venerdì 13 febbraio 2009

Il mio amico G

Conosco il mio amico G da oramai quasi 20 anni e da quasi 2 lustri è anche il mio medico, anzi il medico della nostra famiglia.
Per molti aspetti io e lui siamo molto simili: abbiamo due figli, una moglie (diversa), la stessa moto (lo Scarabeo, ma lui ha comprato quella più potente per fare brodo e poi rinfacciarmi che ha la moto più grossa della mia) , una barca (anche qui la sua è più grossa anche se la mia, seppure più piccola, funziona meglio ed è, a paragone della sua, più potente).
Inoltre pur svolgendo due attività in apparenza abbastanza lontane tra loro, abbiamo lo stesso approccio ''integralista'' al lavoro. Infatti affrontiamo entrambi la nostra professione sapendo di offrire un servizio pubblico per il quale siamo pagati (io poco a dire il vero, lui di più) e che affrontiamo con scrupolo e rigore, sapendo che dal nostro impegno dipende anche la salute fisica (per lui) e mentale (per me) della nostra utenza. Tanto per capirci meglio il mio amico G ha uno schedario aggiornato che gli consente di ricostruire tutta la storia medica di ognuno dei suoi pazienti (che spesso però sono un pò impazienti). Può risalire per esempio al 10 febbraio del 1985 quando hai avuto un attacco di diarrea dovuto ad un consumo esagerato di carciofi ''ammutunati''; oppure può risalire alla marca e al gusto del ghiacciolo che hai utilizzato
il 20 agosto del 1991 quale lenitivo di uso topico per attenuare una crisi acuta di emorroidi.
Ultimamente anche lui, come me, si è un pò imborghesito, buttandosela sulla lagnusìa per cui, a differenza di quando era giovane, si permette ''persino'' di andare in ferie.
Un'altra caratteristica che ci accomuna è una certo estro nel modo di ''porci'' verso gli altri. A dire il vero lui è molto più ''estroso'' di me, e glielo ricordo sempre anche se, ultimamente, manco io babbìo.
La prima volta che siamo partiti insieme, nell'aprile del 1990, mi ricordo che palesò subito la sua stravaganza. La mattina, del secondo giorno, appena alzato, mi ritrovavo a passare davanti la porta della sua stanza d'hotel. Probabilmente invitato dalla moglie ad affrettare i preparativi per non arrivare in ritardo all'appuntamento, uscì dalla stanza con le brache calate dicendo ''Mica ci posso andare in mutande''. E lì lo sorpresi io.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

sei fantasioso!!!!

ProfGiov ha detto...

No, è pura realtà, caro anonimo