domenica 11 gennaio 2009

Ricordi d'infanzia

Quando ero piccolo, ma molto piccolo, ricordo che esisteva un pupazzo chiamato "Ercolino sempre in piedi" che si vinceva con una raccolta a punti acquistando dei formaggini.
Alto meno di un metro, questo pupazzo aveva una base sferica con un peso che gli impediva di andare giù anche quando lo si pigliava a pugni (da qui il nome). Inoltre possedeva al suo interno dei sonagli che si facevano sentire quando provavi ad atterrarlo.

Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!
Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!
Tu lo spingevi giù e lui, delendelen, tornava su!

Mi ricorda alcune persone di mia conoscenza che prese a sberle dalla vita riescono per fortuna a tornare in piedi! Speriamo bene!

sabato 10 gennaio 2009

Poesia futurista

Ispirandomi al poeta Aldo Palazzaschi, in particolare alla sua poesia "La fontana malata", anch'io ho composto una poesia neofuturista.

Velocità
drin drin, presto presto al lavoro devo andare
gnam gnam, lesto lesto voglio in fretta sgranocchiare
piss piss, fretta fretta anche in bagno posso andare
dance dance, vite vite c'è la voglia di sballare
wroom wroom, razzo razzo è il momento di filare
crash crash, fatto fatto contro il palo vo a schiattare!

Take your time and think, the life go away very quick
Prends ton temps et réfléchis, la vie s'en va très rapidement
Prenditi il tuo tempo e rifletti, la vita se ne va in fretta

Befana 2009

La Gemini vien di giorno
coi ministri tutt'intorno.
fa una legge assai malsana,
Mariastella è una........

giovedì 8 gennaio 2009

Si torna al lavoro

Non è poi così tragico tornare a lavorare dopo l'overdose di cibo e di impegni vari.
Mi piacerebbe rivedere un pò l'idea che abbiamo di queste vacanze, che stanno diventando ancor più frenetiche della vita di ogni giorno.
Voto 4

domenica 4 gennaio 2009

Per Chiara e gli esaminandi di giugno 2009

Il centravanti fu atterrato appena dentro l’area e l’arbitro fischiò il calcio di rigore. Mancavano 2 minuti alla fine della partita e la squadra era sotto di un gol. In mezzo all’esultanza generale per il possibile pareggio, che rimetterebbe l'esito dell'incontro in discussione, con la possibilità di effettuare i tempi supplementari, si sentì secco l’ordine impartito dal mister: “Tira Francesco!”
Subito una stretta alla bocca dello stomaco. Francesco percepisce immediata la responsabilità. E dimentica. Dimentica la sicurezza con la quale ha quasi sempre sbeffeggiato, durante gli allenamenti, i vari portieri che gli si sono parati davanti nel pressoché vano tentativo di parargli le decine di penalty scoccate. E non sente. Non sente i suggerimenti del capitano della squadra che gli dice di stare tranquillo, di tenere a freno la bestia, di essere se stesso, sicuro delle proprie capacità.
Francesco dimentica, non sente, ha paura.
Prendo una breve rincorsa? No, troppo breve no. Tiro a mezz’altezza o rasoterra, alla destra o alla sinistra del portiere? E se tirassi forte ma centrale?
Tanti pensieri per la testa mentre pone il pallone sul dischetto.
Poi il fischio dell'arbitro, che lo coglie quasi alla sprovvista, e la rincorsa, un po’ goffa.
Il tiro parte, scagliato quasi ad occhi chiusi; è un tiro sporco, ciabattato, poco angolato. Facile preda del portiere.
Francesco ha sbagliato il rigore della sua vita.

sabato 3 gennaio 2009

L'attesa

Siamo al 10° round. Il match si avvia alla conclusione e purtroppo l’avversario è in netto vantaggio su di lui. Pur iniziando bene il pugile ha perso il filo dell’incontro stancandosi in un lavoro ai fianchi che però non ha sortito l’effetto sperato. Del resto l’avversario è tosto, duro da attaccare, sfuggente, grande incassatore. Ma lui si è preparato bene per l’incontro, ha lavorato sodo. Sa bene che una vittoria può aprirgli le porte di una carriera ancora ricca di successi e guadagni; una sconfitta, invece, lo avvierebbe verso il lento e fatale viale del tramonto.
Deve cercare di dare una svolta all’incontro anche se percepisce che la fiducia intorno a sé va scemando. L’allenatore all’angolo, gli ha appena consigliato di aggrapparsi alla sua decennale esperienza, come dire che è pronto a gettare la spugna.
Poche chance gli si offrono, stante le sue attuali condizioni fisiche: i riflessi non sono più quelli dell’inizio match e così pure le gambe, piuttosto lente; ma è ancora in grado di leggere bene la situazione.
Sente, per esempio, che il suo avversario, forte e roccioso, che mai però ha sottovalutato, potrebbe avere quanto prima una defaillance, avendo subito durante l’incontro dei colpi cha l’hanno raggiunto alla figura, scotendolo. Sente anche di potere entrare nella stretta guardia che sempre ha contraddistinto la sua scherma. Si potrebbe, ma come fare? Che tattica usare? Proprio adesso servirebbero forze fresche che però non ha. Ma non si rassegna e, soprattutto, non vuole dare la soddisfazione agli altri di andare giù. Che fare allora?
In questo frangente l’unica strategia ancora possibile è l’attesa

