sabato 28 febbraio 2009

Com'è profondo il mare



Mi sono tuffato dentro ed ora devo nuotare, in una lunga apnea dalla quale non so come uscirò. Ma chi se la cerca la trova, quindi, animo e via! Esploriamo questi nuovi fondali. Cosa ci troverò? Relitti abbandonati di galeoni spagnoli? Residui della civiltà umana? Sporcizia e degrado? Ve lo saprò dire quando riemergerò. A luglio prossimo.

domenica 22 febbraio 2009

Lezioni dal mare 4

Il sole delle cinque scavava ancora piccole tracce di salsedine sulla pelle, mentre scompariva lentamente dietro l'isolotto. Disteso, la testa leggermente sollevata, scrutavo dal mare il mare, una tavola da biliardo i cui birilli erano i gavitelli dell'Avamposto. Una di quelle rare giornate di mare che solo giugno ti regala e che ti capitano di rado, forse una o due volte all'anno, frutto di un concatenarsi di eventi favorevoli: il mare piatto ma trasparente, l'assenza di meduse in mare, una temperatura calda ma non eccessivamente afosa e infine, dulcis in fundo, poche, pochissime barche intorno, in quel lunedì di inizio giugno. Mentre gustavo la solitudine del mare scrutando davanti a me, schermato dalle lenti da sole, riflettevo su quello che il mare nascondeva, e in particolare pensavo a quell'aereo tedesco, il Junkers-52 inabissatosi un giorno dell'estate del 42 nello specchio del mare di Barcarello. Tracce lasciate dall'uomo che si sovrappongono ad altre, sin dall'alba della sua esistenza; resti di navi affondate, sbattute contro quello che era l'istmo dell'isolotto, successivamente spazzato via dai marosi per far posto allo stretto corridoio di mare che oggi esalta il paesaggio di Isola. Ma, più recentemente, telefonini abbandonati per una distratta apnea dei loro proprietari, o peggio lenze, reti dimenticate o volutamente tagliate da pescatori rapaci!
Quanta violenza ricevuta e procurata! Sempre coerentemente però con la mutevolezza del carattere di cui, in quel preciso momento, godevo solo della parte più placida e rilassante che tuttavia prevede nel suo repertorio anche manifestazioni meno docili per il navigante. Il rapido mutare degli eventi atmosferici con repentine burrasche , il sollevarsi improvviso di venti avversi, le mareggiate inattese dai più ma saggiamente previste dai meno.
Quella giornata di giugno mi invitava a cogliere il momento propizio, ad essere sempre pronto e ricettivo, quando è giusto essere il protagonista di eventi non usuali, difficilmente ripetibili, ma in ogni caso ricercati, quasi agognati per tutta una stagione. Non è giusto distrarsi perchè le occasioni il mare non te le concede facilmente ma, al contrario, la loro reiterazione è difficile, se non casuale e contingente. Tali momenti invece hanno qualcosa di magico e valgono il biglietto di una stagione intera, una prima al teatro che non ti è consentito perdere, che non devi permettere che altri ti raccontino perchè va vissuta in prima persona.

martedì 17 febbraio 2009

Se incontro il destino gli spacco la faccia!

Certe volte penso che il destino si accanisca sempre con le stesse persone, con cattiveria, in modo ripetuto, senza dare scampo, senza dare respiro. Appena sollevi un attimo la testa, appena provi a schiudere la bocca in un timido sorriso, ecco che il destino è lesto a colpirti, a finirti.
In queste ultime ore sono molto vicino a R., anche se so che non potrò darle nessun concreto aiuto, non potrò lenire nemmeno per un attimo la sua sofferenza. Eppure penso che il nostro compatire (nel significato di soffrire insieme), qualche cosa dovrà pur significare, cazzo! Qualcosa dovrà pur significare questo nostro raccoglimento! Uniamo le nostre energie mentali, le nostre empatìe, e facciamogliele avere, trasmettiamogliele con la mente e col cuore.
Grazie.

