domenica 12 aprile 2009

Penitentiagite

Strano fatto accaduto ieri sera ad un miscredente come me.
Come ogni sabato santo (almeno di recente), mi accade di accompagnare la mia consorte ad assistere alla messa pasquale, anche se in verità la mia assistenza consiste unicamente nel recarmi con lei in chiesa (in compagnia di altri amici anch'essi credenti), allontanarmi per la durata della funzione per venire poi a riprenderla alla fine della messa. Cosa che immancabilmente ho fatto anche ieri sera 11 aprile.
Dopo averla lasciata alla Magione ho deciso di fare un giro verso il centro storico. Prendo via Garibaldi, passo davanti alla statua del Genio di Palermo in Piazza Rivoluzione, imbocco la via Cagliari, attraverso la via Roma, risalgo la Discesa dei Giudici (ogni discesa in verità, presa dalla parte opposta, si dovrebbe chiamare salita) quindi arrivo rapidamente in Piazza Bellini. Costì arrivato, a rimembranza di antichi percorsi fatti insieme agli alunni oramai due anni fa nell'occasione della manifestazione Palermo Apre le Porte, risalgo i gradini della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria. Comprendo che il rito si è appena concluso, mi soffermo un attimo ad ammirare la ricchezza dei marmi (mischi e tramischi, come direebbe la mia inclita collega ILP, frequentatrice assidua di queste pagine), quindi ridiscendo lo scalone e, attraversando la Piazza, decido di dare un'occhiata alla chiesa di S.Maria dell'Ammiraglio (Giorgio di Antiochia), comunemente nota ai palermitani come la "Martorana", chiesa nella quale fui battezzato oramai "many years ago". Salgo anche qui la ripida scala e trovo un gruppetto di persone ferme davanti la porta della chiesa chiusa. Penso subito ad una difformità tra rito cattolico e rito ortodosso e sto per fare dietro front allorchè scorgo un omone sul lato destro della chiesa, in corrispondenza di un cancello che sta aprendo e che mi dice:
"Per entrare in chiesa si accede da qua", indicando con la testa l'ingresso secondario.
Preso dagli avvenimenti decido di entrare. Dentro, nella penombra, vedo che la chiesa è colma di gente, soprattutto nella navata centrale. Sento dei canti in greco (li riconosco per via della mia discendenza chianiota) e mi avanzo verso destra dove scorgo tre pope concelebranti che intonano canti liturgici, come si addice al rito ortodosso che è sempre cantato per tutta la sua lunga durata. Mentre mi chiedo che cosa io ci stia a fare lì, scorgo una giovane signora che distribuisce delle candele agli astanti; svicolo dietro una delle colonne della chiesa per non farmi scorgere, ma lei si ripresenta subito dopo con altre candele in mano e, senza indugio, ne porge una anche a me. Quasi automaticamente la prendo e spinto dalla massa seguo i fedeli che, in lento e muto corteo, si avvicinano all'altare dove ciascuno con la propria candela attinge alla fiamma di un grosso cero tenuto da uno dei tre Pope, probabilmente il più importante. Sparsi sul pavimento noto ramoscelli di olivo. Senza una sola parola esco fuori dalla chiesa seguendo gli altri, la candela accesa in mano, e ritrovo buona parte dei fedeli davanti la porta della chiesa mentre intonano lo stesso canto che invita ad accendere la propria fiamma alla luce che mai tramonta. Quando il piccolo sagrato è pieno, si fanno largo tra la folla i tre pope intonando altri canti; il primo di essi reca un'icona del Cristo in croce. Questi si soffermano a bussare davanti la porta della chiesa mentre dall'interno qualcuno risponde loro e al quarto tentativo la porta della chiesa si spalanca lasciando entrare i sacerdoti seguiti poi dal corteo dei fedeli, tra cui il sottoscritto, tutti recanti in mano la candela accesa.
Mentre il rito continua decido di lasciare la chiesa anche perchè, nel frattempo, la mezzanotte è già scoccata ed ho paura che gli amici della Magione mi diano per disperso. Mi affretto a ritornare indietro a passo spedito ma arrivato lì mi accorgo che il rito di quella chiesa è ancora più lungo di quello ortodosso per cui resto in chiesa in attesa della conclusione sino all'una, con benedizione dell'acqua compresa.
Quale considerazione si può fare alla fine della serata? L'unica che mi viene in mente è che, da vero miscredente mi sono ritrovato a partecipare senza volerlo a ben due riti di due confessioni diverse. Che ci sia la mano divina in tutto ciò? Una sorta di punizione?
PENITENTIAGI'TE!!

4 commenti:

GV ha detto...

C'era una volta un modesto fiore che abitava un giardino,
intorno a questo modesto fiore c'erano tante specie di fiori,
e il modesto fiore era contento perchè vedeva tutti questi fiori sbocciare accanto a se...
Un giorno sbocciò un'altro fiore,
Il modesto fiore non si accorse di come questo fiore gli stesse risucchiando la linfa vitale,
e haimè non potte far nulla il modesto fiore per riprendersela,
perchè pensava che fosse una sua debolezza.
Pian piano il modesto fiore comincio ad appassire ed appassire,
sempre più.
Il sole cominciò a battere altrove,
ed il modesto fiore si lasciò andare,
adesso il modesto fiore vede la sua linfa brillare in n altro fiore...
sarà detinato ad appassire sempre più? o riuscirà a riprendersi questa linfa?
Il modesto fiore giace nel giardino in preda al suo destino!

GV ha detto...

puoi darmi una risposta?

ProfGiov ha detto...

Cara GV (perchè sei di sesso femminile credo)
ammesso che finisca così, poi alla fine è una bella morte per il primo fiore. E' una semplice parabola della vita. Chi più da di sè, più viene depredato dagli altri. Ma meglio così che essere ricordati solo per quello che si è preso.

GV ha detto...

e se volessi riprendermi la "mia" linfa, ma per tnt motivi nn ho la forza di farlo?!
xk non permettere a quel fiore di avere un riscatto??
diverrebbe forse come il secondo fiore?
o sarebbe meglo cambiare giardino e ricominciare tutto da capo?
forse così non supererebbe mai la puara di affrontare la realtà a testa alta?


ps: cosa ti cambierebbe sapere che sono una ragazza o un ragazzo?