venerdì 4 marzo 2011

Riposate in pace

L'ultima che mi è capitata è veramente comica, grottescamente comica.
Non so se vi è mai successo di recarvi, sicuramente per motivi poco piacevoli, presso l'ufficio del comune di Palermo preposto ai Servizi Cimiteriali della città ed allocato in via Lincoln nell'ex Palazzo Barone.
Di per sé l'approccio ai locali è quanto meno indicativo di come (non) siano gestiti i servizi pubblici in città. Appena messo piede nei locali della soi-disante reception trovi tre, quattro, cinque (o più) persone (l'accoglienza) che sono incaricati di indirizzarti presso l'ufficio più idoneo a risolvere il tuo caso. Sarebbero incaricati, si dovrebbe dire poiché alla domanda "Scusi dove devo andare per..?" loro ti rispondono con sicurezza: "Dovrebbe essere al secondo o al terzo piano; lei vada al terzo e chieda, casomai, a scendere tutti i santi aiutano!"
Seguo il suo consiglio e vado al terzo piano dove vengo stoppato da un semienergumeno il quale mi apostrofa: "Desidera". Ricomincio con la tiritera precedentemente licitata a piano terra ma quello non mi lascia concludere dicendo "No, non è qua. Vada al piano di sotto". Insisto: "Veramente non avevo finito di parlare". Replica scocciato. "Non è qua, le dico. Vada al piano di sotto". Mestamente guadagno le scale e scendo di un piano dove trovo un omologo dell'energumeno di sopra il quale mi arresta col solito marchio di fabbrica (fanno ore e ore di corsi di formazione per questo): "Desidera?". Reitero la mia pappina che, more solito, il de cuius non mi lascia finire: "Chi l'ha mandata?". Mi ripeto: "Mi hanno detto al terzo piano che devo venire qui". Pausa di riflessione. "Ma è sicuro?" continua il tipo? Resto alquanto interdetto: "Mah veramente!". Non mi lascia concludere. "Vada in fondo al corridoio e veda lei". Abbandonato a me stesso vago nei meandri degli uffici dove anime in pena mi incrociano con sguardi smarriti. Impiegati? Visitatori? Camerieri di bar? Non lo saprò mai.
In fondo al corridoio vedo due persone che sostano davanti ad una porta. Propongo l'ennesima richiesta che oramai ho quasi memorizzato come fosse l'unica battuta di una recita da oratorio.
Questa volta l'addetto sembra meno scortese del solito. Mi ascolta per "intiero" (direbbe la buon anima di Mike Bongiorno) poi mi dice: "Venga con me" e mi accompagna da un impiegato posto dietro uno sportello e gli spiega il fatto. Premetto che nell'ufficio siamo solo io, lui e l'usciere. Nessuno visitatore per un raggio di 100 leghe. L'impiegato fulmina con lo sguardo l'usciere poi alza gli occhi in direzione dell'orologio che segna ore 11 e45. L'ufficio chiude al pubblico alle ore 12 e 30. "All'ora di chiusura t'arricampi", dice scocciato all'usciere.
Alle ore 12 e 15 dopo mezz'ora di spiegazioni dettagliate l'impiegato riesce a capire di cosa si tratta, quindi mi dice: "La cosa è piuttosto lunga. Deve riempire questo modulo .". "Tutto qui?" faccio io. "Si, solo questo modulo, con alcuni dati, giusto per avere alcune informazioni." Un po' interdetto gli faccio."Ma lei mi ha detto che ci vuole molto tempo". "Per compilare il modulo ci vuole solo qualche minuto. E' l'iter burocratico che è molto lungo". Poi avvicinandosi a me, quasi a rivelarmi un segreto: "Sa, qui ai Servizi Cimiteriali ci sono molti tempi morti!"
E poi dicono che gli impiegati non hanno il senso dell'umorismo

domenica 27 febbraio 2011

Me lo diceva sempre mio padre

Al congresso dei Cristiani Riformisti il nostro grande premier Facciglio di Bronzoni ieri ne ha tirate fuori una delle sue, sue secondo la sua teoria"più grossa la spari meglio è". Ho estrapolato (ahimè con grande ribrezzo dovendomi assuppare parte del suo discorso) parti di detto sproloquio nel quale Truffaldoni afferma testualmente: "Crediamo nella famiglia, nucleo fondamentale della nostra società (...) costituita da un uomo e da una donna che si uniscono nel vincolo dell'amore".
A parte la facile e scontata ironia "Non parla a sproposito perchè lui di famiglie se ne intende avendone avute due (almeno ufficialmente)", mi è tornato alla mente un famoso sketch di Massimo Troisi che mi sembra si attagli meglio alla situazione, perchè più concretamente riferibile alla sua condizione personale
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domenica 30 gennaio 2011

domenica 2 gennaio 2011

Mistero a Palermo


Ho chiesto in giro, in famiglia, agli amici, ai colleghi. Niente. Mi sono rivolto allora agli sconosciuti, alla gente, per la strada, nei negozi, a ignari avventori incontrati sull'autobus, nel metro, in lunga attesa alla posta, all'ufficio delle imposte, in banca. Nulla.
Ultima chance: i servizi segreti. Solo loro potranno svelare questo mistero
Mi chiedo: come è mai possibile che non si riesca a trovare un solo cornuto che abbia votato per il nostro sindaco? Tutti scappati? Magari! Sarebbe una bella notizia.