Senza titolo

Non ha importanza essere conosciuti
ma ha estrema rilevanza essere riconosciuti

sabato 14 febbraio 2009

Smettiamola con le insinuazioni

Vorrei smentire in modo definitivo quanto di male si dice intorno alla qualità dell'insegnamento della pratica sportiva nelle nostre scuole. Nel corso della mia oramai trentennale carriera di docente, ho potuto visitare personalmente scuole di diversi paesi europei e vi posso assicurare che i nostri docenti di educazine fisica poco o nulla hanno da invidiare ai loro colleghi europei.
In particolare mi vorrei soffermare sulla didattica della disciplina che è veramente all'avanguardia, pronti come sono i docenti a recepire tutte le innovazioni, in materia, provenienti dai diversi continenti del mondo. A tal fine vi parlerò di due pratiche didattiche estremamente diffuse nelle scuole della repubblica con particolare riguardo a quelle del sud e di Palermo in particolare.
La prima nasce dall'idea ingegnosa di un docente ungherese un certo Nofài Ungàs il quale ha definitivamente risolto l'annoso problema dell'indolenza adolescenziale. Tale pratica è pervenuta a noi attraverso la Finlandia, paese in cui essa viene attuata in tutte le scuole e prevede un protocollo piuttosto rigoroso. Il professre, infatti, dopo aver raccolto attorno a sè tutti i suoi alunni pronuncia la frase finnica ''tèkkaupallùni'' che significa ''date sfogo alle vostre frustrazioni''. Al suono di queste magiche parole gli alunni si scatenano in una sorta di danza collettiva tribale che si svolge, secondo regole codificate, attorno a una sfera magica che essi fanno rapidamente circolare di piede in piede. Il docente sorveglia attentamente lo svolgimento della pratica ma spesso, per meglio responsabilizzare i discenti, è obbligato a allontanarsi per poter accertare il livello di autodeterminazione e autogestione degli stessi.
La seconda attività, che ha medesimi obiettivi ma pratica radicalmente opposta, nasce da un'insegnante del New Mexico, la professoressa Ana Carla Amàtola la quale l'ha introdotta nella propria scuola sin dagli anni settanta con lo scopo di far scaricare ai propri alunni le tensioni accumulate nel corso della giornata e che la nostra scuola ha immediatamente recepita reputandola idonea alla bisogna.
Anche qui il docente raccoglie intorno a sè gli alunni e, senza pronunciare una sola parola, trasmette loro la consegna. Essi poi, in modo del tutto spontaneo, sia da soli che per piccoli gruppi, si allontanano vagando all'interno e fuori dalla palestra, alla ricerca della concentrazione assoluta . Talora quindi li si può incontrare sia dentro che fuori la scuola spinti da un irrefrenabile impulso verso la libertà. Altre volte invece li si vede sostare pacatamente nei pressi di attrezzature che dispensano conforti ai loro bisogni primari. Detta pratica viene definita ''Arundi Ite'', incitazione spagnola che significa ''Concentrazione Itinerante''.

