sabato 14 febbraio 2009

Smettiamola con le insinuazioni

Vorrei smentire in modo definitivo quanto di male si dice intorno alla qualità dell'insegnamento della pratica sportiva nelle nostre scuole. Nel corso della mia oramai trentennale carriera di docente, ho potuto visitare personalmente scuole di diversi paesi europei e vi posso assicurare che i nostri docenti di educazine fisica poco o nulla hanno da invidiare ai loro colleghi europei.
In particolare mi vorrei soffermare sulla didattica della disciplina che è veramente all'avanguardia, pronti come sono i docenti a recepire tutte le innovazioni, in materia, provenienti dai diversi continenti del mondo. A tal fine vi parlerò di due pratiche didattiche estremamente diffuse nelle scuole della repubblica con particolare riguardo a quelle del sud e di Palermo in particolare.
La prima nasce dall'idea ingegnosa di un docente ungherese un certo Nofài Ungàs il quale ha definitivamente risolto l'annoso problema dell'indolenza adolescenziale. Tale pratica è pervenuta a noi attraverso la Finlandia, paese in cui essa viene attuata in tutte le scuole e prevede un protocollo piuttosto rigoroso. Il professre, infatti, dopo aver raccolto attorno a sè tutti i suoi alunni pronuncia la frase finnica ''tèkkaupallùni'' che significa ''date sfogo alle vostre frustrazioni''. Al suono di queste magiche parole gli alunni si scatenano in una sorta di danza collettiva tribale che si svolge, secondo regole codificate, attorno a una sfera magica che essi fanno rapidamente circolare di piede in piede. Il docente sorveglia attentamente lo svolgimento della pratica ma spesso, per meglio responsabilizzare i discenti, è obbligato a allontanarsi per poter accertare il livello di autodeterminazione e autogestione degli stessi.
La seconda attività, che ha medesimi obiettivi ma pratica radicalmente opposta, nasce da un'insegnante del New Mexico, la professoressa Ana Carla Amàtola la quale l'ha introdotta nella propria scuola sin dagli anni settanta con lo scopo di far scaricare ai propri alunni le tensioni accumulate nel corso della giornata e che la nostra scuola ha immediatamente recepita reputandola idonea alla bisogna.
Anche qui il docente raccoglie intorno a sè gli alunni e, senza pronunciare una sola parola, trasmette loro la consegna. Essi poi, in modo del tutto spontaneo, sia da soli che per piccoli gruppi, si allontanano vagando all'interno e fuori dalla palestra, alla ricerca della concentrazione assoluta . Talora quindi li si può incontrare sia dentro che fuori la scuola spinti da un irrefrenabile impulso verso la libertà. Altre volte invece li si vede sostare pacatamente nei pressi di attrezzature che dispensano conforti ai loro bisogni primari. Detta pratica viene definita ''Arundi Ite'', incitazione spagnola che significa ''Concentrazione Itinerante''.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono veramente ammirata per le tue conoscienze ed esperienze internazionali in materia di scuole e docenti, caro prof giov., ma non so perchè la nostrana scuola di Fiorello ha veramente dato i suoi frutti!
Comunque l'osservazione e l'eventuale riflessione sull'attività
" sportiva "scolastica mediterranea in special modo mi sembra impeccabile.
La Prof. mentore

ProfGiov ha detto...

Cara Mentore
siccome so che sei particolarmente attenta a tutte le innovazioni in ambito didattico, ti inviterei a fare un'attenta ricerca su Ana Carla Amatola e Nofài Ungàs due incliti luminari della scienza pedagogica che raccolgono proseliti un pò ovunque anche presso persone di nostra conoscenza