venerdì 31 dicembre 2010

Considerazioni finali


E' proprio, ma proprio necessario farci gli auguri per il nuovo anno?
"Buon inizio e buon principio": che palle! E poi non voglio più sentir pronunciare il verbo "sperare", visto che viviamo (o meglio ci obbligano a vivere) in un "présent continu" ( je suis en train de vivre) detto anche "present continuous" per gli inglesi (I'm living). Che utilità avrebbe (pre)occuparci del futuro cioè di una cosa che non esiste nè mai più esisterà?
Il più saggio dei miei gatti non si occupa del futuro e vive tranquillamente la sua pacifica esistenza senza preoccupazioni di alcun tipo (almeno finchè qualcuno si occupa di provvedere alla sua sopravvivenza).
Un'ultima considerazione. Anche le lingue (italiano, francese, inglese, spagnolo) si sono in pratica già attrezzate alla bisogna utilizzando il presente come forma linguistica atta a parlare del futuro: basta far precedere o seguire il tutto da un appropriato complemento di tempo. Ad esempio: domani, questo pomeriggio, tra un anno vado a....... Completatela voi la frase, a vostro gusto

venerdì 24 dicembre 2010

Pensiero natalizio

Mi chiedo, mi domando e dico: è mai possibile che non ci sia alternativa a questa foga schizofrenica che ci prende tutti quanti prima di Natale?
Sono andato in giro (solo per pochi giorni a dire il vero) in scooter in questa bolgia schizzata che è la nostra città alla ricerca di qualche presente da mettere sotto l'albero (finto naturalmente).
Alla fine della fiera mi chiedo se il gioco valga la candela. Ci inquiniamo di traffico, di bile e di quant'altro per poi rientrare a casa con un senso di vuoto dentro.
E allora? Soluzione please!
Concretamente si potrebbe sfruttare le moderne tecnologie (si fa per dire) e ritornare ai pacchi (non quelli della TV naturalmente).
La mia figliola maggiore, ad esempio, compra una serie di stracchiolate (leggasi oggetti di non eccessivo valore commerciale) che le pervengono via corriere direttamente a casa. Ciò le consente:
1. di spendere relativamente poco;
2. di poter scegliere per tempo i regali e non all'ultimo momento,quando sei quasi obbligato a prendere quello che capita;
3. di vivere con relativa serenità i giorni precedenti al Natale!
Meditare gente, meditare!

sabato 27 novembre 2010

Niente di nuovo sotto il sole

L'ultimo brano della coppia Dalla-De Gregori, Gigolo, ha origini lontane.
Grande successo in america degli anni trenta, è stato interpretato da una miriade di cantanti.
Nel link di sopra Lucio Dalla parla della nascita del brano anche se la storia del pezzo è un po' più complessa.
L'autore della melodia è un musicista italian,o un certo Leonello (detto Nello) Casucci che era un pianista di un orchestra di tango che scrisse il pezzo nel 1929 mentre si trovava in Germania con parole tedesche di Julius Brammer e titolo originale Schöner Gigolo interpretato da vari artisti tedeschi dell'epoca, tra cui Fritz Imhoff . Nello stesso anno la canzone venne tradotta e depositata anche in italiano con testo di Enrico Frati e cantata poi nel 1931 da Daniele Serra, un famoso cantante che ebbe un discreto successo durante il ventennio fascista. Pare che il testo, tradotto dal tedesco, riprenda una storia vera, accaduta in Germania durante la crisi del '27 durante la quale un ex ufficiale dell'esercito tedesco, per poter sopravvivere, fu costretto a riciclarsi come ballerino/gigolo nei tabarin dell'epoca.
Ma il vero successo il brano lo trovò sbarcando in america dove venne incisa, sin dal 1931 da un numero impressionante di interpreti (sia uomini che donne) tutti di un certo livello con il titolo Just a Gigolo e testo in inglese di Irving Caesar.
Nell'ordine si cimentarono nell'interpretazione:
Louis Armstrong (1931)
Bing Crosby (1931)
Ted Lewis (1931)
Irène Bordoni (1932) cantante francese di origine corsa che interpreta il brano come colonna sonora del film animato Betty Boop
Raymond Scott (1939)
Louis Prima (1945)
Wild Bill Davison (1948)
Les Brown (1949)
Thelonious Monk (1963)
Marlene Dietrich (1978) colonna sonora del film tedesco Schöner Gigolo, armer Gigolo
The Village People (1979)
David Lee Roth (1985) cantante dei Van Halen
Lou Bega (2001)
Nel dopoguerra in Italia il testo della canzone fu riscritto da Bruno Pallesi che sostituì quello originale di Enrico Frati.
Digitando le parole 'Just a gigolo' su You Tube si ottengono 3990 link, su Google 439.000 risultati, non tutti riferibili alla canzone, naturalmente.
Chissà se il buon Nello Casucci, al momento di scrivere quella melodia, avrebbe mai potuto immaginare del grande successo di popolarità che avrebbe raccolto la sua musica in giro per il mondo. Se ne accorse sicuramente dopo, nel corso della sua lunga esistenza, perchè si spense nel 1975 all'età di 90 anni.
Come si vede la musica attraversa le stagioni ed è sempre possibile contestualizzarla.
Dimenticavo di dire che Louis Prima, forse il più famoso interprete del brano (almeno in america), utilizzò parte del testo del suo maggiore successo quale epitaffio per la sua tomba:
«
"When the end comes
I know
They'll say
Just a gigolo
As life goes on
without me" »