venerdì 13 febbraio 2009

Il mio amico G

Conosco il mio amico G da oramai quasi 20 anni e da quasi 2 lustri è anche il mio medico, anzi il medico della nostra famiglia.
Per molti aspetti io e lui siamo molto simili: abbiamo due figli, una moglie (diversa), la stessa moto (lo Scarabeo, ma lui ha comprato quella più potente per fare brodo e poi rinfacciarmi che ha la moto più grossa della mia) , una barca (anche qui la sua è più grossa anche se la mia, seppure più piccola, funziona meglio ed è, a paragone della sua, più potente).
Inoltre pur svolgendo due attività in apparenza abbastanza lontane tra loro, abbiamo lo stesso approccio ''integralista'' al lavoro. Infatti affrontiamo entrambi la nostra professione sapendo di offrire un servizio pubblico per il quale siamo pagati (io poco a dire il vero, lui di più) e che affrontiamo con scrupolo e rigore, sapendo che dal nostro impegno dipende anche la salute fisica (per lui) e mentale (per me) della nostra utenza. Tanto per capirci meglio il mio amico G ha uno schedario aggiornato che gli consente di ricostruire tutta la storia medica di ognuno dei suoi pazienti (che spesso però sono un pò impazienti). Può risalire per esempio al 10 febbraio del 1985 quando hai avuto un attacco di diarrea dovuto ad un consumo esagerato di carciofi ''ammutunati''; oppure può risalire alla marca e al gusto del ghiacciolo che hai utilizzato
il 20 agosto del 1991 quale lenitivo di uso topico per attenuare una crisi acuta di emorroidi.
Ultimamente anche lui, come me, si è un pò imborghesito, buttandosela sulla lagnusìa per cui, a differenza di quando era giovane, si permette ''persino'' di andare in ferie.
Un'altra caratteristica che ci accomuna è una certo estro nel modo di ''porci'' verso gli altri. A dire il vero lui è molto più ''estroso'' di me, e glielo ricordo sempre anche se, ultimamente, manco io babbìo.
La prima volta che siamo partiti insieme, nell'aprile del 1990, mi ricordo che palesò subito la sua stravaganza. La mattina, del secondo giorno, appena alzato, mi ritrovavo a passare davanti la porta della sua stanza d'hotel. Probabilmente invitato dalla moglie ad affrettare i preparativi per non arrivare in ritardo all'appuntamento, uscì dalla stanza con le brache calate dicendo ''Mica ci posso andare in mutande''. E lì lo sorpresi io.

Cambio nome

E' un anno che ho cambiato il nome di battesimo e nessuno se ne è accorto.
La decisione è avvenuta dopo lunga e profonda meditazione ed è motivata. Mia madre mi ha sempre detto che porto il nome di suo padre. Ma qui sta il problema! Mio nonno si chiamava sì Giovanni ma non Giovanni Battista festeggiato il 24 giugno bensì Giovanni Nepomuceno. festeggiato il 16 maggio. Perchè dunque dovrei festeggiare un santo che non è quello originario di mio nonno. Sempre mia madre afferma che la scelta è stata fatta proprio perchè Giovanni Nepomuceno è del tutto sconosciuto dalle nostre parti, mentre Giovanni Battista è uno dei santi che proprio a Palermo è più conosciuto e venerato. Sta di fatto che pur avendo comunicato ad amici e parenti la data del mio nuovo onomastico nessuno se ne è ricordato, compresa mia madre che mi ha festeggiato, come del resto tutti gli altri, sempre il 24 giugno.
Sul Battista si sa molto per cui mi asterrò da qualsiasi riferimento alla vita. Eccovi, invece, alcune brevi notizie, tratte dalla rete, su S.Giovanni Nepomuceno.

Nacque nel 1330 a Napomuk, in Boemia, fu consacrato sacerdote a Praga e divenne predicatore di corte del re Venceslao. La moglie del re, Giovanna di Baviera, conosciutolo, lo scelse come confessore. Il re, corrotto, sospettava che Giovanna gli fosse infedele e la tormentava spesso per conoscere ciò che esisteva solo nella sua mente. Si rivolse così a Giovanni per conoscere le confessioni della donna. Ma il santo si rifiutò di rispondere. Nonostante le minacce Giovanni si mostrò inflessibile. Tale fermezza gli costò la condanna ad essere gettato nel fiume Moldava. Sul ponte della città tra il sesto e il settimo pilastro venne gettato nella corrente. Il mattino seguente il corpo venne ritrovato sulle rive del fiume circondato da una strana luce; ciò sarebbe accaduto il 16 maggio del 1383. Il luogo della sua esecuzione, il Ponte Carlo è tuttora luogo di venerazione e viene ricordato da una lapide; secondo la credenza popolare toccando la lapide con la mano sinistra si avrà fortuna per i successivi 10 anni.
Quando nel 1719 la sua tomba nella cattedrale di Praga fu aperta, fu dichiarato che la sua lingua era stata trovata incorrotta, per quanto raggrinzita. Egli è dunque protettore degli alluvionati, degli annegati e dei ponti.

Non so perchè, ma alla fine c'è qualcosa nella vita di questo santo che mi avvicina a lui. Voi che ne pensate? Provate a toccarmi la lapide, forse anche voi avrete fortuna per i prossimi 10 anni.