapidamente? Se non lo fai bene ti ritrovi con una serie di nodi da districare. Niente da fare. Tutti fermi. Non vi azzardate a toccare nulla. Incompetenti. Tutti devono sempre ricordare che il comandante è sempre, perennemente, coscientemente incazzato. Ce l'ha con tutti, perchè nessuno, dico nessuno, sa fare le cose bene. E se anche per caso qualcuno ci riuscisse, compito precipuo del capitano è quello di incazzarsi comunque. E cazziare, cazziare sempre e tutti.
Si parte. Il carico va distribuito bene. Metti sotto il secchio, assicura la sagola alla consolle, niente agitazione. Poi solo il rumore del motore. Su il trim, giusto quanto serve a fare planare questa barca.
In fondo all'orizzonte però, qualcosa non quadra. Troppe nuvole scure, minacciose improvvise. Tempo cinque minuti un vento fastidioso, teso e di prua. Viene dritto da sud-est, esattamente dove c'è il porto e reca con se dapprima delle increspature, poi della onde sempre più fitte e profonde. Ecco la punta di Capo Gallo; cominciano le maledizioni. Non si può dimenticare di consultare le previsioni, neanche per una giornata, neanche per mezza giornata.
La barca è preoccupata. Guardano senza parlare, aspettano.
E' impossibile prendere direzione sud-est, troppo pericoloso. Si deve virare verso est, verso il mare aperto e, senza esitazioni. Giù i giri del motore, indosso i giubotti di salvataggio. Tenuti al tientibene. E soprattutto niente panico. Tutti guardano preoccupati perchè la direzioine allontana la barca dalla mèta, dalla riva. Non sempre però la via più corta porta verso il paradiso.
Altro che 15 nodi, se va bene si va a 4/5 nodi , velocità da traina o quasi. Più la barca si allontana dalla riva più la tensione cresce. Il mare però, preso di mascone, è meno ruvido, più addomesticabile e soprattutto sbatte di meno sulla chiglia, abbaia ma non morde. La barca scende lentamente nel cavo delle onde e quando tocca il punto più basso, la riva scompare alla vista. E scompare anche il porto che ora si vede di dritta e non di prua. Altra virata. Questa volta il mare lo prendi di babordo ed è meno aspro. Il punto di vista cambia all'improvviso, il suo colore sembra meno cupo. Un'occhiata alla lancetta della benzina. Nessun problema.
Ancora mezz'ora di sofferenza poi l'attracco, la stanchezza nelle ossa. Nessun applauso ma gli sguardi grati come ricompensa per la fatica. Il ragazzo del moletto ti sfotte 'Che professo. Stasira un si vuliva arricampari?'. Le parole e il tono di Franco, invece, tradiscono una preoccupazione tenuta dentro per un pò. 'Un ci funziona u telefonino?'
Leghi la barca, aggiungi una nuova cima. Forse stanotte gira a Greco. 'Franco, si ci su problemi, isassi a varca'.
Raccogli le trusce e ti avvii. In mare non ci sono taverne.

domenica 1 febbraio 2009

Beckembauer

Ognuno di noi esprime se stesso in tutti i modi possibili. Mi spiego meglio. Se uno è cretino come farà a guidare in modo intelligente? Forse tecnicamente e anche istintivamente avrà anche una buona pratica della guida, ma quando dovrà districarsi nel traffico e fare delle scelte farà scelte da cretino.
Durante la settimana gioco a calcetto sempre con le stesse persone, per lo più adulte (io sono quasi il più vecchio della compagnìa, sob!). Datosi quindi che ci conosciamo da un pò, per noi dovrebbe essere facile capire l'intenzione altrui. E spesso è così. Così c'è per esempio quello che ama dribblare per cui, messa
giù la testa, parte a spron battuto verso la porta. Siccome è mancino puro, basta portarlo regolarmente verso la parte sinistra, sempre più a sinistra, inevitabilmente a sinistra per fargli perdere la palla. E alla fine s'inczz con i compagni , dicendo loro 'Non vi fate vedere mai'. Poi c'è quello che pesa 100 kg circa e che per tutta la partita cerca solo di farti il tunnel. Non gli interessa vincere o perdere: gode solo quando può tornare a casa soddisfatto per averti fatto almeno un tunnel. Che dire di quello che, appena fischiato l'inizio della partita, parte a razzo con pressing, sgroppate sulle fasce, rientri in difesa. Dopo 10 minuti è già spompato. Basta farlo girare insieme al pallone e lo metti KO quasi subito. C'è anche lo scarpone, cioè quello che, scarso di tecnica, deve solo buttarla sulla rissa. Qualsiasi cosa tu gli dica da 'Che ore sono?' a 'Che begli occhi hai' ti risponde sempre con la frase standard 'Tirumpututtikuorna', rivolgendola anche ai compagni di squadra, se necessario. Non dimentico il 'turillusu' (o tirillusi) simile al tipo di prima ma che resta nell'ambito della disputa verbale lamentandosi per ogni fesseria. Naturalmente se la cosa lo riguarda ha sempre ragione lui (falli, rimesse, corner, rigori tutto gli spetta per principio); gli altri hanno sempre torto.
Personalmente, vista l'età sono costretto a dover centellinare le energie. "Niente dribbling nè prima nè dopo i pasti" mi ha imposto il medico "troppo faticosi". E allora il mio "prio" (piacere) sta nel fare circolare la palla. Sono il vigile urbano della mia metà campo, ma
non oso varcarla perchè c'è il rischio del non ritorno. Pare che io sia apprezzato per questa mia capacità che sfrutto perchè, potendo usare poco le gambe, cerco di compensare con il cervello. Provo anche a prevedere quello che faranno i miei avversari per prenderli in contropiede (oggi queste azioni si chiamano 'ripartenze'). Gioco un passo indietro gli altri, quindi da vecchio 'libero' (oggi si chiama difensore centrale) con diritto di sganciamento moderato. Ma la catena con la quale sono legato è corta per cui arrivato alla linea di metà campo mi sento strattonare e sono costretto a fermarmi.
Alla fine mi chiedo se si può ancora definire calcetto quello che facciamo o se abbiamo inventato una nuova forma di spettacolo comico.