giovedì 1 gennaio 2009

Mentre aspetto di pagare all’ufficio postale

Forse è meglio iniziare l’anno con un po’ di babbìo anche se in fondo (ma molto in fondo) questa è anche una riflessione semiseria.
Quando ero all’università ho studiato anche la sociolinguistica, una scienza che studia l’evoluzione della lingua mettendola in relazione anche all’evolvere della società.
Giorni fa, mentre ero alla posta aspettando per ben 2 ore il mio turno per pagare le bollette, (cornuto e mazziato) riflettevo sull'uso di una parola che, quando ero giovane, avrei definito “volgare” (e che utilizzavo solo coi miei coetanei maschi) ma che oramai è entrata a tutti gli effetti nell’uso dell’italiano comune tant’è che la si sente spesso anche alla radio e in televisione.
Si tratta di una parole di 5 lettere che inizia per c, finisce per o ed ha in mezzo 2 zeta. Insomma, senza remore e sperando che mia madre non legga mai questo post, sto parlando della parola cazzo.
Dagli agli anni ’70, quando ancora era ritenuta off-limits, il suo utilizzo si è sempre più esteso e non ci si scandalizza più a sentirla pronunciare anche in situazioni piuttosto formali (tavole rotonde, dibattiti ecc.).

Per semplificare do qui di seguito alcuni esempi dell'uso della suddetta parola.
-Uso rafforzativo (togliendola dalla frase il significato non cambia di molto):
Che c. vuoi?
Dove c. vai?
- In sostituzione di “niente, nulla”
Non capisci un c.!
Come mai non hai mai un c. da fare?
- In sostituzione della parola “schifo” o similari
Spegni questo c. di telefonino!
E’ un film del c.
- Per offendere qualcuno
Sei una testa di c.!
Che faccia di c.!
Mi stai sul c.!
Levati dal/dai c.
- In sostituzione di “fatti, affari”
Sono c. tuoi, ora!
Fatti i c. tuoi!

La parola tuttavia viene utilizzata anche con prefissi e suffissi che ne allargano ulteriormente il significato. Ecco qui una piccola lista di parole derivate
NOMI
Cazzata: stupidaggine
Cazzabubbolo: cosa di poco valore
Cazzone: uomo stupido
Cazzettino: uomo di poca affidabilità
Cazzacci (al plurale): nella locuzione fatti i c.....cci tuoi
Cazzeggiamento : scherzo
Cazzaro
Cazziatone o cazziata: sgridata, rimprovero
Cacacazzo/i o rompicazzo/i: persona che disturba
Controcazzi: super attributo di virilità (anche al femminile) E' una tosta, con i controc....
Stracazzi:
accrescitivo usato nelle locuzioni tipo Fatti gli strac.... tuoi per favore
Incazzamento o incazzatura: l'essere fortemente adirato,
Scazzo : diverbio
AGGETTIVI
Cazzuto: dicesi di persona tosta
Incazzato : dicesi di persona molto adirata
Incazzoso: dicesi di persona facile ad adirarsi
VERBI
Cazzeggiare : scerzare
Cazziare: rimprovevare aspramente
Incazzarsi: adirarsi fortemente
Scazzarsi: avere un aspro diverio con qualcuno

Troviamo la parola anche in tutta una serie di lcouzioni e frasi idiomatiche anch’esse oramai facenti parte dell'uso comune della lingua come ad esempio:

Quello sta c. e culo col direttore ! (stanno in intimità, ma non sessuale)
Fa tutto a c. di cane (fa tutto male, in modo sbagliato)
Grazia, Graziella e grazie al c. (in caso di cosa ovvia)
Il c. non vuole pensieri (per fare sesso ci vuole serenità mentale, almeno per l’uomo)

Il vocabolo si trova anche nelle varianti dialettali, spesso con significati diversi
A Roma per esempio si usano due forme simili:
sto cazzo!?: espressione esclamativa di ammirazione o di negazione.
sti cazzi: col significato di "non me ne importa nulla / non mi riguarda", riferita a cosa e/o affermazione di scarsa importanza (vedi il grande capo "Esticazi" della trasmissione radio 2 "Sei Uno Zero" con Greg e Lillo). Nel nord Italia viene spesso usata per mostrare stupore o ammirazione (simile a "perbacco"), similarmente al romano sto cazzo. È sempre più in uso anche nel senso di "col cazzo che...": "'Sti cazzi se lo aiuto!" (Figurati se lo aiuto! Non se ne parla proprio che lo aiuto!).
A Napoli esiste la forma cazzimma che pare si riferisca a persona che gode a procurare dispiaceri ad altri: E che cazzimma!
In Sicilia utilizziamo la parola cazzilli per denominare le crocchette di patate che accompagnano le panelle nel famoso panino

Immaginate adesso la difficoltà di uno straniero che si trovi a dover imparare la lingua italiana! Deve stare attento a quello che dice perchè se dice a una persona “sei un cazzone” lo offende, se gli dici “sei cazzuto” lo elogia. Cosa ne potrà capire il poverino?

Piccola parentesi didattica: sapete il significato della parola
cazzaro? Se sì scrivetelo, ma siate onesti: non cercate su internet!!

Per concludere, non so quale possano essere le vostre reazioni e impressioni in merito a quanto ho appena scritto. Sappiate che in ogni caso sono sempre discorsi del c.